Io vivo in un quartiere malfamato di nome Corso Piave non mi piace vivere qua perché ci sono molte cose di cui io ho paura e poi non mi piace la zona, purtroppo ci vivo da quando ero piccolo e non è mai stato piacevole viverci. La cosa che sconsiglio a tutti é di trasferirsi qua. Ho il terrore per le persone di colore e quindi ho persino paura di tornare a casa e uscire di casa. Mi hanno rubato la mia bici e mi hanno aggredito quindi spero di cambiare casa prima o poi. La mia casa è vicina anche allo stadio e al grattacielo e questo spiega tutto. Io mi continuo a salvare perché sotto casa mia c’é un bar e una tabaccheria.

Avete letto con attenzione? Bene, ora rileggete queste parole ancora più attentamente. Vi do anche una voce a cui attribuirle: un ragazzino di prima media. Immaginate una vocina flebile a un metro e mezzo dal suolo che vi espone così le sue paure. Soffermatevi sulle parole “paura”, “non è mai stato piacevole viverci”, “terrore”, “aggredito”, “spero di cambiare casa”. Pensate all’impatto che possono avere su un bambino queste sensazioni. Siete già al punto in cui sperate che sia un discorso puramente ipotetico? Purtroppo non è così.

Questo è il testo di un tema pubblicato dal blog Ferrara Zona Stadio, è quello che si è vista consegnare una professoressa di prima media da uno dei suoi studenti dopo aver dato la traccia del tema di geografia: “parla del tuo quartiere“. Il blogger di Ferrara Zona Stadio cita la consigliera Ilaria Baraldi e al momento mi ronzano in testa le sue parole durante il consiglio comunale di qualche giorno fa: “gli spacciatori ci sono, ma non creano pericoli“. Io, che come il blogger e il ragazzino passo lì quasi tutti i giorni, vi posso assicurare che non è esattamente così. Certo, è anche vero che in linea di massima, ognuno di noi può vivere un contesto come quello in modo diverso, ma come cambiano le cose quando vengono viste dagli occhi di un bambino?

Non credo che un bambino abbia interesse a gonfiare una cosa del genere. Un bambino non deve giustificarsi, non deve amicarsi i cittadini, di solito non ha pregiudizi e dubito che a 11 anni abbia un credo politico che possa spiegare le sue parole. Un bambino riporta quello che vede e che prova. Non solo, a quanto pare un bambino trova anche il modo di reagire quando non si sente tutelato dalle autorità. L’autore del tema, infatti, possiede un cane e abita proprio davanti all’area di sgambamento presente in Corso Piave. Per sentirsi meno abbandonato e per poter godere dei servizi presenti all’interno del suo quartiere senza sentirsi continuamente minacciato ha creato una rete di comunicazione attraverso il noto servizio di messaggistica Whatsapp per incontrarsi con gli altri residenti del quartiere, per affrontare la sua paura insieme a qualcun altro.

Personalmente spero di uscire un giorno dalla redazione di Ferrara By Night (che si trova nello stesso quartiere, ndr) e incontrare questo ragazzino. Vorrei dargli una pacca sulla spalla e congratularmi, perché in un mondo di adulti che condividono le sue stesse paure, a differenza di molti di questi ultimi, ha trovato un modo per combatterle. O almeno ci sta provando.

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