Di Letizia Spettoli

C’era una volta una compagnia composta da nove persone in un piccolo hortus conclusus medievale.

Bisogna subito disilludere i più nerd che staranno pensando ai nove che hanno lasciato Gran Burrone per salvare la Terra di Mezzo. Non si tratta di loro, ma di un’associazione, Il turco, con un altrettanto nobile missione: valorizzare, promuovere, rigenerare, anche restaurare se necessario il prezioso, seppure a volte dimenticato, patrimonio storico, artistico e architettonico di Ferrara.

Anche loro, come tutti, salvano il mondo un evento alla volta e questo weekend avrà luogo la seconda edizione di “Interno Verde”, il festival che si propone di aprire eccezionalmente al pubblico cinquanta giardini del centro storico.

La prima edizione, l’autunno scorso, aveva registrato più di tremila presenze e tutto lascia pensare che questo weekend il successo verrà replicato, poiché applicherà la formula, già rivelatasi vincente, di offrire al pubblico «un’idea del verde urbano a 360 gradi, senza focalizzarsi solo sull’elegantissima corte rinascimentale, né solo su un tipo di spazio molto ampio e molto curato.» ci spiega Licia Vignotto, co-organizzatrice del festival – insieme a Riccardo Gemmo, Francesco Mancin e Martina Stevoli.

«Ogni giardino» continua «rispecchia l’anima del proprietario e ci piaceva che queste anime tanto diverse si potessero leggere. Ci sono giardini più curiosi, più estroversi, altri al contrario più severi. Alcuni che sono dei ritagli piccolissimi di verde, altri che sono dei veri e propri parchi. La metà dei cinquanta giardini totali sono stati selezionati tra i più belli della prima edizione e l’altra metà sono stati aggiunti ex novo.»

Tra le novità a mio avviso più interessanti che questa edizione può vantare bisogna almeno citare la gita fluviale, “Interno Verde Acqua”, e il progetto Giardino Ops.

«La gita fluviale è stata organizzata insieme all’associazione Fiumana e si visiteranno tre giardini di via Ravenna, che si affacciano direttamente sul fiume. Si parte dalla darsena di San Paolo a bordo del battello Lupo, che può portare 12 persone: non potevamo affidarci ad un’imbarcazione più grande perché si naviga inizialmente sul Po di Volano e poi sul Po di Primaro, che ha un fondale abbastanza basso. Chi parteciperà a questa gita scenderà dal battello esattamente dentro al giardino. Io ho fatto questo giro in anteprima, per vedere se funzionava e se si riusciva ad attraccare e devo dire che è molto bello. È una parte di Ferrara che non ti aspetti. Il progetto Giardino Ops, Opportunità Progettazione Sperimentazione, è stato invece organizzato in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, che ci ha contattato immediatamente dopo la prima edizione, entusiasta, per chiederci di fare qualcosa assieme. Abbiamo valutato che sarebbe stato bello organizzare qualcosa che finito il festival restasse alla città. Il primo luogo a cui tutti abbiamo pensato è stato il Giardino delle Duchesse, un luogo che ha una storia preziosa e ricca. È stato abbandonato per tanto tempo, ha riaperto recentemente, però lo stato di questo posto non è tale da poterlo definire a tutti gli effetti un giardino. Per questo abbiamo organizzato un laboratorio di tre giorni in cui sono stati coinvolti studenti e professionisti, durante il quale i partecipanti si impegnano in gruppi di lavoro per ripensare quello che può essere il futuro giardino.»

Gli elaborati saranno infatti in mostra durante i due giorni del festival.

Tra prove generali di installazione di quadri, Veneri di Milo in cartone alveolare, pannelli a specchio e falciature di prati, i preparativi fervono e il programma si preannuncia molto denso.