La buona notizia è che, almeno per una volta, Elias non è stato lasciato solo. Anzi: probabilmente non aveva mai versato tanta birra e prosecco come ieri sera, quando mezza Ferrara – la Ferrara che conta, tra l’altro – si è ritrovata dentro al suo piccolo bar in piazzale Castellina.

Per gli appassionati di politica era meglio di una Maratona-Mentana: quando mai vi ricapita di incontrare, nell’arco di soli 30 metri quadrati, personaggi come Tagliani, Naomo Lodi, Sapigni, Marcucci, Maisto, Fochi, Alan Fabbri o Vitellio – più consiglieri e iscritti ai vari partiti – tutti presi a parlare di proposte e soluzioni pratiche per la Gad?

Qualcuno, ingenuamente, potrebbe rispondere: in consiglio comunale, no?

No.

Perché se c’è qualcosa che difficilmente si può ascoltare in un consiglio comunale sono proprio le proposte e le soluzioni pratiche. Per non parlare dei dialoghi tra politici. L’arcano rito del consiglio comunale assomiglia più a un gioco di ruolo a squadre, un Risiko dove si calano ondate di retorica al posto dei carri armatini. In consiglio comunale viene presa sul serio ogni teoria fantasiosa e inverosimile, come quando alcuni politici di sinistra affermano che è calato lo spaccio perché sono calate le denunce per spaccio, o altri di destra sostengono che ogni ente o associazione vagamente impegnata nel sociale sta portando avanti una “sostituzione etnica” ai danni della popolazione italiana. O della ‘razza’ italiana, per i più convinti.

E poi ci si chiede perché la gente non va più a votare.

Ma al bar, sarà forse merito della sangria di Elias, il livello della discussione migliora notevolmente. Il grado di astrattezza dei discorsi crolla e tutti riscoprono un insospettabile amore e attenzione per la realtà. Maisto e Lodi chiacchierano tra loro tutti sorridenti e ogni tanto puntano con l’indice questo o quell’angolo di piazzale Castellina. Chi sta attorno sente una serie di “si potrebbe”, “si dovrebbe” e “potremmo anche pensare a”. Verbi ancora al condizionale, ma almeno l’oggetto del discorso è quello giusto: il quartiere. Quando si parla di cose pratiche anche i partiti più distanti trovano punti di contatto.

D’altra parte siamo proprio in mezzo al Gad e da qui è più difficile ricadere nella retorica. Difficile parlare di percezioni o allarmismi, se proprio sull’altro lato della piazza vediamo due ragazzine dell’est decisamentegiovani prostituirsi e allontanarsi con un vecchio in bicicletta, o dopo che una signora col cane porta ai carabinieri un sacchetto di cocaina appena raccolto da un prato poco lontano. Proprio a pochi metri da sindaco, assessori e camionette dei militari. Inutile girarci attorno: il quartiere è innegabilmente trascurato e degradato.

Ma da qua in mezzo è anche più difficile parlare di situazioni irrecuperabili o di una Ferrara invivibile al livello dei peggiori ghetti metropolitani. Nonostante gli infiniti allarmi e allarmismi, in Gad ci si può ancora ritrovare e passare una allegra serata al bar, non troppo diversa da quella che potreste passare a Poggio Renatico, Madonna Boschi o Stellata di Bondeno. Venerdì sera è bastato un aperitivo lanciato su Facebook e Ferrara By Night per dare a un pezzo di quartiere quello che né i forconi né le camionette dell’esercito potranno mai riuscire a portare: un senso di comunità e discorsi civili e costruttivi, che sono l’unico punto di partenza possibile.

La morale è che frequentare un luogo e chi ci vive è l’unico modo possibile per riqualificarlo. Pensare di potersene occupare a distanza – o tramite deleghe o enti intermediari – non è cosa possibile. Ai (tanti) politici presenti venerdì sera diamo solo un consiglio: iniziate a farvi vedere più spesso, da queste parti. Soprattutto ora. Perché c’è qualcosa di ancora peggiore del politico assente: quello che arriva al momento giusto, si fa fare due belle foto e poi scompare.

E di flash, ieri sera, se ne sono visti parecchi.