Thomas Cheval, giovanissimo artista ferrarese d’adozione e di origini francesi, a due anni dall’esperienza televisiva a The Voice, talent musicale di casa Rai, torna con un nuovo singolo ‘più vero’.

Era il 2015 e Thomas aveva appena 17 anni quando si presentò davanti alla giuria del programma, composta da mostri sacri della musica pop, e incantò la platea con una versione pianoforte e voce di Mad World, storico pezzo dei Tears for Fears, conosciuto dai più per la versione meno brillante di Gary Jules.

Il programma, per chi non lo sapesse, prevedeva che i giudici dessero le spalle agli aspiranti concorrenti, in modo tale da non essere influenzati nella loro scelta se non dalla vocalità stessa.

Quando fu il turno di Thomas, il primo a girarsi fu Piero Pelù, seguito da Noemi, poi la coppia composta dai Facchinetti; solo J-Ax preferì voltare le spalle al talento che avrebbe attraversato il programma di mamma Rai.

Da quel momento iniziò a dipanarsi la strada che lo portò fino ai 4 finalisti i The Voice.

Noi lo incontriamo due anni dopo quella finale, pochi giorni dopo l’uscita del nuovo singolo: “La vita che aspetti“.

Allora Thomas, dicci un po’ di questo nuovo singolo.

Questo singolo è nato poco tempo fa perché volevo sottolineare, attraverso questa canzone, una crescita che c’è stata in me da quando sono uscito da The voice. Le persone mi avevano conosciuto attraverso il filtro delle telecamere, non sempre è arrivato il vero Thomas, cosa che invece voglio fare con questo singolo. La pelle non è un vestito che possiamo mettere nell’armadio .

Tu hai fatto The Voice nel 2015, la terza edizione se non sbaglio, come hai gestito il clamore mediatico successivo?

Il talent lo si fa con l’idea che sia una vetrina, un percorso che permette di avere visibilità. Uscendo da lì è stato bello vedere quante persone mi sostenessero, poi diciamo che in questi due anni di silenzio ci siamo tutti un po’ persi da quell’immagine sullo schermo, dato che non ero quel personaggio che si vedeva in tv. Ho vissuto il tutto come una partenza da un trampolino.

Nel singolo ci sono davvero tante sonorità, anche elettroniche…

In tre minuti ho cercato di mettere tutto il mio mondo, l’inizio potrebbe ricordare le sonorità di Amy Whinehouse, uno dei miei punti di riferimento.Tutto quello che c’è mi appartiene, non come gli inediti di 2 anni fa che mi avevano consegnati già pronti e scritti a tavolino.

Ho visto i video su Facebook in cui ti si vede camminare e poi suonare per varie città italiane e non solo, di cosa si tratta?

Si tratta di una mia idea chiamata “Io viaggio con te”, viaggiare è sempre stata una cosa che amo, mi piaceva l’idea di raccontare qualcosa del mio vissuto attraverso le città a cui sono, in diverso modo, legato.

Mi attirava anche l’idea di invitare le persone su un treno immaginario; mi riferisco ai passanti che mi hanno visto suonare per strada, era come dire “ciao io sono Thomas, se vuoi puoi viaggiare con me in questo percorso musicale. Io ti invito suonando una canzone che per me è importante” .

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