Foto di Stefania Zemella 

Il cielo incerto di un classico martedì sera ferrarese non ha intaccato la prima data di Ferrara Sotto le Stelle che è stata inaugurata da “The Breeders”.

La band, capitanata dalle 2 gemelle originarie dell’Ohio, Kim e Kelley Deal, ha saputo intrattenere il pubblico per 2 ore di musica ‘pestata’ con una formazione delle più classiche.

Una complicità che sul palco si è intravista più volte, quella delle 2 gemelle che si sono spesso lasciate andare in dialoghi col pubblico e qualche incursione nell’italiano.

The Breeders è un progetto musicale al femminile, mosso dalla voglia di conferme e di imporsi in un genere che troppe volte ha visto una predominanza di quote maschili, è infatti da un distacco che il nucleo originario si è formato: quello di Kim che ha abbandonato gli ‘agi’ dei più noti The Pixies per trovare la propria dimensione artistica ed esprimersi la propria arte pienamente.

La scaletta proposta ieri sera nel cortile interno del Castello Estense è stato un viaggio tra presente e passato, il presente rappresentato dall’album All Nerve, mentre per gli anni 90 soprattutto l’accoppiata Last Splash e Safari.

Punk rock e pop, elettricità e melodia, irregolarità e divertimento, questi sono gli aggettivi che possono descrivere al meglio lo show di ieri sera.

L’apertura è stata affidata a New Year, direttamente da Last Splash a questa si sono aggiunge a seguire No AlohaDivine hammerDrivin’ on 9Sos I just want to get along.

Non è mancato il presente, si diceva poco più su, la band ha infatti proposto Wait in the carHowl at the summitWalking with a killerSkinheadMegagothSpacewomanNervous Mary.

Menzione speciale per quest’ultimo brano che nel suo incedere trova la sua compiutezza, coniugando un mix di frenesia in una montagna russa di saliscendi sonori che non mettono in secondo piano la melodia.

Il live si è chiuso con Saints direttamente da quel capolavoro chiamato Last Splash.

Uscendo dal concerto, con il sollievo di essersi evitati la pioggia che attendeva come spada di Damocle, si capisce veramente perché il loro primo fan fu Kurt Kobain, uno che il suo mestiere lo sapeva fare discretamente bene.