Inizia in punta di piedi la 22esima edizione di Ferrara sotto le stelle, ma quelle punte sono quelle di un étoile danese e la voce quella di un’artista poliedrica:  Agnes Obel.

La cantautrice danese, nata a Copenaghen e orfana temporanea di Berlino (città in cui attualmente risiede) è in tour da diverso tempo per far conoscere all’Europa il suo ultimo lavoro: Citizen of glass.

Si tratta di un’ opera difficile da inquadrare, mossa da dolci melodie, inframezzata da passaggi più dark.

Un album che profuma di nord Europa, di miti lontani dal mediterraneo, un lavoro dove ogni nota pesa come un masso e ha un suo scopo preciso nell’universo creativo della Obel.

Ferrara si apre lentamente, scrollandosi di dosso le prime istantanee del caldo estivo, il palco è quello del cortile interno del castello estense che si dimostra pronto ad accogliere l’unica data italiana di Agnes Obel e del terzetto di sole donne che la sta accompagnando in questo tour.

Si parte con la title track di Citizen of Glass, uno dei brani più intimi dell’ultimo album che viene introdotto con il suono filtrato dei tasti del pianoforte della Obel che conduce gli spettatori ad un altro passaggio fondamentale del live:  “It’s Happening Again”  che a tratti ricorda il suono di mostri sacri come Sigur Ros.

Successivamente è il momento di Golden Green, in cui la voce effettata di Agnes, grazie al chorus, diventa sfuggente e si perde tra il suono delle percussioni.

Dietro le spalle della cantautrice danese è proiettata l’immagine delle sue mani che suonano, è una ripresa di un dettaglio del palco. La voce di Agnes rimbalza sulle mura del castello, si riverbera, risalta il suono del violoncello mentre l’immagine del suo viso di sdoppia, proprio come spesso, durante il concerto, è successo alla sua voce; se il suo timbro fosse un animale, sarebbe qualcosa di raro e di mitologico, qualcosa di raccontato, di conosciuto ma mai incontrato veramente.

“Questo posto è magnifico, vorrei che tutti i concerti fossero così” – commenta Agnes dal palco riferendosi alla castello, cuore pulsante di Ferrara -.Mi dispiace non sapere l’italiano, spero di impararlo un giorno, intanto suoneremo delle canzoni per voi”.

Viene il momento di Trojan Horse, sempre tratto da Citizen of glass, dove si può sentire il suono  di Trautonium, strumento elettronico giunto direttamente dagli anni ’30 e tra  i primi a permettere di porre le basi per la musica elettronica che la Obel ha deciso di rispolverare e che ieri sera ha affiancato il suono degli archi presenti.

Dopo alcuni intermezzi strumentali, si arriva ad uno dei momenti più intensi del live, ovvero quando Agnes suona Mary, una canzone che investe il pubblico del gocciolare del tempo, un brano in cui anche i protagonisti sono spezzati:

In casa mia il silenzio squillava così forte / Sotto le porte, attraverso il corridoio / Attesa che il segreto crescesse / Oh, quello che facciamo quando nessuno è in giro. […] Oh lo so. Dal cuore della mia scuola superiore, nulla è finito

Il concerto si è chiuso con l’encore in cui sono stati eseguiti Riverside On Powered ground e solo a fine concerto il pubblico, fino a quel momento educato e composto con un’impassibilità quasi nordica, è esploso in un sonoro applauso che ha fornito la giusta conclusione al live di Agnes Obel che ha visto un susseguirsi di 17 brani.


Parole Matteo Rubbini – Foto Luca Veronesi