È un giorno qualunque, cammino per le strade del centro con la testa che affonda in mille pensieri e due cuffie che mi fanno compagnia. È un giorno qualunque, uno dei tanti giorni “dopo”. È il 16 febbraio, il giorno dopo la manifestazione di Aldrovandi.  Me ne ricordo, perché tra un passo e l’altro scorgo improvvisamente una macchia di colore blu: una scritta.altAm3kb93ap29bk_taAhIH2jNxEzg6R-Yi2O3VPmSoYxpW

Gli imbrattamenti sono tra le “tracce” più comuni del passaggio delle manifestazioni, come a dire ho il coraggio di urlarlo quindi ho anche il coraggio di ricordarvelo.

Forse non andrà più di moda manifestare, il numero di astenuti sarà maggiore dei partecipanti, però non passa mai di moda la voglia di indignare l’opinione pubblica con gesti poco ortodossi, come quello di scrivere su una vetrina.

Mi avvicino, incuriosita da chi ha ancora ha il coraggio di lasciare questi segni nell’era del grande fratello.

Il bersaglio scelto è una banca, una delle più importanti di Ferrara, situata tra le vie principali della città. Il messaggio è forte e chiaro.

Leggo un nome ma non è quello di Aldro. Stropiccio gli occhi pensando di essermi struccata male la sera prima. Invece no, davanti a me si palesa Claudio, rivendicato in entrambe le vetrine. Chi è Claudio? Perché non lo vogliono in isolamento? Cosa c’entra con Aldro? Hanno preso di mira le banche, l’emblema del sistema capitalistico per eccellenza, infatti poco più avanti compare un’altra scritta sempre sulla vetrata di un ente creditizio, queste recitano Paladino e Rinaudo.

Nomi che suonano familiari ma a cui non riesco a dare il giusto collocamento nella mente.

Informata scopro che Claudio é uno dei militanti della no-Tav arrestato insieme ad altri quattro su accusa dei Pm Paladino e Rinaudo.

Faccio mente locale e ricordo che il giorno prima avevo notato al parco 21 e 29 Maggio 2012(i giardini Cavour per intenderci, ribatezzati dopo il terremoto di due anni fa) un gruppo di ragazzi, che avevano l’aria tipica di chi va a manifestare, con i colori delle bandiere al vento, in bocca una canzone e in mano una sigaretta.

Nei dintorni trovo i manifesti dei no Tav, un altro dei segni tipici lasciati al passaggio della folla arrabbiata durante le manifestazioni.altAvUhCHq-WwvJZ-ozQfW8pYXO4hH2w1cj4vm7EY2G_P3z

Eppure il presidio era per Aldro ma di quella folla nessuna traccia.

Non sto dicendo che siano ben accette tutte le forme di atti vandalici ma siamo onesti, una scritta o dei manifesti non uccidono nessuno, le assicurazioni vengono pagate appositamente per questo genere di “atti vandalici”, i veri atti vandalici sono altri e i presidi una volta erano molto più violenti.

Però non era da fare.

Non mi riferisco al caso Aldrovandi o alla questione della Tav, ma all’importanza del messaggio che é passato imbrattando quelle vetrine.

Una delle due manifestazioni é passata in sordina, ad appannaggio dell’altra e chi ha visto le scritte ha pensato che fossero state fatte da chi non centrava nulla.

In questo modo non si solo si ha sporcato una vetrina ma anche il vero senso delle manifestazioni: eliminare un’ingiustizia.

Era giusto fare i due presidi lo stesso giorno? Era giusto scrivere di fatti che non centravano niente gli uni con gli altri? Era giusto rivendicare un’ingiustizia a discapito dell’altra?

Nessuno mette indubbio la bellezza della manifestazioni, di chi ancora crede che il cambiamento parte dal basso ma non sempre il fine giustifica il mezzo e forse quel giorno qualcuno ha dimenticato che per non subire ingiustizie bisogna essere i primi a non farle.