Lo si vede spesso aggirarsi per la piazza di Ferrara e per i suoi vicoli armato di una borsa in cui all’interno tiene un grande quantitativo di accendini comprati a Bologna  – in blocco dai famigerati cinesi – per poterli poi vendere ai passanti.

È uno dei venditori ambulanti storici della città, il suo nome è Sanbest Uzi e da ormai quindici anni sbroglia la sua esistenza qui in Italia.

La mia intervista con Sanbest si è svolta sul muretto all’inbocco di San Romano, dove spesso anziani e ragazzi si siedono per concedersi una breve siesta; chi con la Nuova Ferrara in mano ed altri con un paio di panini del Mc di Piazza Trento Trieste in bocca.selezione_3

SanBest è originario della Nigeria, precisamente di Benin City, e prima ancora di arrivare nella città estense il suo aereo è atterrato a Venezia, città in cui è restato solo poche ore, infatti l’obiettivo comune – lo stesso di un amico partito con lui – era Padova.

La valigia di cartone contava poche cose, ma una di queste era un lavoro sicuro in una fabbrica della città veneta dove poter fare l’operaio tessile, ma dopo alcuni anni la ragione per cui si era lasciata la calda terra africana ha cessato di esistere, facendo rimanere Sanbest disoccupato e, come tanti, alla ricerca continua di un altro modo per tirare a vivere.

Successivamente ha vissuto a Rovigo, poi a Perugia grazie a un impiego in una fonderia, ma anche lì il destino è stato lo stesso lasciandolo di nuovo a piedi, gli stessi piedi che stavolta si sono mossi in direzione Ferrara.

“Ora vivo al grattacielo, vicino alla stazione” – racconta Sanbest –  “attorno a casa mia ci sono tanti spacciatori,  a volte vengo scambiato per uno di loro solo per il colore della pelle ma nella mia borsa non c’è altro che qualche accendino”.

Sanbest è andato proprio a parare dove volevo arrivare e allora lo incalzo: “Qualche mese fa alcuni esponenti della politica locale hanno condotto una campagna contro l’accattonaggio nei parcheggi dicendo che erano atti violenti e pericolosi. Tu cosa ne pensi?”.

I ferraresi sono gente buona, poi è chiaro che come tutti i popoli anche lì c’è gente maleducata che mi insulta se provo a vendergli le mie cose. Basterebbe un no: se uno mi fa capire che non vuole darmi nulla mi limito a sorridere, salutare e a camminare oltre senza problemi.”

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Allora lo provoco un po’: “Sai alcuni però rompono un po’ le palle, mi capita di dar loro 50 centesimi e allora mi dicono  di dargli un euro per il caffè. Ma si può sapere quanti caffè vi bevete?“.

(Ride)

“Hai ragione, però questo non è il mio caso io chiedo quanto uno può e vuole dare.”

Inevitabilmente poi si è finiti verso quel famoso cartello, quello esposto in Via Garibaldi davanti al Conad, che incitava gli avventori del supermercato a non consegnare soldi a chi chiedeva l’elemosina perchè, opinione di colui che lo aveva esposto, gli accattoni guadagnavano giornalmente circa cento euro dalle varie offerte.

(Ride ancora)

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“No perchè ti spiego Sanbest, se è vero  smetto di andare all’università ed inizio a farlo anche io”.

Prima di rispondermi si accende una sigaretta: “L’unico modo per avere cento euro in un giorno è andare a fare una rapina in banca,  è da due giorni che giro a vendere le mie cose ed ho raccolto dodici euro“.

Tento la conclusione in pieno stile Novella 2000:” Sanbest sei fidanzato? “.

“Più o meno” mi risponde.

Alfonso Signorini sarebbe fiero di questa chiusa.

Foto: Mirko Scapellato