A cura di Michele Lecci, 28 Ottobre 2015

 

Nel raffinato contesto dell’Istituto Alberghiero O.Vergani si è tenuta la sera scorsa una conferenza stampa esplicativa di un nuovo progetto finanziato dai Rotary Club dell’Area Estense e dalla Rotary Foundation dal nome “Uno spazio per me, momenti di ascolto a scuola”.

“Un progetto che si candida ad essere uno strumento di supporto alle scuole per fronteggiare il disagio giovanile – introduce la Presidente del Rotary Club di Ferrara Cinzia Ori -grazie alla istituzione di un punto di ascolto per giovani, famiglie e di formazione per docenti”.

Parte il 5 novembre l’ambizioso incarico affidato alle giovanissime dott.sse in psicologia Michela Cicerone e Anna Bolognesi il cui lavoro sarà supervisionato da una tutor con pluriennale esperienza nel settore.

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Il lavoro sarà svolto mediante un punto di ascolto all’interno delle cinque sedi dell’Istituto O.Vergani dove si opererà sostanzialmente in tre macro-categorie: alunni, a cui è affidato il maggiore monte ore, insegnanti e famiglie. L’obiettivo sarà quello di individuare le situazioni a rischio intercettando i fattori di influenza

“I colloqui con gli studenti – precisano a più riprese le psicologhe – non hanno la presunzione di svolgere una funzione psicoterapeutica, ma un aiuto a non chiudersi nel proprio mondo che spesso degenera in situazioni pericolose, favorendo una maggiore integrazione nell’ambito scolastico attraverso il dialogo”.

A fine conferenza, ci avviciniamo alle due psicologhe ed esponiamo le nostre domande ed alcune perplessità:

Non lo vedete come un possibile fattore limitante per un ragazzo di quell’età, la vera e propria istituzione di uno sportello come in banca dove raccontare i propri problemi? Solitamente gli adolescenti tendono ad essere molto introversi pertanto non inclini alle confessioni per evitare che queste possano essere riferite ai propri genitori o nelle proprie cerchie di amicizie. Non sarebbe forse il caso di adottare un approccio da sottomarino per l’individuazione delle situazioni di disagio? Scrutare a fondo i momenti come la ricreazione ed avvicinarsi ad esempio ad adolescenti che spesso e volentieri preferiscono essere in disparte? 

L’approccio non deve essere sicuramente invasivo e noi siamo vincolate dal segreto professionale a non far trapelare nulla di ciò che si dice all’interno della stanza. Ovviamente, quando riterremo opportuno che ci possano essere dei seri pericoli per la salute del ragazzo o della ragazza in questione, ci adopereremo affinchè con la massima discrezione sia posto in essere un intervento di recupero tenendo informati i genitori. Ovviamente scruteremo anche i momenti di integrazione dei ragazzi per cercare di capire quali potrebbero essere i casi da monitorare, ma ad oggi abbiamo ricevuto già tantissime prenotazioni di appuntamenti, quindi c’è tanta voglia di raccontare e quindi di essere ascoltati. Nel tempo avremo modo di correggere il tiro se opportuno, questo è solo un punto di partenza.

Torneremo a parlare di questo argomento nei prossimi mesi per raccontarvi tutti gli sviluppi.

Intanto buon lavoro e in bocca al lupo a Michela ed Anna.