Cosa sta succedendo? Pensiamoci bene: le leggende della musica ci stanno tutte lasciando. Lo so, le loro canzoni sono immortali e continueranno sempre a rubarci lacrime e brividi, ma gli esseri umani che si celano dietro il mito sono fatti di carne e ossa e forse non ho ancora accettato che anche loro, a causa di quella piccola porzione di tallone che non è invincibile, ci lasceranno.

Sono tre le rockstar che in quest’ultimo mese ci hanno lasciato: Scott Weiland, cantante dei Stone Temple Pilots prima e dei Velvet Revolver poi, Lemmy Kilmister, bassista e cantante dei Motorhead, e infine David Bowie, che non necessita di presentazioni.

Sarebbe bello poter regalare a questi artisti, come ultimo requiem, i nostri ricordi legati alle loro canzoni. Noi attraverso gli anni e la loro musica abbiamo saputo tanto di loro, mentre Bowie e compagnia bella, per ovvi motivi, non hanno conosciuto niente di noi.

Sto parlando di quanto ci è accaduto mentre in sottofondo, come colonna sonora, c’erano i loro pezzi. Che ne so, il primo bacio accompagnato da Ziggy Stardust del Duca Bianco, i drammi adolescenziali sconfitti grazie alla voce intensa di Scott Weiland in Fall to pieces o all’adrenalina che ci faceva spaccare tutto in camera da letto grazie a King of kings dei Motorhead.

Non mi dilungo oltre e parto con il meno conosciuto dei tre, o forse, nel mio caso, quello a cui mi sono approcciato per ultimo: Scott Weiland. La cosa buffa è che non sentii subito la sua versione di “Slither”, bensì una cover eseguita dagli allievi dell’AMF (Associazione Musicisti di Ferrara) al saggio di fine anno della scuola di musica moderna, a cui presi parte quando ero allievo. Ricordo che fui colpito da quel sound e da quell’alternarsi di tempi e volumi: il giorno dopo cercai la canzone su internet e da allora rimane fissa nella mia playlist e ogni tanto tento di suonarla con il basso.

Lemmy Kilmister era  più di una rockstar: era un idolo pagano, un uomo la cui vita era votata all’estremo. Parlandone con alcuni amici sono uscite fuori confessioni interessanti: una di queste riguarda sempre come si è conosciuti Lemmy & Co. Da ragazzini molti guardavano il wrestling il sabato sera su Italia 1, e l’entrata di Triple H sulle note di “The Game” esaltava tanti di quei giovani spettatori. Personalmente è stato un po’ come un biglietto di entrata per quel mondo dalle sonorità pesanti, il resto è storia.

Ora è il momento dell’amarcord infantile.

Scena:un bambino che guarda un programma sportivo in seconda serata insieme al padre. La sigla, anche se  non conoscete Sfide, l’avrete senz’altro cantata più e più volte: Heroes di David Bowie.

Naturalmente una canzone di questa grandezza è stata usata in molti altri contesti, ad esempio in campo cinematografico ne “I ragazzi dello zoo di Berlino”.

Molti dei nostri ricordi sono legati a delle canzoni che ne formano la colonna sonora, senza di esse la memoria sarebbe sin troppo silenziosa e vuota; proprio per questo, per tutti coloro a cui questi artisti hanno donato una o più canzoni, dovremmo ricompensarli e continuare ad ascoltare musica, alla ricerca di nuovi ‘pezzi de core’ che aiutino a costruire dei magnifici ricordi che ci scorterranno per il resto del cammino.