Svizzera e Italia si accordano sul lavoro a distanza per i lavoratori transfrontalieri

La questione dell’imposizione del telelavoro ai lavoratori italiani oltre confine è ormai risolta. Da gennaio in poi potranno lavorare fino al 25% del loro tempo da casa senza alcuna implicazione fiscale. Venerdì la Svizzera e l’Italia hanno firmato una dichiarazione in tal senso. La capo del Ministero federale delle finanze (DFF), Karin Keller-Sutter, e il suo omologo italiano, Giancarlo Giorgetti, hanno firmato l’annuncio tramite video, riferisce il DFF.

Karin Keller Sutter ha espresso il suo sollievo durante una conferenza stampa tenutasi a Berna. “Il lavoro a distanza è un fenomeno a lungo termine e deve essere risolto a lungo termine”, ha affermato. Il ministro ha aggiunto: “La soluzione raggiunta garantisce chiarezza e certezza nella legge, riduce il lavoro amministrativo e garantisce la parità di trattamento tra i vecchi e i nuovi lavoratori a livello transfrontaliero”. Questa soluzione è vantaggiosa anche per le aziende svizzere e i loro dipendenti, ma anche per il Ticino e gli altri cantoni interessati, che ora si trovano “in condizioni quadro chiare”.

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Soluzione transitoria a lungo termine

Nello specifico, da gennaio 2024, il fatto di lavorare fino al 25% del tempo da casa non avrà alcun impatto su quale Stato possa tassare i redditi generati da un’attività redditizia dipendente e sullo status dei limiti. Durante la visita del responsabile dell’immigrazione a Roma in aprile, Karin Keller Sutter e Giancarlo Giorgetti hanno concordato di concludere un accordo “amichevole e transitorio” fino al 30 giugno, che però definiva una distinzione tra vecchi e nuovi lavoratori frontalieri.

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La Svizzera e l’Italia hanno ora deciso di prorogare questa soluzione transitoria. Le autorità competenti dei due Paesi adotteranno entro la fine di novembre le norme speciali applicabili all’imposizione del lavoro a distanza svolto dai lavoratori transfrontalieri nel periodo dal 1° febbraio 2023 al 31 dicembre 2023. Rispondendo ad una domanda sul fatto che un accordo simile è stato concluso con la Francia riguardo al tasso di lavoro a distanza Dopo il 40%, non il 25%, Karen Keller Sutter ha risposto espressamente che lì i requisiti legali erano diversi.

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