La techno dei Surveyor Mode

Li avevamo incontrati già durante alcune serate al Madame Butterfly di Ferrara, dove hanno aperto la pista ad alcuni “dj big” come Ben Klock. Provenienti dal capoluogo felsineo, i Surveyor Mode, si sono affezionati particolarmente alla nostra città, tant’è vero che preferiscono raccontarsi proprio a noi di Ferrara By Night.

Perché Ferrara e non Bologna?

Beh a Bologna si fa molta fatica ad emergere, il circuito dei locali è chiuso e non c’è voglia da parte dei gestori di investire sulle nuove leve. O conosci la solita cerchia, o non fai nulla. Almeno per il nostro genere, i locali quando fanno i grandi nomi danno la possibilità di far l’apertura alla solita cerchia di resident . Ferrara invece è una buona piazza, abbiamo stranamente più followers qui che nella nostra città.

Non è strano, d’altronde la storia ci ha insegnato che “nemo profeta in patria”. Vi piace la nostra città? E’ seguita dai vostri concittadini?

Si, Ferrara nel nostro campo è molto seguita e apprezzata. Molta gente prima si spostava da città e provincia solo per andare al Madame Butterfly.

Ma avete comunque avuto esperienze nei locali bolognesi?

Certo, abbiamo suonato allo Chalet delle Rose – locale pilastro della nightlife bolognese – con Emanuele Inglese nel 2010 , al Fresh, allo Zoom. Abbiamo fatto la solita gavetta che fanno tutti. Però attualmente queste possibilità sembra si siano fermate.

Da cosa dipende?

Dipende un po’ dalla crisi che ha investito la vita notturna negli ultimi anni e un po’ da alcune inversioni di tendenza. Ora, nei grandi club, la gente ci va solo se c’è il grande guest e, il proprietario del locale, non vuole rischiare con nomi più piccoli.

electro_press_lab_surveyor_modeA voi non va poi così male. A breve infatti vi ritroverete faccia a faccia con la direzione di Cadenza. A cosa si deve questa visita?

Questo lo dobbiamo al nostro manager e al nostro nuovo EP uscito qualche giorno fa sotto la press lab electro label: Arkham. Ben sei mesi di intenso lavoro per riuscire a produrre qualcosa di importante.

Ah già, dimenticavo!, voi siete sia dj che produttori. L’ Italia nel vostro settore, cioè quello della techno, com’è messa?

Bene. C’è tanta gente per fortuna che ascolta questa musica, però per noi artisti emergenti la strada è sempre la stessa: suonare all’estero e poi vendersi a cifre esorbitanti in Italia. La storia di Capriati, idolo della Drumcode, dovrebbe far riflettere.

Sicuramente una storia molto significativa la sua. La Germania è quindi una sorta di Mecca della techno?

Come tutti sappiamo la techno nasce a Detroit negli anni 80 grazie ad artisti come Derrick May, Juan Atkins e Kevin Saunderson. Solo più tardi viene recepita in Europa dalla Germania che la impreziosisce con suoni sperimentali. Berlino però non è il punto di arrivo per un dj techno, ma un punto iniziale. La Germania infatti è la nazione che più investe nelle nuove leve e che offre la possibilità ad artisti provenienti da tutto il mondo di crescere. Purtroppo per ora l’Italia si distingue solo per le cifre spropositate pagate ai dj big.

Quindi andare all’estero per poi tornare in Italia. Il solito discorso che l’estero fa figo?

Esattamente. Un gestore di un locale italiano deve poter scrivere sulla sua locandina che quel determinato artista ha suonato fuori. Se ha suonato in Italia non è rilevante.

 

Una domanda che non riguarda la sfera musicale. Alcuni che vedono dall’esterno il vostro look, non capiscono a cosa si deve questa omologazione di abiti neri. Come mai?  

Ogni disciplina ha una sua uniforme, una divisa che rispecchia i canoni di ciò che si fa e ciò in cui si crede. Il nostro è un campo dove non conta l’apparire, anzi, non deve contare. Il fattore predominante è la musica. Stop. Anche per questo motivo è vietato il vocalist quando sale in consolle il dj techno. Alcune agenzie più rinomate, addirittura vietano ai propri artisti di postare foto su facebook riguardo la propria vita privata. Gli artisti che più spesso prendiamo come riferimento sono dj che come cachet incassano dalle 10mila euro in su a serata e che potrebbero far vedere in qualsiasi momento il proprio jet privato o il proprio yacht. Invece non lo fanno perché si trasgredirebbe quello che è il credo della nostra disciplina: l’essenza delle cose, la semplicità.

Anche il suono sembra rispettare questi criteri.

Si, esattamente. Il nostro è un suono cupo, ma che va a ricercare al contempo quei suoni che hanno caratterizzato le vecchie generazioni del clubbing mondiale. Negli anni passati, la technoaveva dei bpm più veloci, con suoni più progressivi. La techno odierna ha cambiato un po’ questo schema.

Solita domanda finale: progetti per il futuro?

Sicuramente viaggiare all’estero è la parola d’ordine per apprendere nuove sonorità. Proveniamo dalla stagione estiva di ibiza dello scorso anno che ci ha fatto riflettere su molte cose che in precedenza non avevamo curato, ora stiamo pianificando Berlino. Per quanto concerne l’aspetto musicale, attenderemo con dita incrociate la pronuncia di casa Luciano mentre, in ottobre, abbiamo in programma l’uscita del prossimo Ep. E’ ovvio che valuteremo di volta in volta le offerte che arriveranno. Per il momento noi ci crediamo e andiamo avanti.

Mi fa davvero piacere ascoltare queste parole da ragazzi giovanissimi come voi. D’altronde per inseguire i propri sogni occorre fiato, costanza e grinta nella corsa. Mi sembra che voi abbiate tutte le carte in regola per riuscirci. Avanti ragazzi!

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