Foto di Stefania Zemella

Ci si è tutti stupiti un po’ quando il pubblico del cortile interno del Castello Estense ha visto comparire sul palco Soap&Skin, nome d’arte della cantautrice austriaca Anja Franziska Plaschg.

Sì, perchè quella che nelle recensioni dei magazine online viene dipinta come uno dei punti riferimenti odierni per le sonorità “scure”, si è presentata vestita di bianco sia dentro che fuori, con una timidezza che ha lasciato tutti disarmati.

Il primo dettaglio che salta all’occhio durante il concerto è che quello di Soap&Skin è un rito che va celebrato nel pieno rispetto dei 7 elementi che suonano insieme ad Anja sul palco: pianoforte, violino, viola, violoncello, contrabbasso, trombone, tromba e percussioni.

Il rito prosegue e lo si capisce dal fatto che, su desiderio dell’artista, per i primi 3 brani il bar non potesse servire bevande e che i fotografi presenti sotto il palco non potessero far emettere il minimo rumore alle loro macchine.

Questa scelta inizialmente può sembrare figlia dell’arroganza dell’artista classe 1990, ma è quando partono le prime 3 canzoni, This Day, Athom, Creep e Foot Chamber, tutte estratte dall’ultimo album, che si capisce il motivo della scelta ed è semplicemente perchè i pezzi lo esigono, perchè il pubblico lo merita e perchè quando un artista suona davanti ad un pubblico solo piano e voce con un timbro così intenso e reattivo alle variazioni, la cosa più giusta da fare è fermarsi, accantonare tutto e ascoltare.

Il concerto scorre tranquillo, facendo susseguire anche una buona dose di rielaborazioni brani famosi, Voyage Voyage di Desireless, Goodbye degli Apparat, Me and the Devil di Robert Johnson, aggiungendo anche un’incursione nella lingua italiana con un tributo a Paolo Conte.

La timidezza di Anja rimane una presenza fissa del concerto che scompare nelle battute finali, quando la compostezza quasi scolastica lascia spazio al muovere ritmico del corpo dell’interprete che viene affianca dalla seconda voce, sempre femminile, della violinista.

Il live si chiude con un ultimo tributo, quello ad Armstrong con What a Wonderfull World dove Anja tocca le corde degli spettatori (numerosi) venuti in piazza Castello e manda tutti a perdersi nella notte di inizio estate, in attesa del trasloco in Piazza Castello per Thom Yorke.