Molto spesso camminando per strada o fuori da un bar si possono intravedere uomini fumanti, persone che emettono fiotti di vapore profumato mentre impugnano un incrocio tra una pistola di Star Wars e un coltello a serramanico.

Costoro non sono pazzi, non sono cardinali riuniti per eleggere il nuovo Papa, tantomeno viaggiatori temporali venuti nel passato per portare alle genti chissà quale prodigio tecnico nebbioso.

Sono solamente svapatori.

Già il termine potrebbe lasciare perplesso qualcuno, ma procediamo con ordine.

Svapare è il verbo che si utilizza per indicare l’atto di chi utilizza una sigaretta elettronica che si contraddistingue dalla sua cugina classica per diversi motivi.

PREMESSA NECESSARIA:

È’ in corso da diverso tempo un conflitto che vede contrapposti, da una parte, i detrattori della sigaretta elettronica che nel proprio fucile hanno caricato la tesi secondo cui questa faccia male uguale, dall’altra invece c’è chi difende con lo stiletto la cara E-Cig.

Ognuna della due parti impugna dati scientifici e ricerche di vario tipo: per evitare di aggiungere anche la mia voce al coro di chi parla senza avere competenze mediche non mi addentrerò in questa lotta partigiana e mi limiterò a fornirvi dei dati di fatto.

La sigaretta elettronica nasce come alternativa al fumo di sigaretta tradizionale: il primo brevetto di questo marchingegno pianta le radici nel lontano 1965, ma è solamente 3 anni dopo il temutissimo e mai accaduto Millenium Bug che viene messa in commercio dai cinesi.

Col tempo le prime E Cig a forma di sigaretta e dalla durata complessiva di batteria di poche ore (dopdichè erano da buttare) arrivarono anche in Italia con un sostenitore d’eccezione: Vasco Rossi che la promosse con alcuni video amatoriali su Youtube.

Per intenderci, era il periodo in cui il rocker di Zocca era ricoverato in una misteriosa clinica e parlava al mondo solo da dietro una webcam.

Ma qual è la prima grande differenza tra la tradizione e la sigaretta elettronica?

Beh, nella sigaretta di carta e tabacco è presente un processo di combustione, nella seconda un processo di vaporizzazione.

Va detto che i due prodotti hanno di certo una cosa in comune: danno la stessa dipendenza da nicotina (ricordiamo però che l’E Cig ha anche la possibilità di svapare senza questa sostanza, solamente con vapore profumato, ma tendenzialmente lo svapatore utilizza dosi, anche minime, di nicotina nei suoi liquidi).

Ora lasciamo un po’ di spazio al “tecnichese”: quando l’utilizzatore della sigaretta elettronica avvia la batteria attraverso un tasto, viene alimentata una resistenza contenuta all’interno di un vaporizzatore (cartomizzatore, atomizzatore). Il vaporizzatore, infatti, contiene una resistenza, che surriscalda un tipo di materiale che a contatto con la soluzione liquida, la fa evaporare.

E dopo?

Sì svapa da gran signori e si emettono le nebbie dall’incavo orale con liquidi dai gusti che voi umani non potete nemmeno immaginare.

Avete mai fumato del latte e cereali, le ciambelle le avete mai provate, o siete più da biscotti al cioccolato?

Oppure avete osato con un liquido alla Pina Colada?

Insomma, potrei fare una lista di liquidi assurdi che non terminerebbe più. Per i più tradizionali che amano ancora fare l’amore alla missionaria vi confermo che è presente anche l’alternativa di liquidi al gusto di tabacco.

Ovviamente è possibile scegliere tra vapori con o senza nicotina; se presente sarà in quantità variabile e lo potrete decidere tranquillamente voi acquistando dal vostro negozio di svapo di fiducia.

Ultima cosa: è possibile acquistare anche liquidi neutri (senza aroma) e comprare l’aroma a parte e provare a ‘creare’ qualcosa di nuovo.

“Dunque, 3 gocce di cioccolato, 2 di pistacchio, 10 di torta di mele, 10 ml di liquido neutro a 0 di nicotina, 5 ai wafers, 5 ai marshmallow e dovrei aver creato il liquido definitivo”.

Insomma, se il vostro gioco da piccolo era “Il piccolo chimico”, il mondo dei liquidi hand-made potrebbe senz’altro stuzzicare la vostra vena creativa.

Stando a quanto affermato dall’Istituto Superiore della Sanità nel 2016, in Italia 4 fumatori su 100 utilizzano la sigaretta elettronica, anche se abbiamo già detto che sarebbe opportuno, perché tendono a offendersi se fai il contrario, chiamarli svapatori.

La crescita di ‘amanti dello svapo’ è in costante aumento: solo nel 2015 erano una tale minoranza che non avrebbero nemmeno superato la soglia per entrare in Parlamento attestandosi attorno all’1%.

Per capirci di più e toccare con mano questo mondo sono andato a trovare Vito Risalvato, vera e propria istituzione della sigaretta elettronica di Ferrara che dal 2013 gestisce il negozio Svapando collocato in Corso Isonzo.

Dall’esterno dell’attività si intravedono già fiotti di fumo bianco fuoriuscire, dentro un mix di profumi. Vito mi aspetta dietro al bancone, davanti a lui diverse sigarette elettroniche di tante dimensioni e alcuni campioni pronti all’uso.

Sul braccio destro di Vito c’è un grande tatuaggio che reca la scritta “Svapando”, fatto in un pomeriggio grazie a un tatuatore a domicilio che si è occupato del lavoro direttamente tra le nebbie del negozio.

“Fumavo due pacchetti di Diana Rosse al giorno, la prima sigaretta l’ho fumata a 13 anni. Ho iniziato a svapare nel novembre 2012, prima avevo tentato di smettere con agopunture, cerotti alla nicotina e tanto altro, ma solo grazie alla sigaretta elettronica sono riuscito a uccidere questo vizio. Pochi mesi dopo ho aperto il negozio”.

Dietro a un oggetto piccolo come la sigarette elettronica, soprattutto negli ultimi anni, si è formata una comunità di persone, di amanti che commentano, si scambiano opinioni e che, alcune volte, ragionano quasi come una tifoseria sostenendo il tal prodotto piuttosto che un altro:

“Ci sono tanti forum, gruppi su Facebook, vere e proprie manifestazioni come il Vapitaly (la fiera dello svapo, una sorta di Motor Show delle sigarette elettroniche che si tiene in diverse aree dell’Italia, ndr) È infinito ed è in continua crescita, ci si conosce sul web e poi ci si incontra di persona. I più attenti sono ragazzi che vanno dai 18 anni ai 30, mentre i cinquantenni, tabagisti dello zoccolo duro, lo vedono più come un modo per tentare di smettere e acquistano prodotti più basici”.

Ma tenere aperto un negozio di sigarette elettroniche non è tutto rose e fiori e liquidi aggratis: le normative in merito cambiano rapidamente e la legislatura italiana sta ancora cercando un vero e proprio inquadramento in merito.

“Anni fa c’erano oltre 13 negozi di E-cig a Ferrara, inizialmente non mi facevo problemi a proposito di questa concorrenza spietata, pensavo: ci sono tante tabaccherie, possono esserci anche tanti esercizi come questo. Poi ho capito che mentre per un pacchetto di Diana Rosse va bene qualsiasi posto, in un’attività come la nostra si crea un rapporto di fiducia, non è solo libera vendita, e bisogna svolgere il proprio compito con passione”.

A questo si aggiunge l’introduzione, avvenuta nelle scorse settimane,della Direttiva europea sui tabacchi, la cosiddetta Tpd che ha rimescolato le carte in tavola del mondo dello svapo.

I consumatori abituati a boccioni di liquido da 100 millilitri o bottiglie di base nicotinizzata da un litro dovranno fare i conti con le nuove regole.

Tutti i liquidi con nicotina potranno essere confezionati e venduti in flaconi non superiori ai 10 millilitri. Nessun cambiamento invece per le basi senza nicotina e gli aromi. Sarà dunque un po’ più scomodo prepararsi i liquidi in casa dovendo acquistare quantità di basi con nicotina dalle dimensioni ridotte.

Quello che a un profano può sembrare un cambiamento iniquo è una vera e propria rivoluzione negativa per alcuni produttori, tanto che alcune aziende stanno già valutando di chiudere.

In mezzo a tutto questo ci sono i commercianti come Vito che devono rivoluzionare lo stock e stare attenti nella vendita perché “già dopo un giorno dell’introduzione della Tpd sono arrivati i primi controlli, ma questo non farà altro che stimolare sempre di più gli acquisti on-line che sono più difficili da gestire e che a volte avvengono in territorio extraeuropeo”.

A rendere ancora più complessa la vita per chi sceglie di creare un negozio specializzato in sola sigaretta elettronica c’è la facilità con cui si possono vendere questi prodotti in qualsiasi altro esercizio: qualsiasi tabaccaio, infatti, può vendere anche questi prodotti.

“Non esiste un sindacato di rivenditori di sigaretta elettronica. Anche un barista può vendere l’ E-cig, basta contattare un’azienda produttrice.  Per aprire un negozio occorre solamente segnalare l’inizio attività (Scia, segnalezione certificata inizio attività, ndr) ed essere certi che i prodotti abbiano la certificazione di cui poi si occupa il produttore. Basta che tu venda prodotti certificati insomma, io posso tutelarmi controllando che i prodotti siano in regola. Questo ti fa capire come chiunque possa vendere questi prodotti, anche un barista”.

Il mondo della sigaretta elettronica è un mondo in continuo sviluppo, spesso lo si intravede appena tra le nebbie delle normative e delle svapate delle attività e che continuerà a far parlare il mondo medico, quello della vendita al dettaglio e delle filiere produttive.

Usciti dal negozio di Vito ci accoglie una Corso Isonzo trafficata, guardando la soglia di Svapando si intravede il fumo uscire, probabilmente merito di una svapata da 150 watt di Vito: mi annuso i vestiti, profumano di biscotto…

Almeno questo, allontanandomi per un attimo dallo spettro della parcondicio, posso dirlo: meglio sapere di biscotto che di ciminiera.


Parole e foto di Matteo Rubbini

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