Mi iscrivo in palestra”.
Quanti se lo sono detti almeno una volta alla visione di uno specchio e delle proprie opulente colline addominali?
E allora chi ha il coraggio di trasformare blande intenzioni in realtà lo fa davvero, quell’inconsulto atto, non sapendo però cosa comporta realmente.
L’ho fatto e continuo farlo anche io ed è per questo che scrivo, perchè un po’ ora conosco quel mondo e quindi posso permettermi di dire la mia.
Ma prima un minuto di silenzio per quelli che si sono iscritti in palestra e sono impazziti, per quelli temo che non ci sia redenzione.
La maestosa manipolazione del cervello dovuta al sollevamento di pesi.
Non li riconosci più.
I più deboli si fanno immediatamente aspirare nel vortice della palestra ed è allora che la loro qualunque t-shirt perde le maniche come un albero ad autunno e diventa canottiera, li vedi preparare con la maestria di un alchimista esperto beveroni al gusto di sperma di ranatoro che magari non è tanto buono al sapore ma ti dà quell’apporto di proteine necessario.
Un’altra cosa che cade, insieme alle maniche delle canottiere, è il qualsiasi tipo di peluria.
Tutti dei Pierluigi Collina in pratica.
Cartellino rosso per voi.
L’uomo villoso ora è solo un residuato bellico.
I discorsi più normali vengono soppiantati dalle teoretiche sui kg sollevati in panca piana e su alcune invettive verso il povero’uomo  di turno che si, avrà un fisico più bello del suo ma solleva così poco alla panca della virilità.
Che poi, tornando a prima, siamo proprio sicuri che la canottiera in palestra sia l’outfit più adatto?
Sudi come un animale, sollevi pesi che in altre età si lasciavano sollevare ai muli, è proprio così necessario scoprire il sottobraccio?
Dato che poi 80% degli esercizi scopre inevitabilmente la mefitica ascella.
Si sono anche d’accordo nel dire che è sempre folkloristico e caratteristico entrare nella sala pesi e sentire quel tipico aroma altresì detto “Quel tipico aroma da sala pesi” ma magari talvolta si può fare anche il ribelle e mettersi una maglietta.
Verrà la morte ed avrà le ascelle scoperte” direbbe Pavese se invece di suicidarsi si fosse iscritto in palestra anche se,  certe volte in presenza di certi palestrati, è un po’ la stessa cosa.
Ma veniamo al clou perchè ci sono anche i poveri pazzi  tipo me che vanno in sala pesi non per rassomigliare sempre di più ad un masso ma semplicemente per rallentare il progressivo processo di decadimento fisico che il nostro stile di vita induce.
Quelli, a mio avviso, sono quelli che se la passano peggio perchè sono siti nella terra di mezzo (purtroppo non Tolkeniana).
Non siamo ancora gli anziani che vengono in palestra come se andassero al bar e siamo davvero lontani dalle canottiere.
Ci manca un’identità, o sei predatore o sei preda.
Noi siamo tutti dei leoni che per qualche malformazione sono nati con dei marshmallow nei denti.
Fallaci ed inutili.
Resteremo gli esseri che vengono sbeffeggiati dai palestrati, quando magari tu siamo lì sulla nostra macchinina a fare qualche sollevamento che ti vedi arrivare l’energumeno ritardone del caso che ti spia il peso che stai sollevando e poi se la ride con l’amicone che lo aiuta a fare il mulo in panca piana.
Perchè il palestrato quando entra in palestra è come Maradona che entra in piazza del Plebiscito a Napoli, ha la sua schiera di fans che agognano le sue dimensioni di bicipiti.
Vuoi o non vuoi è l’eccellenza in quel campo.
 
Ma il potere da alla testa il più delle volte, se poi vuoi essere malizioso e ci aggiungi una mancata realizzazione al di fuori delle mura della sala pesi,  il gioco è fatto.
Poi spero che voi non abbiate mai assistito ad un comizio da palestra quelli in cui il palestrato si improvvisa sociologo, politologo, economista, esperto in fisica quantistica e chissà quanto altro.
L’ultimo comizio a cui ho avuto la malasorte di assistere trattava la delicata questione degli sbarchi a Lampedusa.

Cito uno degli aforismi migliori sentiti dal palestrato filofascista mentre aveva catalizzato l’attenzione di metà palestra su di sé: “ma quei -birbanti- cosa vengono a fare in Italia? Meglio che siano morti tutti quei -monelli-!”

Le parole fra i trattini sono sostituzioni della parole realmente dette dell’energumeno filofascista.
Forte nella braccia, forte nelle lampade, debole nella mente però abile ammaliatore di folle.
Parte degli spettatori ne condivideva le idee.
Essere palestrati significa anche essere un amante di autoibili pericolose e potenti, proprio come si sentono i palestrati stessi.
Ogni palestrato nella propria casa ha un idolo d’oro a grandezza naturale di Vin Diesel e di The Rock che ti guardano in un modo davvero virile.
Dato che in palestra c’è una filosofia amara in cui più hai muscoli più hai diritto di parlare, ho il foglio bianco e la rete che sono più democratici e pazienti.