Con il lancio di Oltre Ferrara Magazine, il nuovo progetto editoriale di Ferrara by Night, abbiamo organizzato una serie di interviste a personaggi di spicco del territorio, affinché possano essere d’ispirazione per le nuove generazioni. 

In questa intervista abbiamo avuto la possibilità di intervistare Roberto Lucchi, artigiano di Codigoro, che come attività ha di realizzare cappelli fatti a mano per personaggi con una certa altisonanza come Morgan, J Ax, Joe Bastianich e Bocelli. 

Ciao Roberto, intanto grazie per la disponibilità. Dire che realizzare cappelli è sminuente rispetto alla reale progettazione che c’è dietro. Sei un vero e proprio artigiano. Non così scontato trovare nel 2020 ancora giovani che si lanciano in queste sfide. Quando hai iniziato? 

Se dovessimo dare una data, il punto di rottura è avvenuto nell’estate del 2017. Qualche mese dopo avrei iniziato l’accademia di Musica a Bologna ed era da qualche tempo che ormai avevo iniziato ad indossare cappelli. Man mano che continuavo a indossarne di svariati, avevo capito che il cappello era un’estensione della propria personalità. Sono come dei vestiti perché  rappresentano cosa vogliamo effettivamente comunicare però stanno nella parta più in alta del corpo: sulla testa. Siamo persone nude questo è vero, è il nostro abbigliamento che ci etichetta nella mente delle persone. Per questo motivo ho deciso di indagare e trovare un cappello che effettivamente rispecchiasse il mio estro. 

Cerco e cerco su internet ma non trovo nulla. Ne trovo solo in America, ma un cappello lo vendeva a partire da 1.500 dollari. Ancora non potevo permetterlo. Durante la ricerca mi sono imbattuto in vari blog, alimentano sia la mia curiosità e implementando la mia conoscenza del settore. Avevo bisogno di conoscere dal vivo un artigiano che facesse capelli.

E dove se non in toscana?

Esatto! 

Regione fantastica da un punto di vista artigianale, patria del cappello da donna. Sono andato a cercare delle forme in legno specifiche per fare cappelli. Sono delle forme in legno che avevo visto durante le mie ricerche, servono per dare la forma e la texture. Il cappello artigianale viene fatto con strumentazioni di eccellenza di una volta, usando le forme in legno: vapore, calore e pressione. L’equilibrio tra queste 3 parole è l’essenza della creazione dei cappelli. 

Girovagando tra cappellifici ed alcune bancarelle, mi sono ritrovato in un senso di delusione per aver recuperato soltanto poche strumentazioni ed ancor meno competenze. Avevo visto uno stand ad un mercatino ma l’ho snobbato e passato avanti. Un mio amico, invece, si è fermato e ci ha fatto due chiacchere. Da lì si scopre che conosceva un ex artigiano in un paese vicino, e ci diede il numero del sindaco. Lo chiamammo e ci fiondiamo immediatamente in quell’edificio dimsesso. 

Vedendo così tanta tradizione e manualità abbandonata, mi sono ritrovato esattamente dove volevo essere. Sentivo il cuore ribollire dentro, avrei toccato e osservato tutto per delle ore. Da lì ho capito cosa volevo fare nella vita ed è partito il recupero e l’intenso studio.

Poco prima ci hai detto che il cappello è un’estensione della personalità. Ma spesso le persone non sanno chi sono o come descriversi. L’artigiano ha anche il ruolo di capire i clienti:

Il ruolo dell’artigiano è sia di creare un prodotto, sia di comprendere e suggerire l’identità che possa rappresentare la persona. Oltre la forma del cappello, creiamo anche accessori e particolari unici in modo da veicolare le passioni di chi lo porterà… ad esempio: alcuni barber hanno voluto forbicine come spille da attaccare al cappello. Per questo io la chiamo estensione della personalità. Dobbiamo trasmettere l’arte di essere noi stessi. La nostra unicità.

La Hat Experience è un’esperienza che ti guida, sviscera il tuo io, fa emergere la tua visione affinché chi entra scelga esattamente quello che il suo intuito gli suggerisce di scegliere. Il cappello non è solo un indumento ed è importante essere a proprio agio portandolo.

La Hat Experience si riesce a trasmettere anche online? 

Adesso col digitale non si hanno confini geografici e territoriali. Ho creato una Hat Experience a distanza, con un pdf dove le persone possono prendere spunto scegliendo colori, forme e dettagli. Nel 99% mi sento anche telefonicamente, perché devo capire chi ho davanti, le sue passioni, il mood che vorrebbe trasmettesse il suo cappello. Devo capire l’intenzione. 

Dal sito si vedono anche un sacco di vip a cui hai fatto i cappelli.

I più famosi a cui ho fatto il cappello sono sicuramente J Ax, Andrea Bocelli e Joe Bastianich. J Ax è stato il primo vip a cui ho fatto il cappello. Ecco, approfitto per dare un consiglio ai giovani e che hanno un’attività o un’idea. Inizialmente, come ho fatto io, buttatevi e proponetevi in giro senza alcun ritegno! 

Ho scritto a tutti per creare una rete di conoscenza. Non mi sono limitato e non ho badato spam. Ed è qui che sono arrivato a J AX prima e Joe Bastianich poi, a cui ho mostrato il prodotto personalmente. L’importante è sempre proporsi. Poi una volta che sono partito con un paio di vip, la voce si è sparsa ed hanno cominciato a contattarmi stylist ed altri personaggi influenti in maniera diretta, riconoscendo la particolarità del prodotto e sentendo come potevano essere rispecchiati da questo.

Quali sono i tuoi obiettivi per il 2021? 

Ho smesso di ragionare per obiettivi. Perché quando ragioni per obiettivi è come se procastinasti la felicità per un secondo momento. C’è la soddisfazione… un po’ meno la sorpresa. Hai raggiunto l’obiettivo, bravo. Ma in cuor tuo sapevi che ce l’avresti fatta.

Non ti godi il viaggio, perché non vedi l’ora di arrivare a destinazione. Ho smantellato il senso degli obiettivi, anche aiutato dal periodo storico che ha tolto ogni certezza del futuro. Per ora sto vivendo soddisfatto e felice. Dove sarò domani? Sicuramente dove la vita vorrà che io sia. 

Cosa raccomandi ai giovani ferraresi?

Ferrara è un paesone. Non è facile emergere, anche per una mentalità passiva. Tanti giovani che ho conosciuto hanno una vena artistica, che non viene però incanalata in nessun percorso. C’è tanto potenziale in città, ma non si ha idea di dove iniziare. Attualmente non esiste una struttura a Ferrara che ti possa in qualche modo direzionare o anche solo smantellare le repressioni sociali che i giovani vivono di “cio che si dovrebbe fare” o del “questa cosa è troppo difficile/impossibile”.

Se hai un’idea in mente, anche se assurda, prova a metterla in piedi. Salta un aperitivo con gli amici e dedicaci del tempo. Al limite si butta via e si ricomincia da capo.

Le cose arrivano quando devono arrivare. Non abbiate fretta. Se la bussola è puntata verso la direzione giusta, troverete la vostra strada e lo sentirete dentro.