Di Letizia Spettoli

Essere in grado di fare una maratona è già un ottimo traguardo. Ma correre per più di 42,195 km è possibile? Qualcuno non ci crederà, ma sì è possibile. Esistono gare di 100 km, di 200 e anche di 500.

C’è una gara nella Repubblica Domenica, la 100 km del Caribe, che dura cinque giorni, i quali corrispondo a cinque tappe di diversa lunghezza, di cui la più lunga, la temuta Etapa 4, è poco più di una maratona, 45,5 km.

Questa è una gara trail, ciò significa che i tratti asfaltati non superano il 20% del totale del percorso: il resto è semplicemente natura. Attraversare rocce, guadi, fango, giungla, sabbia, dislivelli in positivo o in negativo particolarmente impegnativi: questa è la sfida che si trovano ad affrontare i runner, i camminatori e, da quest’anno, un folto gruppo di nordic walker.

La race director, Mariluz Viñas, originaria della Repubblica Domenicana, ma ferrarese di adozione, è riuscita anche quest’anno a organizzare, per la quarta volta, una gara in cui ha messo tutta la sua identità domenicana e, come ha detto durante le premiazioni finali, tutto il suo cuore.

Quest’anno la gara caraibica si è legata con il panorama sportivo ferrarese, gemellandosi con la Ferrara Marathon.

Il centesimo arrivato dell’ultima edizione ha infatti vinto, a sorpresa, il viaggio e l’iscrizione alla 100 km del Caribe. Due volte fortunato questo vincitore, perché, durante la maratona ferrarese, a pochi metri dall’arrivo, il maratoneta che lo seguiva, con una volata finale, lo ha superato arrivando, per sua sfortuna, 99esimo.

Inoltre, con modalità diverse, ha partecipato a questa carrera , svoltasi dal 14 al 18 giugno, una piccola delegazione ferrarese. Oltre a chi scrive e a chi c’è stato fin dall’inizio, cioè Julia e Francesco (figlia e compagno di Mariluz) e Pierluigi Benini, il fotografo ufficiale – qui potete vedere molte delle meravigliose foto che ha potuto scattare in quell’angolo di Paradiso –, c’erano anche Lorenzo, Cristina, Claudio, Francesca ed Enrico.

Quale è stata la parte di percorso che più vi rimarrà nel cuore?

Francesca (runner): Sicuramente la quarta tappa, la più lunga, perché mi ha dato la possibilità di vedere un po’ tutti i tipi di paesaggio tipici della Repubblica Domenicana: passando dalla montagna, alla campagna, al mare.

Claudio (camminatore): I passaggi sulla spiaggia, incantevoli, spazzati dal vento. E anche quando siamo saliti in montagna, dove abbiamo visto le case dei locali e dove tutti i bambini ci salutavano.

Cristina (camminatrice): Io sono venuta più come turista che come atleta e volevo vedere i paesaggi naturali tipici di questi luoghi. Non avevo mai visto tutti questi ruscelli e torrenti intrecciarsi, e camminare in mezzo all’acqua e ai sassi è stato emozionante.

Enrico (runner, ottavo in classifica generale e primo degli italiani): Io ho partecipato anche l’anno scorso. Il punto più bello? La cascata, il Salto del Limón. Dal punto di vista sportivo è bellissimo conoscere atleti internazionali, perché sono persone splendide e podisti fenomenali.

Lorenzo (staff): La parte più bella era stare agli arrivi e vedere gli atleti arrivare a fine gara, affaticati, ma sempre emozionati.


E a Julia una domanda particolare:

La 100 km del Caribe è una gara che dà l’opportunità di conoscere una popolazione molto lontana da noi, in ogni senso. Quale obiettivo si propone di raggiungere?

Julia (co-organizzatrice e responsabile del gruppo internazionale): “Per noi è importante che si corra per qualcosa. Si può correre per conoscere se stesso, per conoscere la persona con cui condividi la fatica, per conoscere il luogo in cui ti trovi e la sua cultura, ma anche per sostenere chi ha bisogno d’aiuto. Soprattutto adesso che stiamo cercando di raccogliere i fondi per l’associazione Casa de Luz, tramite il progetto Runner de Luz.

Lo staff è giovane e ce la mette tutta. Sono tutti volontari, molti sono la nostra famiglia: zii, zie, cugini. Abbiamo visto che questo nostro amore è stato recepito e ci è tornato indietro. Ci piace tantissimo quando il gruppo internazionale si mescola con la popolazione domenicana”.