Avete deciso o state decidendo di sposarvi dopo un lungo fidanzamento? “Due”, scritto e diretto da Luca Miniero, in cartellone al Teatro Nuovo il  10 gennaio dalle ore 21.00, è sicuramente lo spettacolo in grado di rispondere a parecchi dei tanti interrogativi che potreste porvi a seguito di questa decisione. A raccontare i dubbi, le incertezze che potrebbero agitare una coppia in questa situazione Paola e Marco, ovvero Chiara Francini e Raoul Bova che per la seconda stagione consecutiva stanno portando con successo di critica e pubblici questo spettacolo nei teatri italiani.

«Miniero ha dipinto un affresco di cosa possa significare essere nel 2017 una coppia. E non mancano spunti di riflessione posti ed affrontati nel segno dell’umorismo e dell’ironia» spiega Chiara Francini «La mia Paola è una donna moderna, indipendente che non si racconta bugie ed è scossa di fronte alle speranze e alle paure che ingenerano le idee che si vien man mano facendo del proprio futuro fra 10, 20 anni». Mentre Chiara Francini alterna a cinema e televisione il teatro, per Raoul Bova i 17 anni di lontananza che lo separano dall’ultimo spettacolo di prosa si son fatti sentire. «Ha detto bene, perché ormai è quasi un anno da che ho incominciato le prove e questo problema è superato – spiega l’attore – Come ogni buon sportivo che lasci per un po’ una disciplina, ho dovuto riprendere ad allenarmi. Del resto” Due” dura un’ora e mezza molto serrata ed è una prova che richiede grande concentrazione».

Sui contenuti della pièce è diretto. «Miniero porta in scena alcune realtà di coppia. Sia il mio Marco che la Paola di Chiara Francini sono personaggi concreti, Marco nella leggerezza, Paola negli eccessi di maniacalità» prosegue Bova «E anche le figure evocate nei dialoghi sul futuro fra i due finiscono con il materializzarsi in scena, diventando altrettante sagome che via via popolano il palcoscenico nel corso della pièce». Marco alle prese con il montaggio di un letto matrimoniale, Paola a interrogarsi sul futuro che li aspetta una volta sposati.

Spontaneo chiedere ad entrambi del loro rapporto con il pubblico dei teatri. «La prosa ti dà l’opportunità di ricevere in tempo reale il livello di gradimento dello spettacolo da parte del pubblico. È un po’ quello che mi è accaduto anche durante le presentazioni del mio primo libro “Non parlare con la bocca piena» spiega la Francini «L’abbraccio è l’immagine che può descrivere con efficacia il rapporto che si instaura fra interpreti e pubblico a teatro, mentre al cinema e in televisione parlerei di affettuosa telefonata». Bova fa un promessa: «È sbagliato trascurare il pubblico della prosa, le cui reazioni sono in grado di incidere in maniera significativa sulla rappresentazione che sera dopo sera vien fatta del testo – spiega l’attore – Da questo ritorno ho maturato il convincimento che nel mio futuro di attore ci dovrà essere sempre posto per il teatro». Impegni futuri per entrambi in televisione: Chiara Francini da aprile nella serie “Non dirlo al mio capo”, Bova nella stagione televisiva 18-19 con una nuova serie di “Capitano Ultimo”.

LA TRAMA:

La scena è una stanza vuota. L’occasione è l’inizio della convivenza, che per tutti gli esseri umani, sani di mente, è un momento molto delicato. Che siano sposati o meno, etero oppure omo. Marco è alle prese con il montaggio di un letto matrimoniale, Paola lo interroga sul loro futuro di coppia. Sapere oggi come sarà Marco fra 20 anni, questa è la sua pretesa. O forse la sua illusione. La diversa visione della vita insieme emerge prepotentemente nelle differenze fra maschile e femminile. Entrambi i due giovani evocheranno facce e personaggi del loro futuro e del loro passato: genitori, amanti, figli, amici che come in tutte le coppie turberanno la loro serenità. Presenze interpretate dagli stessi due protagonisti che accompagneranno fisicamente in scena dei cartonati con le varie persone evocate dal loro dialogo. Alla fine il palco sarà popolato da tutte queste sagome e dai due attori: l’immagine stilizzata di una vita di coppia reale, faticosa e a volte insensata. Perché non sempre ci accorgiamo che in due siamo molti di più. E montare un letto con tutte queste persone intorno, anzi paure, non sarà mica una passeggiata.