Abito a Ferrara da 8 anni più o meno. Ho iniziato a prendere i mezzi pubblici 6 anni fa. Da allora prendo una media di 4 autobus al giorno. Facendo un rapido conto e togliendo i periodi in cui ero fuori città, ho preso circa 8700 autobus. Credo di averne persi almeno il doppio, trascorrendo ore ed ore alle fermate in compagnia di bizzarri individui che tante volte mi hanno insegnato qualcosa senza aprir bocca, altre volte mi hanno strappato un sorriso anche sotto al cielo plumbeo di dicembre che ti fa passare la voglia di vivere, altre volte ancora mi hanno inquietata.

Vabbè, dicevamo, prima o poi arriva l’autobus successivo a quello che hai perso per 4 millisecondi ed il circo di esemplari particolari (me inclusa) si sposta sul veicolo, è allora che succedono cose strane ed inaspettate. Ovviamente sono sempre presenti gli appartenenti alle classiche categorie da autobus. Ci sono gli idrofobici, che dall’odore che sprigionano non si lavano probabilmente dal primo sbarco cartaginese, si palesano genitori con 16 figli al seguito che si arrampicano ovunque come le bertucce e gli anziani signori non vedono l’ora di salire per prendersela col giovine di turno col risvoltino (d’altronde d’inverno lamentarsi guardando i cantieri diventa più difficile, dopo la sesta grappa il freddo si fa sentire lo stesso). Tutte queste cose ovviamente ti riempiono il viaggio, nel bene o nel male, ma gli eventi più belli sono quelli che io chiamo “i DLC dei viaggi in bus“.

I DLC sono pacchetti aggiuntivi per i videogiochi, escono di tanto in tanto e ampliano in qualche modo l’esperienza di gioco facendo emozionare ogni nerd che si rispetti. Allo stesso modo, ogni tanto alle solite scene descritte prima succedono avvenimenti che ti rimangono dentro, situazioni ai limiti dell’assurdo, quasi dei piccoli miracoli. Ve ne racconto qualcuno per farvi capire di cosa parlo. C’era questo tizio che beccavo ogni giorno sull’ultima corsa verso casa mia. Saliva con un sacco di tela bianca, e fin qui nulla di particolare, se non che ad un certo punto tirava fuori una montagna di vestiti dal suddetto sacco e si metteva a stendere i panni in giro per l’autobus, giuro. Senza mollette, tra l’altro, era pure bravo. Li lasciava lì e li raccoglieva 25 minuti in pacca dopo. Dopo un mese così non ho resistito e gli ho chiesto il perché di questa strana pratica. Mi ha risposto che solo i sostegni del bus gli asciugano le camicie così bene. Vallo a capire.

Un’altra volta una signora ha chiamato un veterinario per capire perché il suo maiale da compagnia continuasse a mordere lei e i suoi familiari. È venuto fuori che la signora in realtà si è portata a casa un CUCCIOLO DI CINGHIALE da 12 kg. Ho passato i 20 minuti successivi a cercare di capire se effettivamente non sapesse di avere un cinghiale o se stesse cercando di ammortizzare sulle spese del cenone natalizio facendo la gnorri e chiedendo al veterinario come non essere mangiata prima del suddetto suide.

Poi c’era la signora all’ora di pranzo sulla corsa verso la stazione che girava sempre con un trasportino vuoto a cui ogni tanto rivolgeva qualche parola. Col tempo presi confidenza e mi raccontò che la sua gatta se n’era andata dopo 18 anni e lei non riusciva ancora ad accettarlo. Mi faceva molta compassione, mi divertivo a distrarla parlandole dei libri che avevo letto in quel periodo, sembrava sempre contenta di ascoltarmi. Ogni tanto si vedono anche cose che non si vorrebbero vedere, come la tizia che beccavo ogni tanto sull’11 che approfittava dei lunghi viaggi per depilarsi sbattendo il rasoio sporco sul mio sedile. In quei casi, appena possibile fuggivo così velocemente che Forrest Gump vedendomi avrebbe detto “allora scusa sei mejo te”.

Un’altra signora che ricordo con affetto e un po’ di dolore è quella che saliva ad una fermata e si faceva il giro fino a tornare alla stessa identica fermata. Teneva una sigaretta spenta in bocca e il suo sguardo arcigno contrastava con il tenero taglio a caschetto. Sembrava che Jigen avesse deciso di cambiare vita (e sesso) e si fosse dato ad una vecchiaia di riflessione. Aveva anche il cuore di pietra di Jigen, quando passava non mi risparmiava mai insulti gratuiti e bastonate sugli stinchi a caso senza alcun rimorso. Ma le volevo bene lo stesso.

Potrei andare avanti per ore con fare nostalgico, come un’anziana che racconta ai nipoti i bei tempi andati, ma credo di aver già raccontato abbastanza. Già che siete arrivati fin qua però un consiglio ve lo do: ogni tanto, se potete, fatevelo un giro in autobus. Anche solo avere la possibilità di studiare un po’ il vasto panorama umano comodamente seduti è qualcosa che personalmente giudico interessante. Se siete fortunati succederà qualcosa di bizzarro; magari ve ne tornerete a casa un po’ più sereni, un po’ più commossi, forse addirittura un po’ più umani.