Mi sono sempre piaciuti i metodi alternativi ed ecologici per spostarsi da una parte all’altra della città. Mi spiego meglio, trovo bellissimo che nella nostra Ferrara una gran parte della popolazione si sposti in bicicletta, ma dopo qualche mese che giravo solo ed esclusivamente con la mia fedele e sgangherata Bottecchia da corsa mi sono chiesta “Quali altri mezzi potrei usare per spostarmi velocemente in città? Magari senza avere l’ansia di dover chiudere la mia bici con lucchetti a 345 cifre e una chiave per cassette di sicurezza in stile banca svizzera, sfruttando anche gli autobus per le tratte più lunghe”. Così mi è venuta in mente una mia vecchia scimmia: la mia mente è tornata a quando durante le mie visite ai parenti giravo per i paesini del Lazio in skateboard.

Ci ho pensato e ripensato e un giorno passeggiando in centro con un amico ci siamo innamorati di due Penny in vetrina, piccoli skate in plastica che dopo un po’ di allenamento si possono usare anche per spostarsi in città. Senza rifletterci troppo (considerando che erano anche ad un ottimo prezzo) abbiamo deciso che dovevano essere nostri. Quel giorno siamo tornati a casa con due skate nuovi fiammanti color verde fluo con le ruote rosse, col tempo ho realizzato che se avessimo optato per tinte un po’ meno appariscenti forse avremmo attirato meno l’attenzione durante i nostri sgraziati tentativi di usarli. Sì, perché nella follia del momento non avevamo pensato a due cose: 1. Io non salivo su uno skate da 6 anni, e non è come andare in bici o fare i tortellini, non è un’abilità che ti rimane nel tempo. 2. Lui non ci era mai salito in vita sua e non è esattamente la persona sprezzante del pericolo che accetta di imparare cadendo.

Così le nostre strade si sono divise per un po’ e mi sono trovata a dover allenarmi strenuamente per riuscire a non asfaltare pedoni e animali da compagnia al loro seguito, ma devo dire che dopo qualche giorno ci ho preso quasi la mano. La svolta è arrivata quando un mio amico ha acconsentito a prestarmi il suo longboard, un tipo di skate che è fatto solo ed esclusivamente per girare, per una settimana, . Velocità, comodità, stabilità ed è stato amore a prima vista. Ho deciso che per una settimana sarei andata in giro solo ed esclusivamente con quello, dal primo passo fuori dalla porta all’ultimo prima di rientrarci, e ho mantenuto la promessa, sono arrivata a spostarmi col fedele longboard anche per andare a buttare la spazzatura o portare pizze a domicilio (senza ribaltarmi o ribaltare le cibarie, addirittura). Dopo il secondo giorno ho cominciato ad essere incuriosita dai commenti della gente e ho deciso che li avrei raccolti. Alcuni perché erano particolarmente divertenti, altri perché mi hanno fatto capire come ragionano alcune persone davanti a qualcosa di inusuale.

ffff

C’erano innanzitutto quelli terrorizzati da un cosino su 4 ruote di gomma che riuscivo a spingere a 10 km/h a dir tanto. Iniziavano a strabuzzare gli occhi quando mi trovavo più o meno a 134 metri di distanza e, anche se passando tra me e i suddetti sarebbe potuto passare un transatlantico, la battuta era sempre “Ma guarda te oh, ho rischiato di farmi seriamente male! Ma cosa pensa la gente?”. Tutto questo mentre mediamente un ferrarese medio è circondato da almeno 5 biciclette, e statisticamente almeno uno dei ciclisti ha la soglia di attenzione di un calamaro.

Poi, considerato che stavo mettendo in atto il mio esperimento durante la settimana dei Buskers, non potevo non aspettarmi il classico “Mamma mia che gente gira in questo periodo. Guarda lì, i soliti teppisti e ribelli in sailsbort (così la signora ha ribattezzato il mio skate, ndr.)”. Perché ovviamente il mezzo di trasporto influisce direttamente sulla condotta di una persona. Infatti tutti gli automobilisti sono persone responsabili, attente e innocue e tutti i motociclisti hanno la barba e i capelli lunghi, il giubbotto di pelle e un grosso ‘MOM’ tatuato sul braccio destro.

Ho sentito anche dei commenti opposti, gente che non faceva in tempo a sentirmi arrivare che esordiva con un “Eh ma come se la tira però..“. Ora, non so se dovessi intenderla sul piano economico o su quello prettamente performativo. Nel primo caso, posso dire che il costo di assemblaggio di un longboard è sicuramente inferiore ai conti che aprono nei bar in 4 giorni massimo gli individui da cui l’ho sentito dire. Nel secondo caso, la cosa più da “fenomeno” che puoi fare su un mezzo così è sporgere la gamba per spingerti una volta ogni 15 metri, fine. Niente trick, non ti taglio la strada per far vedere che so usarlo (anche perché probabilmente mi stamperei contro la prima vetrina), quindi cosa ti spinge a pensare che io stia usando una tavola di legno per tirarmela?

Per la fine ho tenuto le due categorie di persone che mi hanno fatta sorridere di più: i curiosi entusiasti e i bambini. I primi nel giro di una settimana mi hanno tartassata di domande, guardata passare con stupore e interesse, si sono fatti spiegare come andarci. Insomma, si sono fatti coinvolgere da una cosa che non conoscevano, appassionare da un qualcosa di strano che non avevano mai visto o usato senza ritenerlo una minaccia o una novità da isolare. E i secondi, beh i secondi vedono tutto con gli occhi della meraviglia. Mi ricordo uno scambio in particolare: un bambino che sentendo dire alla madre “Ma che razza di gente ci gira con quel coso?” ha sorriso a me e risposto “Ma mamma, non lo vedi, è una cosa così strana e bella. Chiaramente ci girano solo i supereroi“. E così me ne sono tornata a casa sporca, distrutta a livello muscolare ma felice, perché ho avuto la conferma che tra tante persone che vedono le cose inusuali come minacce o cose stupide, per fortuna c’è sempre qualcuno che abbraccia le novità e ne tira fuori il meglio. Ecco, per loro sono convinta che ci sarà sempre un futuro.