Con l’arrivo della seconda ondata e qualche informazioni in più rispetto qualche mese fa, in molti si stanno chiedendo quali siano i sintomi COVID-19 e che cosa sia meglio fare per ridurre il rischio di contagio:

Sintomi
I sintomi più comuni:
• febbre almeno a 37,5 °C;
• tosse secca e persistente per qualche giorno;
• spossatezza.

Quelli meno comuni ma comunque rilevanti comprendono:
• naso chiuso;
• diarrea, soprattutto tra i bambini;
• perdita dell’olfatto e del gusto;
• mal di testa;

  • diarrea

• mal di gola;
• congiuntivite.

Se manifesti sintomi gravi, consulta immediatamente un operatore sanitario. Non recarti direttamente dal tuo medico o in una struttura ospedaliera, bensì chiama prima. Le persone con sintomi lievi che non soffrono di altre patologie sono tenute ad automedicarsi a casa.In media, trascorrono 5-6 giorni prima che una persona che ha contratto il virus manifesti i sintomi; il periodo di incubazione può però durare fino a 14 giorni.

COVID-19 vs influenza
Nella sua fase iniziale COVID-19 si presenta spesso con sintomi molto simili a quelli influenzali e di altre infezioni respiratorie. Questo può in alcuni casi complicare la diagnosi della malattia ed è uno dei motivi per cui è sempre bene consultare il proprio medico nel caso in cui si presentino dei sintomi.

Le cose da sapere sul coronavirus

Sintomi lievi e gravi
Nella maggior parte dei casi si presenta con sintomi lievi e che tendono a risolversi in una decina di giorni. Nei soggetti anziani o deboli, la malattia può portare a sintomi più importanti che possono rendere necessario un ricovero in ospedale. I casi più gravi sono trattati in terapia intensiva, con farmaci per contrastare la replicazione del virus e tenere sotto controllo la risposta immunitaria, che talvolta diventa fuori misura e crea ulteriori danni. I soggetti che non riescono a respirare autonomamente vengono sedati e intubati, in attesa che l’organismo superi l’infezione. Ulteriori complicazioni possono comportare un peggioramento delle condizioni cliniche e nei casi più gravi la morte del paziente.

Asintomatici
Siamo fatti tutti diversamente e reagiamo in modo diverso a un’infezione da coronavirus. In questi mesi di studi e ricerche è emerso che una porzione significativa della popolazione non sviluppa sintomi ed è quindi “asintomatica”. Nel periodo di massima carica virale gli asintomatici possono essere comunque contagiosi, e per questo è importante che chi è stato a contatto con persone che hanno poi scoperto di essere positive mantenga il maggior numero di precauzioni possibili.

Ho febbre, tosse o altri sintomi della COVID-19, che faccio?
Come si dovrebbe fare con altri problemi di salute, nel caso in cui si abbiano febbre o tosse è bene mettersi in contatto con il proprio medico di famiglia che potrà fornire indicazioni e consigli su cosa fare.

Se i sintomi si sono presentati da meno di un giorno, il medico potrà consigliare di rimanere a casa, possibilmente isolandosi dal resto degli eventuali conviventi, e di attendere per verificare l’evoluzione della situazione. Nel caso di sintomi persistenti, il medico di famiglia si attiverà per inviare una notifica all’ASL e disporre un test tramite tampone, per verificare l’eventuale presenza del coronavirus.

Quarantena e isolamento
I due termini sono spesso usati indistintamente, anche se indicano due cose lievemente diverse. L’isolamento riguarda i malati, la quarantena i sani che sono stati a contatto stretto con i malati. Ci sono poi numerose sfumature intermedie che riguardano per esempio i contatti stretti con individui positivi, ma che non hanno sviluppato sintomi. Per questo è importante l’attività di tracciamento dei contatti effettuata dalle autorità sanitarie, per la corretta definizione dei vari casi.

Isolamento
L’isolamento riguarda gli individui che risultano positivi al coronavirus e che quindi devono stare alla larga dagli altri, per prevenire nuovi contagi.

Quarantena
La quarantena riguarda invece gli individui sani esposti a una persona risultata positiva al coronavirus (“contatto stretto”). L’individuo esposto deve fare attenzione soprattutto all’eventuale comparsa di sintomi, che potrebbero indicare di avere subìto un contagio.

Tampone positivo
In generale, chi risulta positivo a un tampone deve rimanere in isolamento per un tempo variabile a seconda della propria condizione.

Positivi asintomatici
Restano in isolamento per almeno 10 giorni dal momento in cui gli viene comunicato l’esito del test. Al termine di questo periodo devono sottoporsi a un nuovo tampone: se risulta negativo possono terminare l’isolamento.

Positivi con sintomi
Rimangono in isolamento per almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi e negli ultimi 3 giorni non devono più averne. Finito questo periodo si sottopongono a un nuovo tampone: se risulta negativo interrompono l’isolamento. È quindi necessario che siano trascorsi almeno 3 giorni senza sintomi (nell’ambito dei 10 di isolamento) per poter effettuare il nuovo tampone.

Prolungata positività
Diversi individui non hanno più sintomi da almeno una settimana, ma continuano a essere positivi al tampone che dovrebbe determinare la fine del loro isolamento. Le nuove regole introdotte a ottobre dal ministero della Salute prevedono che in questo caso si possa terminare l’isolamento se questo è durato almeno 21 giorni dalla comparsa dei sintomi (a patto che negli ultimi 7 giorni non abbia appunto avuto più sintomi).

Contatto stretto
Ci sono molte circostanze che portano un individuo a essere definito “contatto stretto”, cioè una persona che ha avuto un’esposizione ad alto rischio con un caso positivo probabile o confermato.

Può essere contatto stretto:
• un convivente di un caso positivo;
• chi è rimasto faccia a faccia con un positivo a meno di 2 metri di distanza, per almeno 15 minuti e senza indossare la mascherina;
• chi è rimasto a lungo in ambienti chiusi con un positivo e senza utilizzare la mascherina;
• chi ha avuto contatto diretto fisico con un positivo, per esempio gli ha stretto la mano o è entrato in contatto con le sue secrezioni, per esempio toccando un fazzoletto per soffiarsi il naso usato.
• chi tra il personale sanitario non utilizza adeguate misure di protezione individuale.

I contatti stretti di solito scoprono di essere tali prima di sviluppare i sintomi, spesso quando ricevono comunicazione da qualcuno che avevano incontrato e che ha poi scoperto di essere positivo. Non è detto che un contatto stretto sia stato contagiato, ma siccome molti individui positivi rimangono asintomatici è ugualmente opportuno assumere qualche precauzione.

Un contatto stretto asintomatico (quindi sano) deve rimanere in quarantena per 14 giorni dal momento in cui ha avuto il proprio ultimo contatto con la persona positiva. Al termine delle due settimane non deve fare un tampone, salvo nel frattempo non siano emersi sintomi o gli sia stato richiesto di sottoporsi ai test dalle autorità sanitarie.

In alternativa, per accorciare i tempi della quarantena, il contatto stretto può sottoporsi a un tampone dopo dieci giorni dall’ultimo contatto con il caso positivo: se il test risulta negativo, finisce immediatamente la quarantena; se il tampone dà esito positivo, il contatto stretto diventa ufficialmente un contagiato e deve quindi sottoporsi all’isolamento vero e proprio.