Il risultato uscito dalle urne del 23 novembre non può che essere un ossimoro: il PD vince perdendo voti.
Sembrano passati secoli dal “abbiamo non vinto” di bersaniana memoria, eppure, anche oggi, la vittoria dimezzata del partito del premier-segretario Matteo Renzi paga un’evidente disaffezione degli elettori che in questi mesi sono stati raggiunti dalle numerose notizie che hanno coinvolto a vario titolo non solo i consiglieri regionali uscenti (nell’inchiesta “Spese Pazze”) ma anche dello scandalo (ri)scoperchiato da Report circa i presunti legami di HERA con la criminalità organizzata.

La bassissima affluenza, meno del 40%, non può però essere ricondotta esclusivamente al lavoro dei sostituti di Giovannini, né tanto meno ad un ipotetica crociata di legalità verso un’evidente dilagare di comportamenti contrari alla corretta gestione della pubblica amministrazione (partendo dallo commissariamento del Comune di Parma fino ad arrivare ai recenti numerosi rilievi della Corte dei Conti regionale) ma deve anche essere attribuita ad una cesura con le istanze più profonde dell’elettorato.

Il sancta santorum della sinistra si è diviso nella scelta se rimanere cuperliano oppure transitare nel nuovo corso renziano. Tra gli artefici della spaccattura c’è certamente Bruno Papignani, il Maurizio Landini emiliano-romagnolo, che non pago dei precedenti “morti e feriti”, dal sindaco di Imola Daniele Manca sino al fedelissimo del Giglio magico Matteo Richetti, ha esplicitamente invitato a non votare Bonaccini.

Nonostante tutto questo il PD, con il suo 44,5% farà accomodare in v.le Aldo Moro 30 consiglieri, tra cui i due ferraresi Calvano (5853 preferenze) e Zappaterra (6678 preferenze).

Folto anche il gruppo consiliare della Lega Nord e Alan Fabbri, forte dei 374.736 voti come candidato presidente, farà sedere altri 8 colleghi del Carroccio rubando uno dei tre seggi di Forza Italia. Insieme al sindaco di Bondeno ci sarà anche il centese Pettazzoni, d’ora in avanti il politico più alto in grado in provincia dopo Fabbri, che è stato preferito 979 volte.

A seguire il Movimento 5 Stelle e poi L’Altra Emilia Romagna, senza eletti in provincia.

 

foto: giornalettismo.com