Questa è la mia prima intervista dopo quasi trent’anni. Ed è bello farla ad un giovane romanziere esordiente, Corrado Spelli.

Un ragazzo di appena trentanove anni, che scrive come parla. O come mangia.

Faccia pulita, sorridente, uno che non se la tira. Uno di noi, finalmente!

Il suo prima romanzo è intitolato: “La stanza del dipinto maledetto”, ed è pubblicato da Newton Compton.

Una casa editrice che si distingue per il fiuto ed il coraggio nel lanciare autori di talento, anche se sconosciuti al grande pubblico. E magari anche agli addetti ai lavori.

La chiacchierata con Spelli è avvenuta davanti ad un buon caffè al “Rifugio degli Artisti” di Dosso di Sant’Agostino da “Armando” la sera di Halloween, la notte delle streghe. Guarda che combinazione: un’atmosfera magica e misteriosa come quella che fa da cornice al romanzo.

 

Corrado Spelli 5340Sandro:  “Allora Corrado, parlami un po’ di te.”

C. Sono nato a Castel San Pietro nel 1974 ma vivo a Medicina vicino a Bologna da sempre. Sono sposato con Francesca ed ho due figli: una bimba di 6 anni, Elettra, ed un maschio di 3, Riccardo. Faccio il giornalista e lavoro nel settore della comunicazione.”

S:  “Il tuo è un nome d’arte. In realtà so che ti chiami Corradi Peli. Per caso sei timido? A guardarti non si direbbe.”

C:  “No – ride – è stato un suggerimento della mia casa editrice. Ma mi piace, e quindi va bene.”

S: “La descrizione della tua famiglia sembra quasi una storia d’altri tempi. Un po’ come quella del tuo romanzo, che ho letto solo in parte ma che mi sembra originale e fresco. Voglio gustarmelo con calma.            Mi dici com’è nata l’idea che ne sta alla base?”

C: “Mi è venuta lavorando ad un genere thriller/paranormale. Il romanzo in origine era ambientato in Inghilterra. Poi, pensando ad un pubblico di lettori italiani, l’azione si è trasferita a Perugia. Città universitaria gotica e cupa.”

S: “Come scrivi? Intendo dire, che metodo segui?”

C: “Di getto e la penna di solito non ce la fa a rincorrere i pensieri. Poi modifico la prima stesura. I miei primi romanzi sono ancora nel cassetto ed erano molto più elaborati. All’inizio scrivere era una grossa fatica. Con “La stanza del dipinto maledetto” è stato diverso.”

S: “I risultati si vedono. Quanto tempo ha richiesto questo libro? E quante copie hai venduto fino ad ora?”

C: “Mi ci sono voluti all’incirca un paio d’ anni di lavoro. Ho firmato il contratto con Newton Compton nel 2012, il romanzo è uscito nel giugno di quest’anno. Non ho i dati precisi ma direi numerose.”

S: “Un risultato di tutto rispetto per un giovane romanziere esordiente nel panorama del mercato editoriale odierno, dove notoriamente la gente legge sempre meno. Sei soddisfatto?”

C: “Indubbiamente si. Come non esserlo?”

S: “Un mio concittadino e tuo amico, Marcello Simoni di Comacchio, ha vinto il Premio Bancarella 2012, ed è un tuo coetaneo. Credi sia un coincidenza o forse un segnale di cambiamento?”

C: “Forse si, almeno lo spero. Staremo a vedere.”

S: “Tu ricorri ad un linguaggio semplice ed immediato. Pure divertente. Che sia anche questo un segreto del successo? Parlo in generale, non solo del tuo libro.”

C: “Si, c’è del vero. I lettori sono stanchi di cose astruse e cervellotiche. La cultura non è fatta solo di questo.”

S: “Sono d’accordo con te. Per concludere la solita domanda di rito: progetti per il futuro? Pensi di inaugurare un filone?”

C: “Francamente non ho ancora deciso, e non dipende solo da me. Anche da come andrà questo libro. Ma per me non è solo una questione di vendite.                                                                                                                                                                   Sto lavorando alla stesura di una nuova cosa. Una storia ambientata dalle mie parti a cui tengo molto, che si svolge nell’arco di quattro estati: 1944, 1985, 2006 e 2013.”

S: “Bene. Adesso ci facciamo un altro caffè?”

C: “Certo che si: stavolta però doppio in tazza grande e caffè corretto!”

 

di Sandro Bevilacqua