“Ferrara non è solo la mia città, ora è anche la mia palestra”. L’emergenza Covid ci ha costretto a reinventarci e qualcuno ha saputo farlo meglio di altri. Un esempio di “flessibilità nella mente e nel corpo”, come lui stesso ama definirla, è quello del ginnasta ferrarese Andrea Bellini.

L’ex campione nazionale di ginnastica artistica ha deciso di trasformare i luoghi simbolo di Ferrara in straordinarie location dove allenarsi. Il risultato? Mantiene costante il suo impegno sportivo nonostante le palestre chiuse e, perché no, trova un modo innovativo per promuovere la sua, la nostra, città.

Un duplice obiettivo che fa volare con la mente – e solo quella, alle acrobazie ci pensa lui – che ci siamo fatti raccontare in prima persona e allora… ad Andrea la parola!

Come è nata l’idea di trasformare i luoghi del cuore di Ferrara in una palestra a cielo aperto?

L’idea mi è venuta in mente ancor prima del lockdown di marzo. Mi sono sempre allenato in palestra ma allo stesso tempo volevo rappresentare la ginnastica all’esterno per far conoscere questa disciplina agli altri. Facevo il ponte nei prati, la spaccata in spiaggia… e la gente capiva subito che dietro c’erano anni di lavoro. Solo ultimamente ho avuto l’idea di ampliare questo progetto, di giocare con Ferrara – città in cui sono nato, cresciuto e formato e dove vivo tuttora – attraverso i monumenti. Poi il fotografo Pierluigi Benini mi ha contattato e da lì è nato il book fotografico.

Un blocco di marmo diventa una cavallina, ma ogni angolo è buono per un volteggio, una verticale o una spaccata. In quali sfondi storici si è allenato finora?

Sono partito dal Castello Estense perché è il monumento simbolo di Ferrara, sia all’esterno che all’interno. Poi mi sono spostato verso palazzo Diamanti, parco Massari e le Mura. Gli scorci interessanti non mancano, penso ad esempio a via delle Volte o al giardino delle Duchesse. Vorrei riprendere qualcosa anche del Duomo, chiuso per lavori, e aspetto conferma dal Teatro Comunale che sicuramente merita, dalla platea alle logge. E magari i musei chiusi come Casa Romei o palazzina Marfisa d’Este… certo ora purtroppo non si possono visitare, ma tramite uno scatto si può ricordare e sognare di tornarci presto.

C’è già chi ha proposto un calendario… Quali possono essere gli sbocchi di questo progetto?

Alcuni hanno proposto anche un libro di immagini, con una piccola descrizione dell’esercizio e del monumento, e potrebbe essere interessante. Forse mi piacerebbe di più realizzare un calendario, sempre sobrio per far intravedere la fisicità, per invogliare i turisti a visitare Ferrara. Chissà, si potrebbe pensare a una collaborazione con il Comune per promuovere il turismo… intanto mi hanno contattato anche da Bologna per fotografare alcuni esercizi complessi anche lì. Insomma, il progetto piace anche fuori dalle nostre Mura.

Ma raccontaci un po’ la tua storia e la voglia di ‘uscire dagli schemi’…

Ho iniziato a 7 anni a fare ginnastica artistica. A 16 anni ho vinto i campionati italiani alle parallele e sono stato capitano della squadra di serie A2 di Ginnastica Ferrara fino a 27 anni. Era diventato più uno sforzo mentale che fisico e così 6 anni fa ho smesso a livello agonistico. Sono uscito dagli schemi trasformandola in acrobatica, mettendomi in gioco con il mio corpo per fare cose diverse su attrezzi diversi. Sono istruttore di ginnastica artistica e calisthenics, una pratica che unisce forza, equilibrio ed elasticità. Sta prendendo piede anche in Italia e ci vorrebbe un centro più grande e attrezzato rispetto al parchetto di Villa Fulvia. Come struttura sarebbe perfetto il parco Urbano che potrebbe essere valorizzato per avvicinare i ragazzi allo sport all’aperto. Alterno gli allenamenti a lunghi giri in gravel bike per migliorare la resistenza e vedere la città da un altro punto di vista, in mezzo alla natura.

Qual è il messaggio che vuole lasciare agli sportivi e aspiranti tali in questo periodo di chiusura delle palestre?

Il mio consiglio è mettere in campo quello che ognuno ha messo da parte negli anni con nuove iniziative e nuovi strumenti, dando sfogo alla fantasia e all’intraprendenza. Sono aspetti fondamentali che attestano la nostra resilienza. Bisogna avere volontà e ottimismo per superare i momenti difficili e aiutare la mente e il fisico.

Un po’ di speranza non guasta… ultima domanda: qual è la figura che più ti rappresenta?

Sicuramente la planche, da non confondere con il plank, in cui si sta sospesi sulle mani. È un’abilità che amo perché si può fare ovunque, basta avere un appoggio, e richiede grande forza ed equilibrio che la gente apprezza. Come elemento dinamico direi il backflip, il salto mortale all’indietro. Adoro saltare e lo faccio ovunque. Per me è talmente facile che mi viene naturale ma tengo a precisare che tutto quello che faccio è stato costruito all’interno di una palestra, con attrezzi e tappetature giuste. Lo dico soprattutto ai ragazzini: non sono cose che si improvvisano, altrimenti si rischia di farsi molto, molto, male. Quindi fate attenzione e usate sempre la testa.

Don’t try this at home. Ma per promuovere la nostra città, oltre lo sport e le Mura, è tanta roba.