Se ne sono letti tanti di articoli sulla mostra di Matisse che si sta svolgendo al Palazzo dei Diamanti di Ferrara e allora anche io ho deciso di fornire una personale cartolina di tutto questo guazzabuglio di quadri e cultura, partendo però da un chiaro ed inequivocabile presupposto.

Personalmente di arte non me ne intendo per niente, diciamo che se mi poni davanti un quadro di Jackson Pollock ed un pannolone che ha subito un impellente ed inarrestabile attacco di intestinale difficilmente riuscirei a carpirne l’effettiva differenza.

Jackson perdonami per il paragone, sono pur sempre uno che alle medie coi propri prendeva degli “Appena sufficiente” mentre gli altri si crogiolavano nei loro “Ottimo”.

Ma questo non mi ha impedito di varcare la soglia della mostra dedicata a Matisse ed alla sua ossessione: la figura.

La figura utilizzata per sondare i limiti della propria arte e superarli fino a farli diventare sempre qualcosa di nuovo, in particolare era ossessionato dalla figura femminile e per questo essenzialmente non c’è bisogno di fare Matisse di cognome.

Quanto viene proposto è una sorta di viaggio nel tempo e nella carriera di Henri Matisse a partire dai primi anni fino ad arrivare alle ultimi produzioni.

matisse_ferrara_giovaneNon lo nego, pur essendomi documentato riguardo l’intera produzione pittorica di Matisse,  davanti a qualche quadro presentea (pochi in realtà), mi sono quasi ritrovato a pronunciare ad alta voce la tanto amata frase tratta da Aldo, Giovanni e Giacomo in Tre uomini ed un gamba:”Il mio falegname con trentamila lire la faceva meglio”.

Magari stavolta sostituendo la parola falegname con imbianchino.

 

Ma ci sono anche delle opere che mi hanno particolarmente colpito, su tutte il ciclo di quadri dedicati al poema di Mallarmé “Il pomeriggio del fauno”, sia chiaro non saprei nemmeno dire il perché anche per via della mia inesperienza in materia.

Altra cosa particolare che offre la mostra è una ripresa video dello stesso Matisse all’interno del suo atelier mentre è al lavoro su un quadro che troveremo fisicamente a pochi centimetri di distanza “Giovane donna in bianco, sfondo rosso”.

La cosa effettivamente ha un fascino particolare, volgere indietro lo sguardo facendo un salto temporale di quasi ottant’anni per vedere il pennello sulla tela e vederne il risultato proprio accanto a sé.

Una cosa tipo Giovanni Muciaccia in Art Attack che prima vi fa vedere la preparazione e poi il risultato finito.

Ma poi qualcuno sa che fine ha fatto Muciaccia?

Parliamo di costi, sento già le balle di fieno che rotolano nel deserto dei vostri portafogli, il biglietto intero costa undici euro ma suppongo che tutti vi rechiate al Renfe e che quindi siate in possesso della  sempiterna tessera Arci, ecco con quella avrete la riduzione a nove.

Più o meno lo stesso prezzo di qualunque drink card di un locale ferrarese e allora un Long-Island in meno ed un Matisse in più, che poi a venirvi in salvo ci saranno sempre i negozi dei pachistani low-cost che ormai si stanno affermando in tutta la città.

Sia chiaro non sto facendo il paraculo, non sto dicendo che è una cosa davvero per tutti.

Potenzialmente è una cosa che chiunque possa apprezzare ma ci vuole comunque un minimo di impegno di base e di voglia di approfondire questo bel mondo, se così non fosse l’Iper Coop alla domenica sarebbe deserta e il Palazzo dei Diamanti sarebbe saturo di gente e vedrebbe in continuazione file bibliche.

 

Foto: palazzodeidiamanti.it