di Giorgia Pizzirani

Togliete l’ultima sillaba che compone il suo nome, chiamatela semplicemente Marti.
Classe 1995, Martina Rubbi arriva da Voghenza e studia nel corso di Educatore Sociale e Culturale all’Alma Mater di Bologna.
Gli studi umanistici e pedagogici non la allontanano dal primo grande amore, dalla passione della vita: la fotografia.
L’arco dell’ottava arte sfrutta lesto e puntuale due frecce per colpirla quando ha tra le mani una macchina fotografica e, di fronte a sé, un musicista. Questo mix la porta a identificare il motore delle sue creazioni, catturando nelle performance musicali l’attimo in cui la musica e la sua estensione umana, cioè il musicista, manifestano la loro vera essenza.
A 17 anni, con il suo scatto “L’estasi in una nota” vince la 33esima edizione del concorso nazionale di fotografia a tema libero “Vittorio Bachelet”. Per lei, che fotografa “L’estasi in una nota”, viene istituito appositamente il premio speciale Under 25.

Fabrizio Fratangeli e Martina Rubbi durante la premiazione al concorso Vittorio Bachelet

Fabrizio Fratangeli e Martina Rubbi durante la premiazione al concorso Vittorio Bachelet

Martina ama fotografare musicisti, catturare il momento in cui un allegro diviene adagio, una improvvisazione esplode esausta di energia. Alcune delle sue creazioni hanno inaugurato la mostra fotografica “Istantanee Emozioni” al ristorante Dogana, in via della Luna 30, che il 6 febbraio ha aperto le porte ad appassionati e curiosi in occasione del progetto “Dogana in fotografia” voluto dal papà del Buskers Festival di Ferrara Stefano Bottoni e il titolare del ristorante Dogana Valter Lucchini.
Qui, tra colori e bianco&nero, tra artisti di strada all’opera e pause di qualche secondo, l’estasi di quel primo esperimento che la porta a vincere il concorso la mette sotto gli occhi di tutti.
Scatti informali che uniscono forma e contenuto, in cui si riversano momenti programmati e istantanei, riflessivi o nati sotto un cavolo, privi di gestazione e sbocciati in un momento come un amore sbagliato o una ispirazione improvvisa durante un compito in classe da cui pensavate non sareste usciti vivi.
“Il primo concerto che ho fotografato con la mia macchina era al Maelstroem, nel settembre 2011, ma i miei primissimi concerti li vidi nel gennaio dello stesso anno e i primi scatti seguirono a maggio.”

Giacomo Marighelli e Friedrich Cané in uno scatto di Martina Rubbi

Giacomo Marighelli e Friedrich Cané in uno scatto di Martina Rubbi

Le sue foto pulsano come vene sotto la pelle, spogliano delle sovrastrutture per concentrarsi su chi c’è sotto quella apparenza che nasconde una identità.
Spesso viene definita “fotografa della vita”, parole che le calzano come un morbido cappotto in una giornata d’inverno. Se capitate davanti all’obiettivo della sua Canon, non vi sorprenderà ritrovarvi in nudi in carne e anima, impressi su carta fotografica. Il più spontaneamente possibile.
“Una foto ragionata è più difficile da realizzare. Prendi a esempio la foto che ritrae Giacomo Marighelli e Friedrich Cané – in cui oggetti lanciati verso l’alto sfidano la forza di gravità danzando liberi sopra le teste dei due artisti, ndr – l’abbiamo fatta e rifatta fino a ricreare l’effetto che era ben chiaro nella mia mente.”
Malinconia e riflessione, implodere su se stessi o spogliarsi.
“Preferisco un soggetto allegro perché libera emozioni in me che posso ritrarre attraverso il mio strumento. Mi aiutano a filtrarlo al meglio cercandone l’aura. Di questo ringrazio Matteo Maragno, che per primo mi ha offerto la possibilità di esporre pubblicamente lavori miei. La mia prima personale, allestita in un mercatino per il baratto, dal particolare per arrivare al generale”.

La fotografia "L'estasi in una nota"

La fotografia “L’estasi in una nota”

Potete entrare nel mondo di Marti esposto alla Dogana fino al 24 marzo.