di Michele Orlandi

In questi tristi giorni di pandemia ognuno di noi ha dovuto rinunciare a qualcosa.

Un’attività che abbiamo certamente limitato sono le mezze maratone su e giù per il centro cittadino, a scansare bici manco fossimo Neo di Matrix e ammassarsi sotto l’albero di Natale per il selfie d’ordinanza e, da buoni ferraresi, lamentarsi di ogni suo difetto.

Quest’attività appena descritta si può riassumere con un’espressione, abbastanza comune a Ferrara ma anche in altre città italiane, ovvero “farsi una vasca in centro”. 

Ma chi ha coniato per primo questo modi di dire? Chi ha dato via a questa tradizione?

Beh, non ci è dato saperlo per certo ma con un po’ di immaginazione possiamo trovare molti parallelismi con una prassi usata dagli Estensi in merito all’intronizzazione del nuovo Signore della città. 

Grazie alla macchina del tempo prestataci dal Doctor Who, possiamo rapidamente tornare all’ultima vasca di un Duca a Ferrara: Alfonso II, succeduto al padre Ercole II. 

Ci troviamo nel novembre del 1559, nel giro di quasi trent’anni gli Estensi perderanno il dominio su Ferrara lasciandoci in balia del Papato fino all’unificazione d’Italia.

Tutto ciò è sconosciuto al buon Alfonso, egli ha altro in mente, in quel momento vuole solo godersi il suo bel giro per la città mentre tutta la popolazione, nobiltà e clero compresi, gli rendono omaggio.

L’ingresso del Duca in città era un evento di grande rilevanza in quanto consisteva nella prima uscita pubblica del nuovo Signore; egli prima di poter varcare le mura doveva dare prova di conoscere tutte le leggi e gli statuti cittadini perciò veniva interrogato direttamente dal Giudice dei Savi, il più alto rappresentante della magistratura cittadina.

Passato il test, ovviamente dal 18 in su, il Duca poteva finalmente mostrare tutta la sua magnificenza tra le mura interne, ovviamente con una vasca olimpionica per il centro.

Il Duca, a capo di un corteo delle dimensioni della folla accorsa per la festa promozione in A della Spal, veniva così portato in trionfo per la città, su un super lussuoso baldacchino.

Il corteo partiva dalla porta di Castel Tedaldo (in piena zona Gad), proseguiva lungo Ripagrande, San Paolo, Baluardi risalendo per la zona dell’ex Castrum bizantino per terminare alla Cattedrale.

Durante il tragitto il Duca veniva osannato dalla popolazione e l’itinerario era scandito da decine di ricchi archi di trionfo creati ad hoc da ordini monastici, comunità ebraica, corporazioni o anche da semplici cittadini. 

Le tradizioni popolari però non si limitavano a questo: ad esempio, in quell’occasione il Duca era solito rilasciare alcuni prigionieri politici o concedere grazie, a dargli manforte si univa il volgo che spesso e volentieri assaltava il Palazzo della Ragione, non per approfittare dell’ultima offerta di McDonalds ma per bruciare i vari atti giudiziari. 

Infine, giunto il Duca alla Cattedrale, si faceva una gran ressa per cercare di prendere le redini del ducal destriero e rubarlo manco fosse una bici in stazione; spesso il Duca la prendeva di spirito e riscattava il proprio cavallo dai manigoldi, altre volte gli rodeva e sguainava la spada per far valere le proprie ragioni.

Conclusa tutta la cerimonia e la relativa sgambata, il novello Duca poteva ritirarsi in Castello e riposarsi in vista della giornata successiva: mentre la prima era una giornata di giubilo e festeggiamenti per l’insediamento del nuovo Duca, il giorno seguente tutta la città si vestiva a lutto per la sepoltura del Duca precedente.

Come detto in apertura, quella di Alfonso II fu l’ultima “vasca” nel Ducato di Ferrara, infatti nel 1598, alla morte di Alfonso, non vi sarà nessun erede legittimo e il successore designato, Cesare d’Este, in seguito a malcontento cittadino e scomunica papale abbandonerà la città per trasferire la Corte Estense a Modena, futura capitale del Ducato.

Ferrara tornò così a fare parte dei possedimenti papali dando inizio ad una lenta fase di decadimento di quella allora era considerata “la prima città moderna d’Europa”.

Nella cartina in alto, il percorso del corteo di Alfonso II