Mercoledì 1° Aprile ANSA pubblica un articolo intitolato: Caso Ferrara allo studio “resistente” al contagio. Al suo interno, subito ripreso dai giornali locali e poi persino dal corriere di Bologna e da Repubblica, sono riportate una serie di dichiarazioni concesse dal commissario regionale ad acta per la pandemia in Emilia-Romagna Sergio Venturi: “O la talassemia o il tema della malaria credo abbiano avuto una parte nel mantenere quelle zone quasi intatte rispetto a un attacco così forte e feroce come quello del virus che abbiamo in queste settimane”.

Rincara augurandosi: “che nelle prossime settimane, soprattutto docenti dell’Università di Ferrara ma non solo, siano interessati a produrre uno studio che ci faccia sapere perché i ferraresi hanno questa specie di ‘quasi invulnerabilità’”. 

Nel fare queste dichiarazioni precisa: “Le ipotesi dei tecnici non le ho ancora”.

L’articolo in questione ha suscitato molto interesse e anche una sorta di irrazionale senso di orgoglio negli abitanti della bassa ferrarese “a questo giro siamo noi i più forti”. In pochi giorni è diventato argomento di discussione tra chi attende in fila per entrare al supermercato o per chi si ferma lungo le viee del centro storico a parlare con un vicino affacciato al balcone.  Alla luce di tanto clamore e tanto discutere è però giusto chiedersi: questo senso di invulnerabilità è legittimo? Esiste davvero un “caso Ferrara”?

Per rispondere analizziamo i due cardini su cui poggiano le dichiarazioni di Venturi:

  1. La significativa diffusione della malaria nel corso dei secoli passati nella provincia estense. 

Prima di tutto: esiste una connessione tra Malaria e Covid-19?
La verità è che la connessione non è dimostrata da nessuno studio. L’unica cosa che si può dire è che ad oggi uno dei farmaci impiegati con (relativo) successo nel combattere il Covid-19 è la Clorochina, un antimalarico utilizzato fin dalla metà del secolo scorso a scopo profilattico. Quello che Venturi (ma non solo) ha suggerito è che la resistenza naturale alla malaria, sviluppata dalla popolazione di Ferrara a causa della sua secolare esposizione alla malattia, la abbiano resa anche parzialmente immune al Covid-19. 

Insomma, il farmaco usato è il medesimo quindi l’immunità naturale al male del passato dovrebbe garantire una risposta migliore alla malattia del presente.

Questa teoria, così suggestiva, va però subito in crisi se poniamo un’altra domanda: tra le città italiane, Ferrara è l’unica ad avere alle spalle una significativa storia di malaria?
Da una breve indagine storica scopriamo che invece di città come Ferrara ce ne sono diverse e tra queste alcune sono oggi tra le più colpite dal Covid-19. Ne sono un esempio le città di Cremona, Lodi e, l’ormai arcinota Codogno catalogate come zone di diffusione della malaria nella “Carta della Malaria dell’ Italia” redatta nel 1882 sotto la direzione di Luigi Torelli.


Img1: estratto da “carta della malaria dell’Italia” 1882

  1. Il ridotto numero di contagi registrati nella provincia di Ferrara.

Innegabile che Ferrara sia la provincia in Emilia-Romagna ad aver registrato il numero più basso di contagi. Basti pensare che fra le province Emiliane confinanti c’è Modena che, ad oggi ha registrato un numero di casi quasi cinque volte superiore a quelli di Ferrara.

Tab.1: numero totale di contagi Covid-19
(grafico realizzato a partire dai dati ufficiali forniti dalla protezione civile, ripresi dal sole 24 ore)

Tuttavia, quello del numero totale di contagi non è l’unico dato utilizzato per lo studio dell’epidemia né il più adeguato. Chi studia questi fenomeni guarda piuttosto alla variazione diurna percentuale (il numero di nuovi infetti in più rispetto al numero totale di infetti del giorno prima). Questo numero non ci dà informazioni sul numero totale di malati ma risponde ad una domanda molto più importante “con quanta velocità si sta diffondendo la malattia?”. 

Confronto Modena e Ferrara

Seguiamo questo approccio e confrontiamo Ferrara con Modena a partire dal 16 Marzo (circa una settimana dall’entrata in vigore delle misure di quarantena) fino al 1° Aprile (giorno in cui è stato pubblicato l’articolo dell’Ansa). Si scopre che i valori di variazione diurna percentuale sono in realtà abbastanza simili, in altre parole la malattia si sta diffondendo con la stessa velocità in entrambe le province.

Tab.2: variazione diurna percentuale dei contagiati Covid-19
(grafico realizzato a partire dai dati ufficiali forniti dalla protezione civile, ripresi dal sole 24 ore)



Come mai Ferrara conta al primo di aprile 326 casi e Modena 2.297? Al 16 Marzo Ferrara contava 44 positivi (in grado di infettare altri soggetti sani) mentre a Modena se ne registravano ben 440, 10 volte tanti.
Perché allora mentre, settimane fa, nelle altre province si contavano già centinaia di malati a Ferrara solo qualche decina? A questa domanda è difficile dare una risposta certa tuttavia esistono diverse possibili ragioni: se paragonata alle province confinanti quella di Ferrara ha meno abitanti distribuiti su un territorio molto vasto. Ha un terzo della popolazione totale rispetto alla provincia di Bologna e meno della metà della densità abitativa rispetto alle province di Modena e Ravenna.

Va da sé che un’area geografica a bassa popolazione e a bassa densità è caratterizzata da un numero minore di spostamenti e di interazioni sociali le quali, come abbiamo imparato, sono alla base della trasmissione del virus. Ferrara è inoltre è l’unico capoluogo della regione che non incrocia la via Emilia che come sappiamo è, tra le arterie che connettono la Lombardia al resto del paese, quella lungo cui si concentrano la maggior parte degli spostamenti.

In conclusione né l’eredità genetica della malaria né i numeri del contagio danno fondamento all’idea di questa ‘quasi invulnerabilità’ (cit.) a cui per qualche giorno è stato, per molti, piacevole credere.