di Edoardo Righini, Elisabetta Benini e Federica Alberghini

La campagna vaccinale è cominciata, ma visto che per certe cose un vaccino non esiste, l’operazione è stata accompagnata dai sospetti di una parte della popolazione che grida al complotto delle “Big Pharma”.

Ecco un agile prontuario di risposte rapide da usare in caso di frasi fatte, luoghi comuni e dietrologie, per togliersi magari qualche soddisfazione.

“Non siamo mica in dittatura sanitaria, mica possono costringermi a fare il vaccino”

Mi vengono subito in mente immagini di medici e infermieri che marciano su Roma col passo dell’oca e occupano il Parlamento minacciando gli uscieri con una cartuccera di supposte.

La premessa è corretta, non siamo in dittatura sanitaria. Non torna la conclusione: alcune misure sanitarie possono essere imposte per legge, ma mica da oggi, da mo’.

Solitamente chi usa questa frase cita la Costituzione, in particolare l’articolo 32.

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, […]. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

Quindi l’obbligatorietà di trattamento sanitario non può essere stabilita SE NON PER DISPOSIZIONE DI LEGGE (scritto in grande così è più chiaro).

Non basta un DPCM, serve una legge, occorre che il Parlamento si esprima.

Così facendo, tutte le posizioni possono essere rappresentate ed avere voce, come è giusto in democrazia.

Che è quella cosa che fa funzionare un Paese, tra un post e l’altro.

“Di sicuro non faccio il vaccino per primo”

Che è un piccolo capolavoro di retorica perché ti fa sembrare non solo cretino ma anche vigliacco.

Liberissimi di aspettare, si troveranno volenterosi più degni.

Quando sento questa frase penso a Caledon Hockley, il belloccio del film Titanic, quello che ci provava con Kate Winslet e che si salvava sfruttando una bambina dispersa per salire su una scialuppa.

Ecco, uno come lui potrebbe dire una frase così, che per cinismo non merita neanche di essere commentata.

Piccola notazione a margine, nei confronti del nostro buon Caledon Kate Winslet fa come il nostro servizio nazionale dovrebbe fare con la dose di vaccino nei confronti di chi preferisce mandare avanti gli altri: non gliela da.

Datele torto.

“Prima di vedere il vaccino voglio vedere i dati”

È sempre bene essere informati, soprattutto quando si parla di salute.

Anche perché immagino che tutti leggano l’intero foglietto illustrativo quando assumono un farmaco, come ad esempio la tachipirina.

Che, per la cronaca, ha questi effetti collaterali: trombocitopenia, neutropenia e leucopenia con le relative conseguenze, diarrea, dolori addominali reazioni allergiche sia di natura cutanea (orticaria, eritema, rash) sia vascolare (ipotensione), aumento delle transaminasi, epato e nefrotossicità. 

Però poi la si prende lo stesso, anche se metà delle parole sono sconosciute, visto che l’alternativa è abbassare la febbre con la rugiada dei boschi e l’armonia del cosmo.

“Non so cosa c’è dentro”

Roba da sommelier dei vaccini. 

Fino a ieri i vaccini ce li facevamo e basta perché non ci piaceva l’idea di prenderci il morbillo, l’influenza, la meningite. Abbiamo mai chiesto cosa ci fosse dentro? Mai.

Ma adesso, dopo un anno di “dateci il vaccino”, noi troviamo sempre e comunque un buon motivo per lamentarci.

Allora ecco tutte le componenti del vaccino anti-COVID Pfizer-BioNTech, elencate come gli ingredienti per la torta di mele della Parodi:

– RNA messaggero modificato con nucleosidi che codifica per la glicoproteina virale (S) di SARS-CoV-2;

– Lipidi (no che sono a dieta)

– Sali (e la ritenzione idrica?)

– Saccarosio (ok ma solo di canna).

Adesso che sapete cosa c’è dentro cos’è cambiato? Assolutamente nulla. Per questo esiste la scienza, per dare risposte tangibili alle domande alle quali non sappiamo dar risposta, grazie a dati, fatti e ricerche.

 “Il tempo per formulare il vaccino è stato troppo breve”

Non sarebbe forse meglio domandarsi: perché per sviluppare un vaccino si impiegano in media dai 10 ai 15 anni?

Normalmente occorrono 1-3 anni per trovare i fondi necessari a ricerca e sperimentazione. In questo caso sono state coinvolte più aziende e son stati raccolti più soldi e più rapidamente.

Abbiamo risparmiato 2-5 anni per la ricerca del metodo per creare il vaccino, visto che si è potuto adottare il metodo già sviluppato per gli studi su SARS.

Abbiamo risparmiato almeno un anno sulla ricerca di strutture e di volontari, grazie ad un’adesione altissima.

Le fasi di sperimentazione non sono state più brevi, semplicemente si è deciso di svolgere la fase uno (sicurezza) e due (dosaggio) contemporaneamente e qualora ci fossero stati problemi di sicurezza sarebbero state sospese entrambe.

Per una volta è stata ottimizzata la burocrazia, è stato più rapido tutto quello che c’è intorno e più di tutto è stato riconosciuto un forte interesse: quello di far fronte a un problema sanitario di portata mondiale, attraverso una fitta rete di collaborazione.

Abbiamo “solo” risparmiato 10 anni, ora non vi sembra corretto che ora partecipiamo tutti?

“Il vaccino ci modificherà il DNA”

Non può. 

Come MacGyver non poteva davvero costruire un razzo a partire da graffette, lamiera e formaggio e Sailor Moon cambiare completo solo grazie al suo diadema. 

Basta tornare alla lista degli ingredienti più su e accettare che RNA, lipidi, sali e zucchero, con il DNA non hanno proprio voglia di stare. 

Sarebbe come riempire una salamina di patate, pneumatici e zucche: metteteli dove volete, ma non muteranno magicamente in salamina col purè. 

Accettare che non tutte le nostre fantasie siano realizzabili è un passo importante da compiere durante la crescita. Di solito entro gli otto anni, ma meglio tardi che mai. 

“Big Pharma vuole fare soldi sulla nostra pelle”

Vero, come qualunque multinazionale.

È strano che a tanti adulti ancora non sia chiaro: svolgi un lavoro, vieni pagato. 

Le industrie farmaceutiche producono merce e vengono pagate. 

Incidentalmente, il prodotto che acquistiamo dalle stesse migliora per noi qualità e aspettativa di vita, permette di guarire o controllare malattie, dà sollievo e salva la vita. 

L’aspetto più curioso però non è come questo ancora non sia chiaro: è perché tutti sbraitano contro chi produce le nostre medicine, e nessuno dice niente a Philip Morris.