Il Renfe è un punto di riferimento per tutti i giovani ferraresi, non esiste studente, anche il più eremita e dedito allo studio, che almeno per una volta, almeno per cinque minuti, non sia entrato in quel posticino pieno di vita in Via Bologna.

Questo locale, che mi ha regalato tantissime storie degne di essere ricordate, ha anche visto tutte le mie fidanzate (nemmeno i miei zii hanno avuto questo onore)  ed anche cose più frivole come flirt a caso ed alla boia d’un giuda.

Il Renfe mi piace perchè è sincero, con gli amici lo definisco ‘un meraviglioso buttasù‘,  non ha mai dovuto utilizzare aggettivi come ‘top’ nella sua comunicazione, non fa tavoli cercando di vendere meccanismi di esclusività fallaci e dentro ci puoi trovare ogni genere di persone, dal metallaro al metrosessuale. E’ nazionalpopolare. Nell’accezione positiva del termine.

Come già preannunciato, sovente capita di intrecciare la mia vita amorosa con questo amato locale, allora ora vi sciorinerò un breve resoconto delle mie disavventure sentimentali all’interno del Renfe.

Per tutelare la privacy delle donne coinvolte, utilizzerò i nomi dei più straordinari concorrenti di Sarabanda, il quiz musicale condotto da quell’ inguaribile coglione di Enrico Papi.


Uomo Gatto, anni 28

L’Uomo Gatto lo avevo conosciuto qualche settimana prima facendo le foto al Renfe per ferrarabynight (cosa non si fa per avere un cocktail omaggio). Quel famoso e tristissimo mercoledì in cui ci conoscemmo, l’Uomo Gatto si avvicinò a me con la scusa di farsi una foto con un amico. Entrambi cogliemmo la palla al balzo ed iniziammo a parlare ed infine, come vuole la tradizione, ci scambiammo Facebook. Un paio di giorni dopo arrivò anche il numero.

uojo fattoUscimmo un paio di volte senza troppo impegno, eravamo germi, sconosciuti che si ubriacavano di nascosto bevendo spritz e facendo credere all’altro di non essere ubriachi. Non si sa mai che il compagno di bevute  avesse una brutta idea del consumo di alcool e non lo stesse facendo solo per non assecondarvi. Ma veniamo brevemente alla gran delusione, al galà della vergogna che mi attese in un giorno in teoria festoso.

Notte di Natale. Renfe aperto. Serve altro per decidere cosa fare della serata? Ovviamente no. Scrivo distrattamente all’Uomo Gatto:”Vado al Renfe stasera. Tu che fai?”. “Sì, ci sono anche io”.

Ottimo pensai, ora manca solo il vischio.  Purtroppo il concorrente di Sarabanda arrivò tardi, verso le tre, accompagnata da un’amica sporca di vomito. “Scusami, ho dovuto star dietro a lei che ha bevuto troppo”.

In aggiunta i miei amici vollero andare a casa cinque minuti dopo e quindi dovemmo congedarci tra i movimenti di bile dell’amica. “Mi dispiace un sacco che non siamo potuti stare insieme nemmeno un po'” mi scrisse mezzora dopo. “Non preoccuparti” – risposi – “facciamo passare Santo Stefano poi usciamo insieme”.

La mattina quando mi svegliai erano già le undici passate, dal piano inferiore sentivo il profumo del pranzo natalizio cucinato da mia madre. Accesi il telefono e trovai un solo unico messaggio:”Ieri sera, quando sei andato via, è arrivato il mio ex. Ci siamo trovati a parlare e poi abbiamo deciso di tornare insieme. Buone Feste”.

Rilessi il messaggio un paio di volte, col viso perplesso.

“Buone Feste” risposi.

“Buone feste un cazzo” pensai.


Allegria, anni 24

Allegria la conobbi pochi mesi dopo il termine della mia ultima relazione. L’incontro avvenne in un campo volatile come quello del mondo on line, Facebook per la precisione. Qualcuno aggiunse qualcun altro. Scattò la chat e dopo qualche giorno una sorta di prima appuntamento che tanto primo appuntamento non era. “Stasera vado al Renfe”. “Ah sì? ci vado anche io con una mia amica”.

“Beh allora ci vediamo lì.”

Non ci eravamo mai visti di persona, il Renfe era un campo perfetto per potersi studiare alla lontana, come in una partita a scacchi alle prime battute.

allegriaCome al solito, prima della migrazione verso il locale (questa fase fa parte delle Sei fasi del Renfe e ne avevamo parlato qui) io e miei amici avevamo fatto incetta di birre ignoranti dal Pakistano e chupito all’Ambaradan. In particolare io bevvi per avere un minimo di sfrontatezza in più per fronteggiare la prima chiaccherata con Allegria, campione di 124 puntate di Sarabanda.

Una volta entrato, la vidi subito e così mi avvicinai. Ci presentammo. Purtroppo però tutta la sfrontatezza, in veste alcolica che mi ero fatto entrare in corpo, svanì. Impacciato dissi un paio di parole e poi mi allontanai con la scusa di andare a prendere da bere.

Ogni tanto ci salutavamo, nell’ assordante transumanza all’interno della pista, ma non accadde nient’altro. Se ne andò e ci risalutammo. Il giorno le scrissi per scusarmi del mio comportamento impacciato, ma lei mi aveva già preceduto.

“Quando chattavamo eri tanto bravo a parlare, ieri invece facevi fatica a guardarmi negli occhi. E’ andata così, possiamo smettere di sentirci”.

Io risposi e cancellai la chat, per evitare di vedere ogni volta la mia idiozia su Whatsapp ogni qual volta lo avessi aperto.


Coccinella, età indefinita 

Nove mesi fa. Il preludio è lo stesso di Allegria. Scatta l’appuntamento al Renfe. O meglio l’incrocio discreto e lo studio dell’altro. Io quella sera avevo la macchina fotografica in mano, pronta ad immortalare le compagnie di amici intente a fare serata. Lei lo sapeva, non veniva fondamentalmente per me, ma avevamo deciso di trovarsi dieci minuti fuori e stare un poco insieme.

coccinella

Nel pieno della serata iniziai a scorgere movimenti sospetti da parte di un ragazzo nei confronti di Coccinella.  Non ero il suo fidanzato, quindi mi limitai ad osservare quanto mi stava accadendo innanzi. Andai in bagno, ovvero fuori sulle rotaie. Il Renfe è l’unico posto in cui la gente va in bagno per fumare e fuori per pisciare.  Al mio ritorno la neologistica coppia stava limonando in una maniera meravigliosamente violenta. Gli schizzi di saliva colpivano le persone più vicine e la lingue erano fuoriuscite dalla bocca di circa un metro. Continuai a fare foto, facendo finta di niente. Nell’ora che seguì le lingue che entrarono nella bocca di Coccinella diventarono più di una, più ragazzi ne profittavano, aumentava visivamente anche il suo tasso alcolemico. Ma le amiche vicino se la ridevano allegramente della situazione senza arginarla.

Verso le tre e mezzo abbandonai il campo di battaglia, stimai che a quell’ora, ormai, la sua bocca contenesse circa dieci salive diverse, ed io ero abbastanza contento che una di quelle non fosse la mia.