Conosco Lorenzo dalla mia prima avventura con questo giornale. Si chiamava ancora “Ferraralive” quando quel giorno, al Lobster di via Scienze, con una piccola digitale scassata, gli chiedevo con l’ accento marcato di un pugliese appena sbarcato, la possibilità di una “fout”.

“Una foto mia su internet, dove e per quale motivo?” – mi rispose perplesso. 

Il mio primo approccio con un autoctono non fu certamente dei migliori. Lorenzo suonava e basta, non gli interessava un palco, un riflettore e nemmeno la mia foto. Era come se avessi interrotto il suo rapporto sessuale con la consolle.

I tempi son cambiati, la mia barba ed i miei chili sono aumentati in modo proporzionale, ma Lorenzo no, senza neanche un pelo come allora, oggi continua il suo rapporto d’amore con la musica. Nacque dopo pochi mesi una grande amicizia e solo dopo 8 anni, a fronte di una enorme crescita musicale e professionale, ho deciso di dedicargli questa intervista.


Hai iniziato giovanissimo. Ricordi la tua prima volta che hai suonato? Se oggi dovessi ringraziare in particolar modo qualcuno, quale nome faresti e perchè.

La prima volta che ho suonato davanti al pubblico è stata una festa degli studenti alla discoteca Rocca a Cona (dove ora credo ci sia una farmacia).

A fine anno scolastico tutte le scuole superiori organizzavano la festa studentesca durante l’orario di lezione alla mattina. Il pullman ci veniva a prendere e ci riportava a scuola prima del suono dell’ultima campanella.

Ricordo ancora che tremavo mentre mettevo il primo vinile sul giradischi. Dovevo suonare solo qualche disco, ma il dj del locale (Dj Master) ha visto che me la cavavo e mi ha fatto suonare per tutta la festa!

Se devo ringraziare qualcuno, devo ringraziare proprio lui, che da li in poi mi ha dato la possibilità di suonare nel locale insieme a lui tutti i sabati! Poi in tanti hanno creduto in me e continuano a farlo, ma sicuramente agli inizi di tutto il suo supporto è stato fondamentale.

 

Come ti sei avvicinato alla produzione musicale?

La voglia di fare i dischi è nata quando non ero più completamente soddisfatto della musica che trovavo in negozio.

Inizialmente facevo delle edit per rendere le tracce adatte al mio gusto e alle mie esigenze, poi ho cominciato a creare anche dischi miei veri e propri.

Credo sia un’esigenza che ogni deejay incontra dopo aver suonato i dischi degli altri. Diventa sempre più grande il desiderio di dare e restituire qualcosa al mondo della musica in cui si entra a fare parte. Quindi ho iniziato a studiare e produrre con Logic ma ora uso sempre più spesso Ableton e con gli anni ho collezionato un po’ di sintetizzatori e macchine con cui produrre e soprattutto giocare.

 

Hai sempre pensato che si potesse vivere facendo il dj o hai anche avuto un momento di sconforto che ti ha portato quasi a mollar tutto?

Quando ho iniziato a suonare non pensavo alla carriera o per quanto tempo avrei continuato a farlo. Ho iniziato a pensarci dopo un po’, quando mi sono accorto che salire in consolle mi rendeva felice e veramente soddisfatto, i locali continuavano a chiamarmi a suonare e la gente che veniva a sentirmi si divertiva.

Vivere della propria passione penso sia il sogno di ogni artista. Ora si, è il mio lavoro e lo è a tempo pieno.

Se vuoi raggiungere certi livelli non può essere solo un hobby e non può essere un secondo lavoro.

Non è il tipico “lavoro sicuro”, ma ad oggi mi chiedo qual è il “lavoro sicuro”?

 

Il momento più sconfortante l’ho avuto quando ho deciso di lasciare il Madame Butterfly, locale dove sono stato dj resident per circa 7 anni. Lì ho suonato da giovanissimo, con i migliori dj del mondo! Eric Prydz, Dubfire, Luciano, Carl Craig, Nina Kravitz sono solo alcuni dei grandi artisti, mentre di fronte a me, avevo una platea di 2000 persone ogni sabato! Poi sono cominciate le serate di musica elettronica negli anni dell’esplosione dell’EDM, il locale per omologarsi al mercato ha iniziato a proporre sempre più spesso un genere che non corrispondeva ai miei gusti, per questo ho deciso di cambiare, rinunciando al punto saldo, anche economico, che era stato per me fino a quel momento. Ho deciso di inseguire la mia carriera di artista, certo, col rischio di sbagliare.

Mi sono rimboccato le maniche e ho creato una serata cucita intorno al mio gusto musicale, senza dispersione di energie, senza animazione, senza vocalist, solo musica e voglia di fare festa: il “Simple”.

 

Ti consideri uno che è arrivato tardi a calcare i grandi palchi internazionali?

 Ognuno hai il proprio percorso, ci sono ragazzi giovanissimi che hanno prodotto un disco nella loro cameretta e sono diventati famosissimi dj, sicuramente fortuna associata a grande talento che ha permesso di bruciare le tappe e suonare fin da subito nelle grandi platee mondiali. E’ anche vero che molti bravi produttori sono dei cani come dj.

Se diventi famoso solo per i dischi che fai ma non hai l’esperienza di “tenere la pista”, difficilmente riuscirai a coinvolgere il club per 5 ore o instaurare un feeling con il pubblico attraverso la tua selezione musicale. Avere prima l’esperienza come dj e poi come produttore credo che sia il percorso migliore per una carriera di lunga durata.

 

Se dovessi dire ad un ragazzo un paio di consigli su questa professione, cosa gli diresti?

 Di farlo solo se ha una reale ed enorme passione, ci sono tanti ostacoli e delusioni che si riescono a superare solo se questa è più grande delle difficoltà. Poi gli direi di farlo solo se suonerebbe volentieri anche dietro un vetro oscurato, senza essere guardato per capirci, o senza essere sotto i riflettori di un palco. Se lo vuoi fare perchè “fa figo” o vuoi diventare famoso hai sbagliato tutto. Come consiglio tecnico gli suggerirei di iniziare imparando con dischi in vinile. Ultimo ma non meno importante riguarda la curiosità: non smettere mai di essere aperti a tutti i generi musicali. Anche con la consolle non bisogna mai puntare al risparmio, quindi mai comprare quelle compatte da supermercato. Affidarsi sempre a prodotti professionali.

 

Parlaci un po’ della tua esperienza al Burn Residency. Come sei arrivato fin lì? Dopo quell’ esperienza com’è cambiata la tua vita?

 Hanno selezionato il mio mixato su mixcloud e quello di altri 4 finalisti tra migliaia di partecipanti permettendoci di esibirci alla finale presso l’Audiodrome di Torino, lì ho suonato davanti a una giuria composta da giornalisti e djs (Rame, Lele Sacchi, Damir Ivic, Daniele Spadaro, Marco Ricompensa).

Ho cercato di non fare il semplice “compitino” mixando semplicemente una traccia dopo l’altra, in pochi minuti dovevo sorprendere la giuria. Certo il rischio di sbagliare era maggiore ma ti assicuro che mi sono divertito tantissimo!

Come hanno scritto nell’articolo su Soundwall.

Credo abbiano premiato la mia volontà di “sparare tutte le cartucce (accostamenti strani, suonare le hit magari in momenti inaspettati, stupire,  lavorare su più canali) andando alla ricerca dei propri limiti e oltre.”

 

Come giudichi l’esperienza?

E’ un’esperienza che mi ha permesso di conoscere personalmente icone come Carl Cox, Luciano, Pete Tong, Seth Troxler, Loco Dice, i loro manager e tantissime persone influenti del nostro settore.  Mi ha inoltre aperto gli occhi su molte dinamiche legate a questa grande industria del clubbing mondiale, dei suoi protagonisti e dei suoi sponsor.

 

Quali progetti hai per il tuo futuro?

 Dal 1 gennaio 2018 avrò un contratto con Burn e sarò suo ambassador italiano. Ho alcune produzioni quasi ultimate che mi piacciono tantissimo, le ultime rifiniture in studio e saranno pronte per farvi ballare!

Nei prossimi mesi oltre al Simple e al Doc Show, suonerò a Milano, Roma, Istanbul, Bergamo, Rimini, Firenze, Londra, Alicante (Spagna), Madonna di Campiglio, Modena, Parma, Porto (Portogallo), Bologna, Napoli, Ibiza.

Insomma girerai ancora l’Europa. Hai date anche da queste parti?

Si, nello specifico ho queste date nei dintorni nel mese di dicembre:

2 – Simple (Ferrara)

7 – T:me (Argelato)

8 – Buongiorno Classic (Rimini)

16 – Fonderie Musicali (Rosolina)

22 – Ober1 (Madonna di Campiglio)

23 – Simple (Ferrara)

25 – Doc Show (Bologna)

26 – Fly Box (Finale Emilia)

31 – Good Morning People (Bondeno)

..e un’altro paio di date ancora da confermare..  troverete tutto sulla mia pagina fb nei prossimi giorni.

 

 

Cosa pensi della scena djing ferrarese?

 Ci sono molti djs che stimo molto, capaci di suonare i generi più disparati e sempre ad livelli alti.

Citandone solo un paio mi vengono in mente Alberto Lolli, lo ascoltavo quando suonava musica house al Sinatra quando ero ragazzino, era bravissimo! Ricordo ancora quando suonava “Lucky Star”, “Stop Playing With My Mind” di Barbara Tucker o “Saturday” di Cunnie Williams, che anni meravigliosi!

Poi Eddy, lo storico dj della nostra città, ha fatto e continua a fare ballare diverse generazioni.

A Ferrara ci sono anche tanti ragazzi giovani davvero appassionati. Spesso mi scrivono per chiedermi consigli o per farmi sentire le loro tracce. I locali non sono molti e le possibilità per farsi conoscere scarseggiano purtroppo.

Nell’evento “Goodmorning People” diamo l’opportunità a molti djs, per quanto ci è possibile, di potersi esprimere davanti a un pubblico in un party davvero figo! Il prossimo evento “Good Morning People” lo faremo all’after di capodanno per la prima volta alla discoteca Black Silver vicino a Bondeno.

 

Come ha reagito Ferrara al tuo successo? Ti aspettavi di più?

 Se intendi riguardo la mia estate ibizenca, quando sono tornato, chiunque mi chiedeva i dettagli di come è andata e mi facevano i complimenti per tutta l’avventura. Erano incuriosite anche persone che nemmeno pensavo sapessero della mia esperienza. I social network mi hanno dimostrato tutta la loro potenza in questa occasione.

Il supporto della mia città è sempre forte ed è indispensabile per me.

 

Continuerai a curare eventi come il Simple o stai cercando di distaccarti il più possibile per dedicarti alla tua crescita personale?

 Il Simple è uno dei party più fighi che abbiamo nel Nord Italia, come è possibile distaccarsi? 🙂

 

 

Quali sono le migliori piazze musicali che hai conosciuto e in cosa son diverse da quelle locali?

 Le migliori piazze che ho conosciuto in Italia sono Torino e Milano. A Milano suono ogni anno all’Amnesia. Un club che ha una continuità e una qualità artistica invidiabile da qualsiasi locale italiano.

A Torino quest’anno ho partecipato alla finale all’Audiodrome, al Kappa Futur Festival e al Movement. Si tratta di eventi giganti con migliaia e migliaia di giovani che arrivano da tutt’Italia e dall’estero. Organizzazioni mostruose che non puoi capire se non le vivi personalmente.

Sono realtà che si differenziano da quelle locali soprattutto per gli investimenti degli sponsor. In una città piccola come Ferrara, generalmente, un grande sponsor non ha interessi a fare investimenti per eventi nei locali. Sicuramente conviene farli in grandi città e in zone organizzate a poter accogliere un numero elevato di partecipanti.

 

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