La parola Start Up potrebbe già risultare passata di moda in alcune città e zone d’Italia ma non ancora a Ferrara dove il binomio inglese che spesso viene assimilato a parole come innovazione e tecnologia provenienti dal basso, potrebbe risultare in un certo senso una ventata di aria fresca in un territorio che di innovazione non è che ne abbia vista poi tanta negli ultimi anni. E se ci esaltiamo per la Mobike o la Corrente della TPER, due prodotti sharing presenti già in tutta Italia, comodi per carità, ma arrivati solo nel 2019 quando già le Enjoy di Trenitalia sfrecciavano tra le strade di gran parte delle città d’Italia.

Bisognerebbe anche definire il termine start up, o ancora prima innovazione, o ancora prima il significato di Bottom Up, ma in questo articolo ci limiteremo solamente a mettere in evidenza quanto sia complicato per un millennials (oddio l’ho scritto davvero!) fare innovazione nel ferrarese.

Il caso, o forse no, ha portato a scrivere queste due righe proprio durante la più grande pandemia globale della nostra generazione, cavalcando l’onda della felicità illusoria e sul cosa troveremo, o resterà, dopo la tempesta.

Potrebbe essere una nuova epoca fatta di opportunità colte e investimenti individuali o collettivi, diretti alla costruzione di una nuova società più sostenibile e scalabile. Questa crisi senza precedenti, con ulteriori risvolti negli anni a venire, ha reso più Golia le grandi imprese che spazzano via Davide a colpi di acquisizioni e strategie aggressive. Che crisi in giapponese significhi opportunità lo abbiamo letto in ogni dove, ma che dalla crisi possa crearsi un percorso più roseo per un/una 25enne che ha qualche possibilità in un più di vedere un’idea concretizzarsi, potrebbe essere la più grande novità.

Il numero di Start up a Ferrara

I dati della Camera di Commercio di Ferrara fissati al 31 dicembre 2019. Ferrara conta “ben” 31 start up. Un dato che preso da solo può significare poco, per questo va confrontato con altre città simili alla nostra, come può essere Rovigo e Treviso, che contano rispettivamente 89 start up e oltre 230 nella terra di H-Farm e degli Incubatori.

Ma se si va a sviscerare ancora di più il dato delle 31 Start Up Ferraresi, solo 5 sono composte da imprenditori di un’età inferiore di 35 anni. Diciamo che Ferrara non è proprio un terreno fertile per la nascita di unicorni che possano portare innovazione e idee nuove.

Come stimolare un nuovo tessuto imprenditoriale?

Prima di parlare di impresa bisogna creare una cultura di impresa, quindi creare un terreno predisposto alla possibilità che le proprie idee possano diventare progetti, e quindi un giorno start up. La cultura può essere appoggiata sia da enti privati, come il caso di H-Farm di Treviso lo testimonia, dove investitori privati hanno messo a disposizione risorse per realizzarlo, oppure enti pubblici che mettano a disposizione spazi predisposti alla condivisione e flusso di idee. I coworking e bootcamp ne sono un esempio lampante.

Gli hackathon lanciati a Ferrara lo scorso giugno, e che il prossimo 14 e 15 novembre vedranno la loro seconda edizione sul tema del Clima, sono opportunità per mettere in risalto le proprie capacità e le idee perché sono strutturate in modo che ci sia visibilità e allo stesso tempo opportunità per scaricare a terra le idee dei ferraresi, junior o senior.

Gli hackathon però, affinché abbiano un senso, non devono essere fini a se stessi e una volta terminato l’evento non ci si limiti a una pacca sulla spalla al vincitore. È necessario creare un percorso affinché il giorno dopo si possa concretizzare il progetto. Il progetto fallirà? Probabile, ma è dal fallimento che si impara. Una serie di eventi e iniziative di questo tipo possono fare da capofila per lo stimolo di innovazione e idee provenienti dal basso, in modo che non siano sempre i vertici della piramide a decidere, ma chi vive i problemi e le difficoltà in prima linea; chi ha la soluzione per risolvere i problemi e quindi una panoramica sulla società, e allo stesso tempo veicolo per nuove idee e risorse in città.

Il cambiamento inizia sempre dal basso.