Foto di Luca Veronesi – Parole di Matteo Rubbini 

Ci sono band che ti restano nel cuore e che scavano nel soldo dei tuoi ricordi fino a rimanere una parte fondamentale della tua formazione.

I Kasabian sono senz’altro una di queste.

Ricordo ancora quando, in una notte di inizio gennaio del 2012 (ahimè, arrivavo in ritardo di 3 anni) un mio amico mi fece ascoltare “Underdog” di West Ryder Pauper Lunatic Asylum e ne rimasi folgorato.

Cos’erano quei suoni strani, quell’intro elettronica, quel cantato alienante e quei riff abbastanza catchy da rimanerti in testa per giorni e giorni?

“Sono i Kasabian, potrebbero piacerti, allontanti un attimo da Guccini e sentili” mi rispose il mio amico a suo tempo.

Il concerto di Ferrara sotto le stelle dei Kasabian è stata la giusta conclusione di un festival che, nella sua varietà di ospiti, non poteva trovare modo migliore per concludersi.

La scaletta equilibrata, studiata con attenzione e con qualche spazio forse troppo ampio all’ultimo album, ma sempre in un costante equilibrio tra pezzi strappa mutande e intimità.

Lo so, dovrei dismettere i panni del fan e calarmi in quelle del recensore imparziale, ma non quando sul palco ci sono loro, la mia gioventù che canta e che fa pallare il pubblico da sold out (in 5000 hanno occupato Piazza Castello Ndr.).

E allora via: la band di Leicester guidata dal cantante Meighan e il chitarrista Pizzorno, per l’occasione avvolto nel tricolore per rivendicare le origini italiane (dolce paraculo, anche perché parla piuttosto male l’italino Ndr.) ha aperto con III Ray (The king)WastedBless the acid house e You’re in love with a psycho.

C’è tutto nel live dei Kasabian, nessun pezzo bomba è stato dimenticato, ed allora è così che si susseguono le note di UnderdogEez-EhClub FootMan of simple pleasuresStevie, Re-WiredDays are forgotten.

Poi viene il turno di L.S.F. ed è proprio lì che viene giù la lacrimetta, quella che mi fa ricordare i pomeriggi d’estate eterni spesi a giocare a Fifa 2004.

La band è in forma, il cantato difficilmente stecca una nota e si arriva sudati e rinfrancati fino all’encore: Goodbye Kiss, Comeback kid e Vlad the Impaler. 

Cala così il sipario su Ferrara sotto le Stelle 2018, una chiusura così, a modesto avviso del recensore, non si vedeva dal 2014 con i Franz Ferdinand.