Foto di Stefania Zemella

Che fosse un’edizione sperimentale lo si sapeva già, che ci fosse stata una ricerca particolare nella scelta degli artisti pure, per questo non ci si stupisce se all’interno del cortile del Castello Estense non c’è un pubblico da sold out come era avvenuto magari negli anni precedenti con “I Cani” e altre band caratterizzate dalla maggiore presa sul grande pubblico. 

Ma questo non è da vedersi come un lato negativo perché quello che è successo ieri, al secondo concerto della rassegna estense, non ha nulla da invidiare alle folle oceaniche, si tratta semplicemente di un altro tipo di momento, di quelli in cui ti siedi e osservi il palco, lasciandoti guidare dalla voce della trasformista Julia Holter. 

Il concerto di Julia, mi permetto di utilizzare il solo nome di battesimo per fare riferimento alla cantautrice di Los Angeles che abbandonò prematuramente gli studi di composizione all’università del Mitchingan, è intenso, potente quando non te lo aspetti, una voce che francamente, per chi l’ha ascoltata solo da Youtube et simili, riempie molto di più il suono rispetto alla versione in studio.

E questo è un bene. 

Il pubblico è vario, dai freschi ventenni ai trentenni inoltrati, alcuni si siedono, altri stanno composti in piedi, proprio come si fa quando non si vuole disturbare, quando sulla quarta parete si disegna una porta che si apre con cautela, ma sempre prima bussando per vedere se ci si può accomodare. 

Julia è un’oste gentile che accoglie gli ospiti sulla soglia e che fa partire il concerto con “Underneath the moon”, brano ai limite dello psichedelico che successivamente cede spazio a “Whether”, “Colligere”, Voce Simul, Les Jeux to you, Words i heard, Turn the light on e Chaitius.

“Suono in un posto affascinante, un castello mediovale “ – racconta – “forse è il posto migliore in cui abbia mai suonato”.

Si ricorda che 2 anni Julia suono anche a Bologna (giusto per alimentare il campanilismo tra Ferrara e la città rivale). 

Stupisce, ma non troppo (dato che anche al Locomotiv di Bologna era stata suonata) la cover di Paolo Conte “Chiamami adesso”, un personale omaggio della cantante californiana all’Italia che accompagna il pubblico verso la fine del concerto con Silhouette, Feel you, Sea calls me home e Betsy on the roof.

Grazie Julia, chiudiamo piano la porta che stasera tocca a Soap and Skin.