Di Anna Mastellari


Ilaria Corli, classe 87, ha appena concluso un’impresa che l’ha vista impegnata per 80 giorni in giro per l’europa in un totale di 7000 km suddivisi in una prima tratta a nuoto, dal Lido di Volano (Ferrara) a Porto San Giorgio (Fermo), per la bellezza di 210 km, abbandonato il mare si è poi diretta in sella alla sua bicicletta da corsa, lungo buona parte della costa occidentale europea fino alla capitale tedesca e per l’ultimo tratto, di corsa fino a Ferrara, città di partenza.

L’autonomia e l’indipendenza sono due tratti che caratterizzano Ilaria, molto giovane è riuscita ad uscire di casa lavorando, studiando e coltivando le sue passioni tra cui lo sport, la prima vera passione.

A chi si chiede come vengano in mente a Ilaria le sue avventure sportive basti pensare che, quella di quest’anno, il triathlon più lungo del mondo, doveva semplicemente essere un allenamento estivo che fungesse anche un po’ da vacanza, tanto è vero che inizialmente il percorso doveva essere più lungo ma ripartito in maniera differente tra le tre discipline: poi la scoperta che aggiustando un pochino i chilometraggi si poteva provare a fare il record ed ecco che il progetto si è delineato.

Il relax, prendere il sole su un lettino o alberghi stellati in qualche città europea non è propriamente l’dea di vacanza della nostra atleta. I paesaggi, lo sforzo fisico ed i posti sempre nuovi che variano di giorno in giorno sono invece un mix perfetto per un’estate indimenticabile.

“Se uno parte con il pensiero di dover fare il record al secondo giorno lascia” dice Ilaria, “io queste imprese le faccio per me, credo che certe volte ci sia bisogno di far qualcosa da soli”.

Ha iniziato alcuni anni fa con piccole tratte per poi passare a progetti sempre più strutturati: nel 2013 è partita da Barcellona ed in appena 6 giorni è tornata a Ferrara, l’anno seguente partendo da Ferrara è arrivata ad Oslo in 12 giorni; nel 2015 la meta raggiunta è stata Caponord in 30 giorni; l’anno scorso invece ha attraversato l’America con la Trans Am Bike Race, 6900 km in 33 giorni.

Ilaria punta ad aggiungere ogni anno qualcosa di nuovo, in modo da non annoiarsi mai, vivere sempre un’esperienza un po’ arricchita.

A casa ormai sono abituati a queste mezze follie di Ilaria e, nonostante non si possa negare che in certe occasioni i genitori siano un po’ in pensiero, sono comunque felici di vederla impegnata in ciò che tanto la appassiona.

Non è sempre stata questa l’attività sportiva di Ilaria comunque: da più piccola ha fatto anche alcuni sport di squadra, nomina la pallavolo, e confessa che per quanto sia importante nella crescita di una persona confrontarsi con un gruppo, certe cose proprio non la facevano stare bene. Principalmente fa riferimento all’impegno, che non sempre era uguale da parte di tutte le compagne, punto sempre scomodo per chi invece, nello sport, mette tutto se stesso.

Ecco allora che competere contro i propri limiti, almeno da questo punto di vista, diventa più stimolante e meno deludente.

Quando le si chiede di descrivere un po’ l’ultima impresa sembra quasi sorpresa e sicuramente sollevata dal fatto che sia andato tutto liscio, giusto qualche vescica ai piedi aggiunge, quasi per voler cercare l’unica virgola che si sarebbe potuta evitare, ma tutto nell’ordine del trascurabile.

Probabilmente anche per via del fatto che l’esperienza dell’anno passato, la Trans Am Bike Race, per descriverla con una parola, è stata pura “sofferenza”, a detta dell’atleta.

Stupenda e magnifica per i paesaggi ed i luoghi attraversati ma non con una grande organizzazione alle spalle e costellata di svariati imprevisti poco simpatici per non dire pericolosi.

“Mi piace stare all’estero, la mente deve essere sempre sveglia ed attenta per cercare di capire un’altra lingua e captare quante più informazioni possibili; nel rientrare in Italia senti proprio la mente che quasi si rilassa e si ritorna alla routine”.

Da questa affermazione si coglie un po’ di quello che è lo spirito intraprendente ed indipendente di Ilaria la quale comunque, parlando di routine, non fa di certo riferimento a qualcosa di calmo e tranquillo come lo possiamo intendere noi.

Qui a Ferrara, infatti, oltre a frequentare le lezioni all’università di scienze motorie, che spera di finire tra le prime sessioni del 2018, allena un bel gruppo di ragazzi presso la piscina Beethoven.

Ci tiene molto a sviluppare e sottolineare la dimensione ludica del triathlon con loro, ed essendo ancora giovani calca la mano sul fattore gruppo e squadra pur trattandosi di uno sport individuale. La carta vincente è la molteplicità di discipline unite in uno solo sport, non c’è proprio da annoiarsi cambiando spesso allenamento.

Previsioni per il prossimo anno? “Qualche idea frulla ma nulla di concreto o già dichiarabile: staremo a vedere!”

Alla fine di questa esperienza estiva Ilaria si definisce veramente soddisfatta, ha raggiunto l’obiettivo, volendo essere precisi anche con qualche giorno di anticipo.

Sì, perché in Germania deve aver sbagliato qualche strada in un paio di punti e questo le ha allungato il tragitto portandola alla tappa di Verona con già in bisaccia i chilometri necessari al conseguimento del record… ma fatto 30 non si fa 31? Ed ecco quindi che l’abbiamo potuta vedere arrivare a Ferrara lunedì 28 agosto, perfettamente in linea con il programma e con qualche numero in più da mostrare.

Restiamo sintonizzati da qui al reale ottenimento del Guinness World Record. Non lo ha ancora in mano infatti, perché le procedure sono un po’ lunghe e quindi restiamo tutti in attesa dell’ufficialità!