Avete presente l’adrenalina che spesso scatenano i trailer? Quelli dei migliori film d’azione, quelli fatti bene. Si arriva al termine dei 3 minuti con la voglia di vivere, seppur attraverso uno schermo, tutto ciò che ci è appena passato davanti agli occhi. Ecco, prendete quei 3 minuti e moltiplicateli per 40 e otterrete Mad Max: Fury Road.

Dopo trent’anni dall’ultimo film della saga George Miller (che, ve lo ricordiamo, ha 71 anni e appare registicamente più fresco che mai) ritorna con un film che non si riesce esattamente ad etichettare come sequel o come reboot. Siamo davanti ad una specie di seguito “non seguito” che riprende sicuramente degli elementi dei film precedenti mantenendone il sapore di fondo, ma che ne reinventa e aggiorna le meccaniche, distanziandosi dalle avventure vissute dal Max Rockatansky intepretato da Mel Gibson. Il protagonista, che in questo caso ha la faccia di Tom Hardy, ci ricorda sicuramente il Max della trilogia, ma appare sempre più consumato dalla rassegnazione e dai sensi di colpa, torturato costantemente dai fantasmi del suo passato e in cerca forse di una pace interiore. Anche l’ambientazione non ci è nuova, a fare da sfondo all’esplosivo inseguimento che occupa praticamente tutta la durata della pellicola è un mondo quasi distrutto dalla follia dell’uomo, uno scenario di pura distopia dove i potenti tengono le redini di una società in cui non esiste più il concetto di libertà.

E’ proprio da qui che parte la trama, è proprio il desiderio di liberarsi dalle catene del tiranno Immortan Joe che spinge una delle sue tante mogli, viste come mere macchine riproduttrici, a ribellarsi e a fuggire a bordo di una delle autocisterne appartenenti al grottesco popoli dei ‘figli della guerra’ devoti al marito. ‘Una delle sue tante mogli’, Furiosa (interpretata da una Charlize Theron che dà il meglio di sè), si rivela però una bomba ad orologeria pronta ad esplodere e a minacciare la solidità di un impero di terrore. In mezzo alla rocambolesca fuga si ritrova anche Max, precedentemente rapito dai seguaci del dittatore, che si guadagna progressivamente la fiducia di Furiosa e delle altre mogli coinvolte nel viaggio verso la tanto agognata libertà.

La trama dunque è abbastanza semplice, ma poco importa, si viene totalmente catturati dall’intensità dei colori, dai suoni che accompagnano ogni scena, dalle esplosioni, dalla ricchezza di soluzioni che il regista trova per lasciare costantemente lo spettatore a bocca aperta. La pellicola è continuo movimento, è pura energia, non scade mai nel banale fornendo elementi di sorpresa proprio quando sembra che la situazione si stia stabilizzando. Tutto questo viene alternato a scene che permettono di riprendere fiato e di staccare un attimo dal concentrato d’azione in cui Miller riesce a comunicare tutto ciò che c’è da comunicare senza contare troppo sui dialoghi ma affidandosi piuttosto ad una sceneggiatura fatta anche di gesti e soprattutto di sguardi. Ottima l’interpretazione di Tom Hardy che riesce a rendere molto bene il tormento interiore del burbero ex poliziotto di cui si rivela, nel corso della storia, anche il lato più umano. Superlativa, come già detto, l’interpretazione di Charlize Theron. Furiosa diventa una vera e propria co-protagonista, un’eroina che con la sua immensa forza e l’incrollabile coraggio si fa carico di una missione che la porti non solo lontana dalla paura e dalla soggiogazione, ma anche e soprattutto verso una redenzione, elemento che la rende per certi versi simile a Mad Max.

Che dire ancora, dunque? Se cercate qualcosa che vi tenga incollati allo schermo, che con il suo ritmo forsennato vi prenda per mano e vi porti in universo di azione, di crudezza ma allo stesso tempo di furiosa bellezza, allora Mad Max: Fury Road è quello che fa per voi. Io aspetterò qui i vostri giudizi mentre un tamburo taiko scandirà, ancora per un po’, il ritmo dei miei pensieri.