Fedor Dostoevskij diceva che il grado di civilizzazione di una società si misura dalle prigioni. La qualità e l’efficacia del periodo di reclusione è indice dell’avanzamento di una nazione: quanto più la reintegrazione dei reietti dopo il periodo di reclusione è ritenuta importante, tanto più la società è sviluppata.

Una conseguenza di ciò è il tasso di credibilità e fiducia che la giustizia ha tra i cittadini e quanto gli stessi la ritengano efficace. Maggiore è la loro fiducia e consapevolezza che chi infrange le regole viene punito, minore è il bisogno che abbiamo di farcela da soli. 

Il 2020 è stato l’anno dell’emergenza sanitaria ma ogni settimana si caratterizza da nuovi decreti che man mano limitano la libertà delle persone con lo scopo di contenere il più possibile il contagio.

Il virus non è un nemico visibile e il problema è proprio che si potrebbe nascondere dentro ognuno di noi. 

Non sappiamo chi. Sappiamo solo che c’è e che bisogna fare qualcosa. 

Per questo, si sviluppa il bisogno di contribuire alla lotta contro un nemico invisibile e comune. Spesso però alla base di tutto ci sta l’invidia. 

L’invidia di vedere altri che a differenza nostra fanno cose. 

Escono, vanno a correre, fanno aperitivo. 

Nulla di illegale, ma dentro di noi sentiamo che è immorale. Perché noi stiamo a casa e invece loro escono? Perché io mi sacrifico per il bene comune mentre lui, maledetto runner, va a correre in giro per la città?

Ecco che allora nasce il vigile della finestra. 

Colui che si sveglia la mattina e la prima cosa che fa è affacciarsi alla finestra col binocolo per controllare tutti coloro che passano,  segnando sul suo taccuino nome, cognome, violazione compiuta e pena auspicabile.

Anche perchè per il vigile del balcone non esiste attenuante, non ci sono motivazioni valide che possano aver portato qualcuno fuori casa. 

Non c’è mai un giustificato motivo che potrebbe permettere un’eventuale uscita, sebbene entro l’orario di coprifuoco.

L’unica conclusione fattibile è che abbiamo di fronte uno sprovveduto, un incosciente. 

Andare a correre è solo una scusa per violare la legge e se non sono i vigili a fare la multa, allora è il vigile del balcone che ha l’onere di prendere in mano smartphone e Facebook e scrivere cosa bisogna e non bisogna fare.

E chissenefrega se poi alla fine le motivazioni c’erano, ed erano pure fondate: l’unica cosa che conta è farsi giustizia da soli (e prendersi un sacco di like su Facebook, ovviamente).

Lui è il vigile del balcone. E non gli scappa niente. Runner sei avvisato.