Guardandosi indietro sembra di aver vissuto un sogno. Un film visto la notte prima infilatosi come nebbia dentro la nostra mente. È bastato riaprire gli occhi, svegliarsi, alzare la tapparella e buttare un occhio sulla strada. Non è cambiato nulla: biciclette, macchine parcheggiate, un profumo di pane proveniente dal panificio lungo la via.

Mi faccio una doccia, bevo un caffè al volo e scappo subito in centro, osservo con grande piacere esercenti che puliscono vetrine, camerieri che prendono le misure e baristi che fanno prove di carisma con la mascherina.

Una nota di tristezza sulle saracinesche ancora chiuse e un desiderio che possano rialzarle presto.

D’altronde come possiamo dimenticare gli ultimi due mesi. Per qualcuno sono volati; per qualcuno non sono ancora termini. I lasciti sono ancora presenti dentro ognuno di noi. Una città deserta, una paura che serpeggiava nell’aria, l’App dei 200m che ti allarmava se ti stavi allontanando troppo da casa, la pizza fatta in casa, le video chiamate con amici, amiche e partner.

Nonostante fossimo chiusi, nonostante avessimo accettato di contribuire nel nostro piccolo al contenimento del Coronavirus, i contagi aumentavano e allora dal cantare tutti insieme dai balconi, dai flash-mob per la foto dal satellite tutti felici, siamo passati alla guerra contro il prossimo. I runner, le troppe persone in giro, il non rispetto per chi sta chiuso in casa e chi sta morendo in ospedale.

Possiamo dire che questi due mesi siano stati una giostra di emozioni, passate dallo stupore della situazione, all’adattamento trasformando lo straordinario in ordinario.

Due mesi che non credo dimenticheremo. E non bisogna dimenticarli perché hanno cambiato tutti noi. Chi più chi meno.

Le nostre abitudini, il nostro modo di fare aperitivo, andare fuori a cena e la fila per andare al cinema. Forse ci abitueremo e ci piacerà. D’altronde lo spirito di adattamento è sempre stato il segreto della nostra specie, saper cambiare e mutare in base alle esigenze. Nominare un leader o guida che ci dica cosa fare, come forma di aggregazione e di forza.

Ci vorrà tempo prima di riaprire gli occhi e vivere senza limiti e restrizioni. Ma insieme ce la faremo.