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La crisi della Repubblica Centro Africana, l’AIDS, l’immigrazione dilagante e le guerre in Oriente sono solo alcune delle crisi dimenticate di cui si è discusso lo scorso venerdì 4 Ottobre durante la giornata di apertura di Internazionale.

Un’occasione per tornare su alcune crisi umanitarie di cui non si parla più o non si è mai parlato e  per cercare di capire perché non se ne parla.

“La crisi dimenticata è ciò che si verifica quando c’è uno squilibrio tra ciò che realmente avviene e ciò che è raccontato dai media” ha spiegato Nondas Paschos, direttore della comunicazione di Medici Senza Frontiere Italia.

La causa principale di questa mancanza di notizie è da attribuire sostanzialmente al mondo del giornalismo, che troppo spesso è stanco di dare sempre la stessa notizia. Si può citare, come esempio, l’attualissima questione dell’emigrazione. Prima del tragico episodio verificatosi a Lampedusa lo scorso 3 ottobre, i riflettori su questo argomento si erano spenti, in questi giorni sono stati riaccesi per cavalcare l’onda emozionale suscitata da un avvenimento così catastrofico.

Certi eventi, che si ripetono quotidianamente e che durano nel tempo, ad un certo punto non fanno più notizia perché diventano scontati e c’è una certa stanchezza dei giornali e dei lettori difronte a ciò.

“Noi giornalisti abbiamo perso un po’ la capacità di raccontare cosa succede fuori dall’Italia” ha affermato il direttore di Rai 3 Andrea Vianello “Va trovato il modo giusto per aprire una finestra sul mondo combattendo il muro dell’indifferenza. Il giornalista deve diventare testimone, non solo narratore delle crisi, EMPATIA deve essere la parola chiave per attirare l’attenzione”.

Dello stesso avviso è il direttore de “La Stampa” Mario Calabresi, intervenuto anche lui all’incontro intitolato “Il gioco del silenzio”, “Per far si che queste crisi non vengano dimenticate, ma soprattutto conosciute, bisogna avere dei giornalisti con le giuste capacità per affrontare questi temi. Dei giornalisti che non diano solo numeri e date in modo freddo, ma che raccontino in modo realistico i sogni, le speranze, le vite che si celano dietro gli immigrati piuttosto che dietro una guerra”.

Interessante anche il punto di vista di Mary Harper della Bcc che da tempo si interessa del continente africano “Si tende a dimenticare certe crisi soprattutto quando riguardano parti del mondo poco conosciute, come la Repubblica Centro Africana. I giornalisti devono assumersi una responsabilità professionale raccontando in modo oggettivo ed equo, evitando però di imporre un’analisi che influenzi l’opinione pubblica”.

Tutte queste situazioni trovano un riscontro in “Medici Senza Frontiere” che si occupa 365 giorni all’anno di queste crisi, intervenendo in modo mirato sul campo con i propri medici, ma anche attraverso l’informazione ed i propri giornalisti, per far si che certe crisi siano un po’ le crisi di tutti.