Continuano ad aumentare i contagi sul panorama nazionale: su 150.377 tamponi, sono 10.010 i nuovi positivi. La scorsa notte è avvenuto un vertice di maggioranza, spinto dal Partito Democratico, per l’introduzione di nuove misure restrittive.

Tra i punti che si analizzeranno ci sarà lo Smartworking obbligatorio, la didattica a distanza e il coprifuoco alle 22.00. Oltre attività di svago e benessere che salteranno come tappi di spumante. Una chiusura totale senza pronunciare la parola Lockdown, non proprio consigliabile dire dopo il brutto ricordo che, si credeva, ci si fosse lasciati alle spalle.

Lo smartworking e la didattica a distanza sono valutazioni fatte dopo lo stress che hanno subito i mezzi pubblici, soprattutto in grandi città come Milano, costruite in virtù dell’utilizzo del trasporto pubblico e di massa con l’idea di agevolare il traffico e alimentare la sostenibilità ambientale.

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Una virtù che in tempi di Pandemia va adattata a una nuova normalità che pretende distanziamento. Le foto e i video provenienti da treni pieni di studenti che si accingono ad andare a scuola sono campanelli d’allarme su quale possa essere il vero problema di questa seconda ondata, già annunciato a marzo ma a nostra discolpa non aver messo su una sistema che potesse, a oggi, contenerlo.

Lo smartworking ha lo stesso principio della didattica a distanza cercando di contenere gli spostamenti non essenziali, soprattutto quando si lavora in azienda che vende servizi e quindi può continuare a svolgere le proprie task anche senza andare in ufficio.

Un altro problema è il coprifuoco alle 22.00, quindi passiamo dal giorno alla notte. Parliamo della vendita dei prodotti come sono principalmente i ristoranti, locali e pub, forse le ultime attività che vendono beni nella società dei servizi in cui viviamo. Qui lo smartworking non è contemplato: bisogna alzare la saracinesca, aprire il locale e lavorare a contatto con la clientela. Nulla di nuovo, è la sostanziale differenza tra vendita di beni e servizi.

Nella fase 3, quella della presunta convivenza del Virus, ogni attività si è attrezzata, chi più chi meno, a rispettare il distanziamento sociale e osservare il protocollo messo in atto dal DPMC per godersi un aperitivo o cena in totale sicurezza. Per aumentare gli spazi è stata anche inaugurata Piazza Verdi e la gratuità dello spazio pubblico in tutto il Centro Storico di Ferrara, affinché gli esercenti potessero recuperare i metri persi del proprio locale, fuori e all’aria aperta. Una pezza per un’estate che ha sancito la chiusura di parecchie attività che evidentemente non sono riuscite a coprire il buco.

Ferrara ha comunque dimostrato un grande senso di proattività e responsabilità, mantenendo basso il numero di nuovi positivi e allo stesso tempo non limitare la vita sociale dettata da eventi, concerti e mostre che hanno dato un po’ di luce in un anno decisamente buio.

Una nuova normalità, più limitata, ma se paragonata ai mesi chiusi in casa strappa comunque dei sorrisi, la gioia di vedersi e lasciarsi alle spalle un trauma mentale che ha colpito molti. I sorrisi che a poco diventano piatti e diventano facce triste e cupe che guardano i nuovi casi che indefessamente aumentano; una sensazione già provata di una chiusura totale. La voglia di uscire e sfogarsi di un mondo lavorativo sempre più complicato; una voglia limitata da un coprifuoco che non ha alcun senso dato che il problema reale sono i trasporti diurni e non i locali serali.

Una paura emersa da uno Stato che in sordina ipotizza una nuova chiusura, parziale, ma pur sempre una chiusura in un momento in cui abbiamo bisogno di stare insieme. Un coprifuoco alle 22.00 che puzza tanto di lockdown.

Stavolta non andrà tutto bene.