botellon2

 

 

“Bottiglione”, una parola che batte sorda nella gran cassa dell’umore del ferrarese di origine controllata. Quel tonfo che tutti avvertono come diabolico, depravato e che oscura i sensi della ragione, del senso civico, della onestà intellettuale. Ancora una volta sento di minacciare la vostra giornata con l’ennesima recitazione di una formula malefica: “Bottiglione, piazza Ariostea, alcol, canne, droga, vetri rotti, risse, bestie che si rotolano nell’erba, escrementi, pipì in libertà” l’incubo che attanaglia residenti, moralisti e benpensanti da mesi e mesi.

Ed ogni volta che quella pagina “facebook” maledetta, Dio solo sa quale essere spregevole corna-munito v’è dietro, annuncia il prossimo evento, il prossimo raduno di studenti sciatti e imbecilli, il viso dei residenti viene segnato da improvvise scanalature di eterno sgomento, paura, terrore. Tutti in casa barricati, Attila è giunto e dove passano gli Unni si sa, non cresce più l’erba. Forza bimbi entrate in casa!, chiudete le persiane, non vedete giù per nessun motivo, il diavolo con uno sguardo potrebbe farvi entrare in questo circolo di dannati per l’eternità!

Ma ora è tempo di reagire, di dar risposte, di riportare nell’ordine questa città che appare si inizi a svegliare dal torpore che tanto piace. La lentezza, la tristezza, il rigore, lo stato dei “No” e dei “Basta”, il grigio e il nero, la salamina grassa, le pappette e le zuppette, le camomille e le tisane depurative, la cena ad orario ospizio, la sedia a dondolo con la copertina davanti al caminetto . . . lo so, state già sbavando dietro il vostro monitor in attesa del thè con i biscotti di vostra nonna.

Bene, fatta questa premessa, posso dire d’esser stato terrorizzato dopo i tanti articoli scritti dai giornalisti locali su questo tema scottante che batte vessillo 666 e croce al contrario. Si è parlato di “ritrovo continuativo”, di vietare all’istante “l’aggregazione sociale organizzata”, di vietare la vendita di alcolici il venerdì in piazza dalle 22.00 e sempre più residenti minacciano dichiarazioni di guerra. Sembra di essere sull’orlo di una guerra civile, eppure la realtà è che questi ragazzi, poco più di un migliaio, si son dati appuntamento per due sole volte nella loro pusillanime vita in piazza Ariostea, ricalcando un evento mondiale organizzato in tutte le città universitarie del globo. Proviamo a vedere Padova, dove in condizioni peggiori si radunano oltre seimila studenti, o i ventimila del “Botellon de Madrid”, Barcellona, Perugia, Pisa e infinite altre sedi.

Il ferrarese infatti odia l’universitario in generale ma sopravvive grazie ad esso. Immaginiamo cosa sarebbe Ferrara senza l’Università, probabilmente rotolerebbero in piazza le balle di fieno delle campagne limitrofe, anzi no scusate non volevo offendere la splendida creatività di quel famoso evento dal titolo “Dame” del sign. Caporilli che già qualche anno fa aveva fatto centro.

Quel che è accaduto in Piazza Ariostea è l’esplosione di una massa critica giovane giunta all’esasperazione, che esiste e che per troppo tempo è stata trascurata, repressa, mai calcolata da qualsiasi ente, anche dalla stessa Università. E’ un braccio di ferro tra gli studenti e il comune che da diversi anni a questa parte, con il buon Tiziano amato dai bigotti e dai vertici delle cooperative rosse, ha pensato solo ed esclusivamente a distruggere tutte le attività del centro in un periodo già critico di per sè, porre orari assurdi per qualsiasi città universitaria, limitazioni matte e disperate per chiari motivi elettorali.

Ma suvvia signori residenti!, ma credevate davvero che questi poveri ragazzacci amorali che per disgrazia hanno scelto Ferrara, potessero essere ammaestrati come bestie da circo? E’ normale che prima o poi sarebbero esplosi in eventi incontrollati come questi. Perché invece non mettersi d’accordo?, dare i giusti spazi a tutti come in qualsiasi altra città universitaria? Organizzarsi in modo da limitare al minimo i danni?  Con la politica della proibizione e dei continui divieti non si fa altro che alimentare atti come questi che degenerano talvolta in casi di inciviltà.

In pratica signori non dimenticate mai di essere una città universitaria, gli studenti esistono non solo per spillar denaro ma anche per rendere la loro vita universitaria indimenticabile, fatta non solo di libri ma anche di ritrovi, di feste, di spensieratezza e divertimento. Giovani lo siete stati anche voi e non veniteci a raccontare che eravate diversi perché la storia parla chiaro riguardo al vostro periodo.

 Avete voluto investire su Ferrara come città universitaria?

“Avete voluto la vostra tanto amata bicicletta? Ora pedalate!” 


Il vostro istigatore amorale:

MICHELE LECCI