Avrei bisogno di intervistare qualcun’altro con un’esperienza musicale nazionale ed internazionale. Qualcuno che magari è stato turnista per alcuni dei maggiori artisti italiani o che abbia condiviso il palco con musicisti importantissimi a livello mondiale, un talento che faccia invidia ad altre nazioni, qualcuno con all’attivo album che tuttora vende in svariate nazioni, che spazi musicalmente tra molti generi, dal jazz più raffinato al funk più ballabile. Qualcuno che sia anche produttore di giovani talenti, che abbia scritto canzoni per artisti considerati sacri in Italia e ovviamente, a coronare questa descrizione, che sia di Ferrara o dintorni, che conosca l’ambiente musicale ferrarese come le sue tasche, magari insegnante… mmm, aspetta un attimo, ma io uno così c’è l’ho tra gli amici di Facebook! Ho anche aperto un suo concerto! Ed abita ad un quarto d’ora da casa mia!

Così salgo di corsa in macchina e mi dirigo alla sede della “Im Drums School”.

Dlin – dlon. “Iarin sono Umbe, me la rilasci un’ intervista?”

Signori e signore oggi ho qui per voi un batterista, produttore, compositore, arrangiatore e insegnante. Turnista in studio e dal vivo per artisti come: Roberto Vecchioni, Paolo Vallesi, Paolo Belli, orchestra del programma televisivo Telethon su Rai1, Alexia e Max Tortora e molti altri. Frontman e produttore della funky ensemble “FREE JAM”, composta da alcuni dei migliori artisti dell’Emilia Romagna e del Veneto. Autore del brano “Non so io ma tu”, contenuto nell’album “Allo specchio” dei Nomadi e titolare della IM DRUMS SCHOOL, scuola di Batteria con sede principale a Fiesso Umbertiano (Ro) e 3 succursali nel nord est Italiano, senza dimenticare la direzione artistica della Gorilla Music School con sede a Occhiobello (Ro). Ecco a voi chi è Iarin Munari.

iarin_munari_ferrara_batteriaPer iniziare… Iarin, come si diventa musicisti di questo livello?

Studio, tenacia, curiosità, voglia di comunicare, di condividere e tanta passione. La prima cosa da fare è prepararsi, studiare per avere un certo tipo di formazione da unire ad un minimo di predisposizione e coltivare queste cose quotidianamente fino al raggiungimento di un linguaggio che possa permetterti di esprimere delle emozioni. Perché di emozioni si parla quando si tratta di musica vera. Si parte sempre per gioco e si deve avere una sensazione gradevole allo studio dello strumento, una voglia incondizionata di farlo.

Ed è proprio questo che diresti ad un giovane che inizia ora?

Assolutamente, ma anche di non pensare fin da subito al lavoro del musicista, anzi divertirsi ed essere molto curiosi, partire  presto con una ricerca personale sullo strumento per essere più riconoscibili possibile.

Come vedi l’ambiente musicale di Ferrara e di tutto il nord est?

E’ sempre peggio, ma non è per essere retorici. Ferrara non c’entra, è l’andazzo generale che non va, nella musica come in gran parte delle attività in Italia. Quando iniziai a suonare, la regola di base con i primi gruppi in cui militavo era fare musica originale, ed i locali facevano esibire molto di più gli artisti autori di inediti. Si suonava ovunque, ricordo concerti nei parchi, nei baretti dei paesi, oltre che alle feste dell’unità e feste della birra. Si suonava davvero ovunque e tutti facevano musica originale. Se facevi troppe cover eri quasi “sfigato”. Man mano, purtroppo, tutto si è spersonalizzato, si è passati ad una ricerca continua del commerciale, dell’imitazione,  retta dagli esempi televisivi e non a caso oggi lavorano molto le tribute band. E’ incredibile quanto venga apprezzato il copiare. Se a tutto questo sommiamo pure una burocrazia ostile, il risultato è che le possibilità per esibirsi, soprattutto per i giovani, sono molte meno. Le istituzioni non aiutano a valorizzare l’arte. In Italia, la musica scompare molto presto nella scuola dell’obbligo, cosa che non succede in altri paesi, in cui rimane fino alla maggiore età, creando una cultura di base molto più ampia e quindi anche una richiesta diversa.

In che modo, in altri stati, il mestiere del musicista viene maggiormente istituzionalizzato?

In America, esistono college musicali, università vere e proprie. In Francia esistono sovvenzioni statali per gli artisti che esercitano regolarmente.  Non a caso jazzisti Italiani, come Rava o Fresu, sono proprio lì ora. Ormai sento dire da tutti: “Hai scaricato il CD di quello o di quell’altro?”. Ultimamente mi è stato anche detto: “Oh Iarin lo sai che è bello il tuo cd? L’ho scaricato ieri!” “Ah…”. Meglio riderci sopra.

E può cambiare qualcosa in Italia?

Nonostante tutto sono molto ottimista e credo che in realtà stia già cambiando qualcosa. Il Politecnico di Vibo Valentia ha istituito, con inizio dei corsi a dicembre, il primo dottorato in musica (linguaggi musicali moderni), formato da un triennio e un biennio.  Ho ricevuto notizia di moltissimi iscritti già al primo anno. Questo genererà, in caso di espansione in tutto il territorio nazionale, davvero un grande movimento culturale, riconoscendo e consacrando la figura del musicista. Mi elettrizza il fatto di trovare gli insegnanti di musica fianco a fianco con professori di Filosofia, Ingegneria o Medicina.

Esperienza musicale più strana o la più emozionante?

Ogni esperienza musicale è unica, irripetibile ed avendo lavorato con molti artisti negli ultimi 15 anni ho vissuto un mare di emozioni davvero stimolanti.  La prima volta che ho pensato “WOW, incredibile”, è stato quando a 22 anni ho suonato per la prima volta in diretta alla RAI, facevamo un medley con Gigliola Cinquetti a Domenica In. Un’ altra esperienza memorabile fu il primo concerto con Roberto Vecchioni, il 31 dicembre del 1999, a Gallipoli, davanti ad una piazza enorme e con la consapevolezza di lavorare con un artista che ha fatto la storia della canzone d’autore. Poi le emozioni del creare, di arrangiare un brano scritto da altri, oppure trasformare un ricordo in musica e sicuramente tutta la produzione e l’uscita dell’album del mio progetto principale, i Free Jam, l’inizio di una mia nuova vita artistica.

Come nasce il progetto Free JAM?

I Free Jam nascono nel ’92, più di vent’anni fa, eravamo dei ragazzini che sperimentavano molti generi diversi sia con brani originali che con cover ri-arrangiate. Dopo dieci anni dalla fondazione però, il progetto è finito in stallo e tra cambi di formazione e svariate prove di ricostituzione della Band, si è dovuto aspettare il 2010 prima che il progetto riprendesse piede. Tutto è rinato da un incontro tra me e Davide Candini, altro membro originale del gruppo, ad una Jam in cui si è riaccesa la voglia di tornare a suonare insieme. Questo ci ha portati a scrivere nuove canzoni, rimaneggiarne altre di vent’anni fa, fino a giungere alla registrazione del nostro primo album, “What about the Funky?”, per me molto importante, in cui c’è dentro tutta la mia vita. Oggi i miei preziosi compagni di viaggio nei Free Jam sono: Davide Candini al piano e voce , Enrico Cipollini chitarra e voce, Roberto Catani (Fusco) al basso ed Enrico Di Stefano al sax alto.

Parlaci della IM DRUMS SCHOOL

IMDS è un altro “pezz’e core”. Insegno da molti anni e durante le mie lezioni cerco di trasmettere tutta l’esperienza che ho maturato in tournè, dischi, clinic, produzioni, assieme alla passione che nutro per la batteria e la musica in generale. Adoro la tradizione, studio sempre di più le origini dello strumento e i contesti sociali in cui è nato e si è sviluppato. Mi piace pensare che la musica sia un regalo che ci è stato donato per aiutarci a vivere meglio, e mi preoccupo che chi studia con me arrivi a percepirlo profondamente, perché possa usarla per esprimere, condividere e veicolare emozioni. Ho allievi che vengono dalla Puglia, dal Lazio, dalla Calabria, Piemonte, Lombardia, Veneto e ovviamente Emilia Romagna. Mi sento onorato e molto gratificato per questo. IMDS è diventata una realtà attraverso la quale gli allievi si esibiscono assieme a me in situazioni altamente professionali. Abbiamo suonato con degli ensemble di percussioni e batteria in convention di grosse aziende in tutta Italia e ci siamo esibiti al fianco di comici del circuito di Colorado Cafè e Zelig.

Oggi esistono 3 succursali della IMDS oltre alla sede principale di Fiesso Umbertiano , all’interno delle quali insegnano dei miei allievi. Una è a Occhiobello presso la Gorilla Music School, docente Alessandro Biavati che insegna anche a Grillara (RO) presso la Casa della Musica e la terza è a Fontanafredda (UD) presso gli Western Studio , docente Alessandro Drì.

Da quest’anno dirigo anche la Gorilla Music School di Occhiobello una nuova struttura all’interno della quale sto cercando di portare i concetti e la filosofia che ti ho appena descritto.

iarin_munari_ferrara_batteristaProgetti futuri della IM Drums School e dei Free JAM?

Con la IMDS, continuare a fare quello che stiamo facendo oggi: cultura. Aggregare ed avvicinare i giovani a questo meraviglioso mondo e aiutarli a farsi un bagaglio che si porteranno dietro per tutta la vita.

Per quanto riguarda i Free Jam, a breve uscirà il video della Title Track, “What about the Funky?”,  girato nella Coop di Occhiobello, assolutamente ironico ed in linea con il Booklet del disco. (Ride) Ci sono anche dei pezzi nuovi in cantiere e credo di cominciare a registrare un nuovo disco entro il 2014. Sempre “What about the funky?” è diventata Jingle di una associazione no profit. Si chiama Be4eat e tratta con grande competenza e rigore scientifico argomenti riguardanti la salute. Ulteriore obiettivo è portare l’attività live della Band anche all’estero.

Progetti futuri collaterali?

Un trio jazz a mio nome da poco formato con Nick Muneratti al basso e Marco Pollice al pianoforte, due musicisti straordinari di Rovigo con i quali ho trovato fin da subito un gran feeling. La prima sarà molto probabilmente entro dicembre in un bel locale di Ferrara. Troverete info sui miei siti www.iarinmunari.com e facebook.com/iarin .

In uscita un disco di Daniele Meneghin, in cui ho registrato le batterie, cantautore trevigiano che stimo molto.  Uscito proprio in questi giorni invece il disco di Fabio Ranghiero, un pianista di Vicenza con il quale ho suonato a lungo in passato, che ha realizzato un concept album davvero bello, in cui ci sono le mie batterie.

A breve anche nuove mie clinic in Sicilia.

Eventi musicali da non perdersi a cui partecipi o che consiglieresti?

A Ferrara abbiamo un Jazz Club, tra i migliori d’Europa, c’è l’imbarazzo della scelta durante la settimana. E poi ci saranno degli interessanti incontri gratuiti, tenuti dal pianista Alfonso Santimone, uno dei migliori pianisti jazz Italiani, grande sperimentatore, presso la Gorilla Music School, chiamati “Percorsi D’ascolto”, e tutte le informazioni riguardo a questi incontri gratuiti saranno pubblicati su Facebook sulla pagina www.facebook.com/gorillamusicschool .

 

E per finire qual è un giovane artista italiano o internazionale che consiglieresti di ascoltare e seguire?

Sono sempre alla ricerca di artisti che mi trasmettano delle emozioni, prima di qualsiasi altra cosa, e di solito le trovo negli artisti che fanno musica svincolata dal commercio. Per questo mi emoziono davanti ad una canzone cantautoriale in cui il testo la fa da padrone, e allo stesso modo mi posso emozionare con pezzi strumentali in cui sento che c’è una fonte di ispirazione molto forte. Nella musica pop di oggi, usa e getta, fatico mediamente a trovare queste emozioni perciò ascolto prevalentemente musica di “ieri” italiana e straniera, di tutti i generi: da Vecchioni, a De Andrè, a Fossati, ai Tower of Power, The Meters, Led Zeppelin, Miles Davis e molti altri. Gli artisti italiani di oggi che mi emozionano sono Elisa e Tiziano Ferro. Ma se ti devo elencare gl’ultimi tre artisti che ho comprato, perchè la musica bisogna comprarla, questi sono : John Mayer, Dave Matthews band e lo scandinavo Paulo Mendonca, di origine caraibica, che fa del funk.