Che tutti noi ci lamentiamo con piglio un poco da saltatore di fossi per la lunga è ormai un dato di fatto, di cosa? Della moda odierna, io in primis non risparmio delle mie bieche invettive quei mostri che si aggirano per strada con quei risvolti ai pantaloni appena sotto le ginocchia e quei capelli che quasi quasi ci posso pennelare la parete di casa dove il gatto ha lasciato le sue implacabili zampate nere.

Ma poi, tutti noi lamentatori provetti, siamo così sicuri che ai “nostri tempi” fossimo  così pregni di dignità?

Io sono del ’90, quindi vuole dire che i miei quindici anni li ho vissuti nel 2005, pensiamoci bene, cosa avevamo allora?

Oggi vi parlo dei jeans, il mio passato da fighettino capello piastrato con cera e cinturone grosso della Dsquared, mi permette di poter avere un minimo di voce in capitolo in tale argomento.

Partiamo da un dato di fatto, se oggi la parte che viene lasciata scoperta è la caviglia, dieci anni fa si mostrava alla genti il proprio posteriore, bello o brutto che fosse, e la moda di allora lo aveva capito fin troppo bene.

Sfrontati erano i tentativi degli stilisti scì scì di creare ogni sorta di belletto che facesse volgere lo sguardo là in basso.

Tentativo numero 1°: Jeans Richmond

I Richmond era il pantalone imprescindibile per il fighetto d’altri tempi, De Andrè nel 1967 cantava:”C’era una cartello con una scritta scritta nera diceva Addio Bocca di Rosa con te se ne parte la primavera.” Ecco invece nei deretani di noi vecchi adultolescenti c’era una scritta, sempre nera, ma che recitava Richmond. Che al fin della fiera erano dei banalissimi jeans in denim ma quella scritta gli permetteva di costare più di 140 euro.

Maestosi i tentativi di falsificazione di tale status symbol, la più improbabile che vidi fu una scritta in pennarello indelebile nero su un paio di jeans cinesi.

Un eroe d’altri tempi.

Tentativo numero 2°: Angel Devil

Giocare sulla dicotomia angelo e diavolo, bene e male, è sempre stata una abilità di chi crea simboli da poi far comprare ai genitori dell’aspirante metrosessuale.

Ne è l’esempio attuale la maglietta che pullula tra i giovanissimi e non solo, la quale reca una scritta:”Stasera faccio il/la bravo/a”.

Un goffo tentativoangel di significazione come a dire:”Hai visto quanto sono un briccone? Ti piacerebbe sapere in quali malefatte mi getto durante le mie serate eh? Ahah, inutile scrutatore di stelle cadenti non lo vedrai ma sappi chesono un tipetto poco raccomandabile. Stasera però farò il bravo bambino, anche se in fondo in fondo sono proprio un diavoletto della notte. Bevo i cocktail e poi da brillo fumo due sigarette di fila.”

Mi fermo qui, anche se potrei continuare per ore.

Insomma chi non si ricorda gli Angel Devil? Quelle enormi ali stampate sempre sul posteriore che poi scendevano fino quasi alla caviglia, la stessa dopo dieci anni sarebbe stata impunemente scoperta.

Gli Angel Devil avevano un prezzo più accessibile, se non ricordo male non più di cento euro.

Mi ricordo l’espressione di disgusto di mio padre quando durante una gita di un Outlet manifestai il desiderio di acquistare un paio di quei jeans.

Un angelo legato al termosifone direbbe Simone Cristicchi.

Tentativo numero 3°: Evisu

Gli Evisu erano davvero il pugno nell’occhio per qualsiasi osservatore. Pantaloni blu scuro con sopra dipinto ogni tipo di decorazione con un giallo quasi shoking, roba da averci gli attacchi epilettici.

Evisu Giallo Daicock Jeans 1103_02

Il simbolo era una specie di indefinito gabbiano, anzi no era tipo le due collinette del Mc Donalds, fù dai quei pantaloni che vennero creati i giubbotti catarifrangenti.

Memorabili i tempi in cui, durante il mio migrare verso le discoteche pomeridiane, le piste da ballo sembravano popolate da gabbiani fosforescenti gialli che volavano a quota culo.

Il vero emblema dei primi anni 2000 era quello, nulla da aggiungere.