Gad, cittadini abbandonati o ascoltati dalle istituzioni?

Alcuni giorni fa il nostro collaboratore Ruggero Veronese pubblicò un articolo di commento in cui metteva in discussione alcune affermazioni di Ilaria Baraldi, consigliere comunale Pd, la quale affermava che“non si può rinfacciare a questa amministrazione di non cercare il contatto coi cittadini della zona Gad”.

L’articolo lo potete leggere cliccando qui. 

 

Periferia e democrazia ai tempi del Partito Democratico

A distanza di qualche giorno è arrivata la risposta di Ilaria Baraldi che vi alleghiamo qui in versione integrale.


Gentile redazione di Ferrara by night, in un lungo articolo dal titolo “Periferia e democrazia ai tempi del partito democratico”, apparso sulla vostra testata, Ruggero Veronese sembra voler “colpirne cento per castigarne uno”, sovrapponendo molteplici piani di discussione per dimostrare che il partito democratico tale non è.

Lo fa partendo dalla discussione consiliare di una mozione dei 5Stelle sul coinvolgimento delle associazioni dei residenti nella riqualificazione della cosiddetta “zona GAD”.

Alcune considerazioni in merito.

La prima: il partito democratico, la maggioranza consiliare, la giunta sono entità distinte per ruolo e funzione.

Sembra lapalissiano, ma ricordarlo può aiutare a non saltare di palo in frasca, attribuendo all’azione amministrativa caratteristiche che si ritengono proprie del Partito Democratico e viceversa.

Poiché Veronese riporta il dispositivo della mozione, per quanto articolato, non dovrebbe essergli impossibile leggervi qualcosa di diverso dal “coinvolgimento” dei cittadini nella scelta delle azioni amministrative da attuare in un quartiere.

La richiesta di “includere le associazioni dei residenti nella definizione dei progetti da presentare per bandi […] e ad includerle nelle discussioni in sedi istituzionali per definire tipologia e distribuzione dei fondi per gli eventi […]” non fa riferimento ad una generica consultazione dei residenti, bensì alla loro strutturale partecipazione a tavoli tecnici, ai quali non partecipano nemmeno i consiglieri eletti, che, nell’ambito della azione amministrativa costruiscono i progetti per concorrere ai bandi e, successivamente, individuano con procedure di evidenza pubblica i soggetti che andranno a realizzare le azioni.

Possono sembrare sottigliezze, ma la differenza tra democrazia diretta e rappresentativa cui si è fatto riferimento durante la discussione, affatto superficiale, sta in questo.

Nessuno nega l’importanza del coinvolgimento dei residenti.

E’ stato messo in evidenza sia dalla Assessora Sapigni che dalla sottoscritta quali sono gli strumenti attraverso i quali i cittadini e le associazioni sono messi nelle condizioni di poter partecipare con idee e progetti alla costruzione delle azioni che ricadranno sul quartiere: oltre ai percorsi di Ferrara Mia, chi vive il quartiere Giardino conosce benissimo quali sono i luoghi cui rivolgersi e i soggetti coi quali interloquire per fare proposte.

Il Centro di Mediazione, presente sul territorio, organizza periodicamente incontri di progettazione condivisa; per esserne messi a conoscenza è sufficiente iscriversi alla mailing list, come lo sono moltissimi residenti e tutti i comitati e associazioni del territorio. Ovviamente la partecipazione non è obbligatoria.

Sul fronte della partecipazione dei cittadini all’amministrazione della città, i margini di miglioramento esistono, e li riconosciamo, perché sempre maggiore è la consapevolezza dei cittadini e la loro richiesta di essere tenuti in considerazione non solo al momento di indicare la loro preferenza elettorale e i loro rappresentanti, ma anche successivamente, intervenendo nei cambiamenti sociali, culturali, urbanistici che una città attraversa, accompagnandoli.

Esistono molti strumenti utili a questo scopo, e sono anche io convinta che una amministrazione debba mettersi in gioco e aprirsi nella progettazione condivisa. Il regolamento per la partecipazione e la cura dei beni comuni di cui si è dotato il Comune di Ferrara lo scorso marzo va proprio in questo senso.

Ripeto: migliorare si può e si deve. Voler far passare il messaggio che Ferrara sia all’anno zero dimostra semplicemente che Veronese non sa con precisione di cosa parla.

Deve conoscere poco anche la realtà di Grisù, se la descrive come una “enclave indipendente, un casermone chiuso su 4 lati senza servizi o attività per il quartiere”, o quando cita altre associazioni che hanno partecipato al bando Anci “Rigenerazioni Creative” per attività svolte nel quartiere Giardino e per il quartiere Giardino.

Rifare il cortile di Factory Grisù (che ha sede all’interno di uno spazio pubblico) ha consentito al consorzio di costruire un programma estivo (per limitarmi ai prossimi mesi) che apre quel cortile alla fruizione pubblica per una cinquantina di appuntamenti, pomeridiani e serali, delle più varie tipologie, tutti pubblici, tutti aperti a chiunque voglia, residente o no, gratuiti.

La Caserma dei Vigili del Fuoco, oggi, senza il contenuto imprenditoriale e sociale di Grisù, sarebbe un luogo chiuso, uno spazio buio e abbandonato.

Infine, per citare la sola azione di Teatro Ferrara Off, la seconda edizione del festival di microteatro Bonsai, svoltosi per un week end interamente in luoghi del quartiere Giardino, ha portato un migliaio di spettatori, residenti e non, a fare quello che evidentemente Veronese non fa: vivere il quartiere Giardino anche nelle sue accezioni positive, che sono tante.

Sufficienti a risolvere i problemi di un quartiere? Probabilmente no.

Ma non attribuire a questi spazi, a queste associazioni, a coloro che vi lavorano per offrire una alternativa a chi la voglia cogliere il giusto peso è qualcosa che viene addirittura prima dell’essere intellettualmente onesti.

Un giornalista, o chiunque abbia l’ambizione di esserlo, è tenuto a dare una rappresentazione dei fatti la più aderente possibile al reale. E per farlo occorre, per prima cosa, informarsi adeguatamente.

 

Ilaria Baraldi

Consigliere Comunale PD