È uscito ad aprile, per i tipi di Edizioni La Carmelina, I culòr dla míé aníma silloge poetica di Silvano Ferrari. Pur scritta ai giorni nostri descrive e presenta scene quotidiane, pensieri e ricordi passati di una lontana infanzia Il titolo stesso “I culór dla míé aníma”, rappresenta appieno il contenuto del libro, che spazia dal suo amore per le tradizioni a quello per la sua città, Ferrara.

Le sue poesie, la maggior parte delle quali in dialetto ferrarese con frontespizio in italiano, variano da ricordi e vicende a pure e semplici riflessioni: “L’Ave Maria”, per esempio, è una composizione molto triste e dolce, che descrive un ricordo di un Silvano bambino assieme alla sua mamma, in un momento molto profondo, che è quello della preghiera prima di andare a dormire. Con “Senza Te”, che recita queste parole: “Senza te/ io sarei/ solo un foglio/ di carta stroppicciato”, l’autore mette a nudo una parte importante di sé stesso.

Sicuramente il metodo di scrittura che il poeta usa è originale,il dialetto ferrarese, e permette di sfatare il mito de “il dialetto è una lingua volgare”.

Il tono del testo varia a seconda del contenuto e dell’argomento della poesia: in “Traffico di Organi”, è accusatorio, arrabbiato (Nulla mai/ potrà riscattare, tanta bestiale brutalità./ Maledetti!) mentre in ”Malinconia” è triste, sconsolato (Uno straccio pulito/ sulla tavolozza linda/ed io senza un’idea/ e con una gran voglia di piangere).

Le composizioni non hanno tutte uno schema di rime regolari, ma presentano diverse rime finali ed interne. Protagonisti sono sempre e comunque fatti vissuti in prima persona o pensieri di Silvano, che raccoglie nel suo testo tutti i colori e le sfumature della sua anima.

Personalmente, questo libro l’ho apprezzato, l’autore è riuscito a farmi immaginare molte delle scene che ha descritto nel tuo testo, trovandomi in sintonia con riflessioni quali in “Settembre a Bardolino” quando descrive il monte (Il “Volto” è sempre li/ a vegliare il lago/ disteso a guardare le nuvole/ che si rincorrono in cielo;), dove è riuscito a farmi ritrovare me bambina a fissare questo monte e le nuvole che si rincorrono trasportate dal vento.

Il compito di uno scrittore è quello di riuscire a coinvolgere il lettore nella lettura: questo deve sentirsi protagonista del libro, dentro la storia, e Ferrari in molte delle sue poesie è riuscito a farmi credere proprio questo.

La descrizione dei luoghi di Ferrara, i suoi palazzi, le vie storiche, raccontate da questo autore, le ho sentite ancora più mie. Da giovane ferrarese mi piace pensare che non è solo un modo di parlare di una città, ma qualcosa di più, è trasmettere sentimenti ed emozioni fondamentali. Così come la memoria, nel suoi significato più importante, che Silvano è riuscito a racchiudere nel suo libro e portarlo a noi.