Nell’attuale panorama musicale italiano non esiste band più sovversiva dei Thegiornalisti.

Partita nel 2008 con alcune autoproduzioni, la band è diventata, brano dopo brano, punto di riferimento per il mercato musicale indie, dove per indie, ormai da qualche anno, non si intende più semplicemente una band che non fa parte di una major, ma un vero e proprio genere musicale.

Dopo la gavetta, la band di Tommaso Paradiso è entrata quasi in odore di santità per quella fetta di pubblico lontana dalla musica passata in radio e che sull’Ipad, dopo le canzoni di Vasco Brondi e de I Cani, aveva i brani di Thegiornalisti – vol 1  prima fatica della band romana.

Ma torniamo alla pesantissima frase di apertura: dopo qualche anno fatti di concerti in posti via via sempre più capienti, palchi guadagnati grazie agli incensi accesi dagli amanti dell’indie, Tommaso Paradiso ha scelto di scoperchiare il vaso di Pandora mostrando quello che sono veramente, ovvero una gran bella band pop.

Penso, anche se probabilmente non è così, che i Thegiornalisti abbiano sfruttato l’onda dell’indie (mostrandone i lati oscuri) – che a volte propone artisti sensati, altre volte deliranti, ed un pubblico che non lesina ad amare chi confonde il cantautorato con il no sense e ama artisti che dicono cose alla cazzo di cane (come direbbe un grande regista della fiction) – per trovare spazio nel mondo musicale, ma poi calare la maschera.

Me lo immagino, Paradiso, vestito con una tunica dantesca che nel girone infernale dell’indie si toglie la maschera di finta pelle alla Lupin e urla:”Guardateci, fan dell’indie che odiano tutto ciò che è ascoltato da più di 3 persone, avete amato e celebrato una band pop, lo stesso pop che denigravate mentre fumavate, con quell’aria da nichilisti da aperitivo, una sigaretta fuori dall’Estragon”.

Mi piace sognare i Thegiornalisti come quei famosi studenti quando, nel 1984 a Livorno, scolpirono nella pietra delle teste di statua copiando lo stile di Modigliani, salvo poi gettarle in un canale in cui, in quei giorni, si stavano svolgendo delle ricerche sull’onda di una famosa leggenda secondo la quale Modigliani stesso buttò nei canali livornesi delle opere.

Dopo alcuni giorni di ricerca accadde “il miracolo”; sotto i riflettori delle troupe televisive le ruspe agguantarono qualcosa.

Per quaranta giorni l’altezzoso mondo dell’arte gridò al capolavoro. Poi i falsari decisero di confessare tutto in un’intervista a Panorama e il settimanale pubblicò alcune foto scattate dei tre studenti in un giardino nel momento stesso in cui compivano l’opera.

Ecco, questo per me è il ruolo che i Thegiornalisti hanno avuto nel panorama musicale: idolatrati dal pubblico indie mentre sfruttavano l’onda buona per ‘arrivare’ e rivelare al mondo: ragazzi, noi siamo degli artisti pop.

Da quest’ultima parola vorrei partire per parlare del concerto perché quello a cui si è assistito ieri è stato un esempio di come ci sia pop e POP, quello proposto a Ferrara sotto le stelle è stato un esempio di eleganza e compiutezza, con echi da anni ’80 e amori cialtroni a cui tutti noi, nessuno escluso, non riusciamo a rinunciare.

Il live è iniziato puntuale alle 21.45, sul palco arriva lui, il divo del momento, amato e odiato: Tommaso Paradiso indossa dei pantaloni corti, cappello all’indietro, degli occhiali da sole e una maglietta nera, 3200 presenti lo accolgono con un boato.

Ciao Ferrara quanti cazzo siete, ve lo dico io siete la cosa più bella del mondo”

Dalle casse si inizia a propagare il suono dei primi due brani che aprono il live: Senza e Gli alberi, entrambi di Completamente Sold Out, album che ha proclamato la band come una delle principali rivelazioni italiane.

Il tempo di invitare 3200 persone a bere qualcosa nel bar dell’albergo, di fare complimenti alla città di Ferrara che si arriva nel vivo con Mare Balotelli, un brano che permette a Paradiso di lanciare una frecciata a “chi dice che ci siamo venduti” prima di cantare “i giovani di oggi si vestono di merda, il punto di riferimento è Mario Balotelli”.

Il pubblico, composto quasi nella sua totalità da ragazze under 30, apprezza il modo in cui il frontman tiene le redini del concerto e si unisce in un grande coro quando, inaspettatamente, Paradiso imbraccia una chitarra acustica e si lancia in una cover degli Oasis – “Don’t look back in anger”.

Sul palco c’è anche la preoccupazione per la gestione dei social network della band e infatti Paradiso non perde l’occasione per creare una storia su Instagram in diretta e per parlare più volte dei profili web della band.

“Scommetto che il nostro manager non ha fatto la foto” – commenta subito dopo un momento particolarmente toccante del live – “sarebbe andata bene su Instagram”.

Arriva il momento dell’encore e tra le 3 selezionate c’è anche lei, Riccione, il tormentone da poco uscito che ha separato il pubblico in chi lo ama e chi lo odia.

E’ Completamente che però manda tutti a dormire, brano di apertura dell’ultimo album e di chiusura del concerto di ieri.

“Non siete all’altezza di Roma o Milano, li avete superati!” urla Tommaso Paradiso mentre sul pubblico piove una pioggia di stelle filanti e io mi chiedo cosa potrà mai dire il frontman quando suonerà di nuovo a Roma o Milano, ma poi mi accorgo che esistono situazioni in cui dire queste frasi non è un crimine e che un complimento leggero e piacione, come certa musica, può farti stare bene.

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