Di Anna Mastellari


Fernik, una parola dal suono facilmente ripetibile in tutte le lingue ed allo stesso tempo nuova per ogni cultura, non presente in qualsiasi vocabolario si voglia esplorare.

Nasce con un esercizio di stile, quasi per gioco, il titolo del romanzo fantasy scritto da Alexis Saints, pseudonimo dell’autrice, nata a Taranto nel 1995, poi trasferitasi a Ferrara dove vive tuttora.

Un progetto che tiene in pancia da quando non è che una bambina annoiata tra i banchi di scuola e decide quindi di scrivere una storia per impegnare il suo tempo divertendosi, facendolo leggere volta per volta ad una sua compagna di classe.

Negli ultimi due anni, quello che era iniziato come un’evasione dalla monotonia delle lezioni è diventato un vero e proprio impegno che l’ha tenuta attaccata allo schermo a scrivere, riscrivere e rimescolare trama e personaggi. Ciò che ha fatto girare gli ingranaggi affinchè Fernik divenisse sempre più raggiungibile, è stata la grossa scoperta della condivisione del proprio materiale, iniziando a far veicolare il romanzo sono arrivati molti consigli e complimenti che hanno dato carburante alla macchina; l’altra pietra miliare del lavoro è stata la consapevolezza di scrivere per qualcuno che chiedeva ed “aveva bisogno” di sapere la fine del romanzo, i primi amci seguaci che con insistenza chiedevano sempre una pagina in più da poter leggere.

“Ho dovuto fare una scelta- dice Alexis – restare fedele ai mille fogli scritti a mano e gelosamente custoditi dai tempi della scuola, o rimettere tutto in gioco, distribuire i miei capitoli ed in certi casi proprio stravolgere l’intera vicenda. Ho scelto la seconda via, perché di romanzi fantasy come la mia prima versione ne è pieno il mondo: personaggi stereotipati, trame già viste, prove da superare… c’era bisogno di qualcosa di nuovo”.

Alexis evidenzia due tratti in particolare che rendono Fernik un romanzo non comune: il primo è legato appunto alla creazione dei personaggi, i quali sono terribilmente umani, non vengono solo abbozzati lasciando completare all’autore l’immagine dell’eroe o dell’antagonista che sono, generalmente, sempre definiti nello stesso modo, ma propone degli esseri umani analizzati e studiati a tutto tondo; il secondo punto è invece relativo alle dinamiche sociali e culturali descritte nel racconto, grazie alle quali le differenze che, al giorno d’oggi sono ancora viste come degi ostacoli e delle sofferenze, in Fernik risultano accettate e perfettamente inserite nel tessuto sociale: l’immigrato, il disabie, l’omosessuale sono tutti personaggi che coesistono nello stesso sistema vivendo la loro condizione in maniera serena e pubblicamente accettata.

“Io vedo Fernik ambientato in un futuro prossimo, tra qualche anno, perché vedo che c’è aria di cambiamento e presto sarà possibile questa integrazione ad ampio raggio: sono molto ottimista in questo senso”.

Il genere fanasy permette di esplorare le dimaniche umane e relazionali molto più di tanti altri generi, questo perché è possibile spaziare con la fantasia andando a disegnare situazioni al limite che richiedono un’analisi precisa del personaggio: difficilmente nella vita comune ci si trova a dover scegliere se sacrificarci o meno per i nostri amici, come reagiremmo?

Se per magia nessuno si ricordasse più di noi, come si trasformerebbe la nostra vita? Nel fantasy, è possibile porsi domande di questo genere e cercare una risposa, che non può essere data dal solito comportamento, impeccabile ed ogni volta uguale, dei personaggi stereotipati da sempre protagonisti di questo genere, c’è bisogno di persone più vere, più approfondite.

Se una nota di Fernik è la ricerca di un comportamento più vero, così da delineare volti e caratteri dei personaggi più vicini a noi e nei quali ci si riesce meglio ad immedesimare, sorge spontaneo chiedere se questo non sia un po’ in antitesi con l’idea di usare un nome d’arte nel divulgare le proprie idee. “

Alexis è un nome che ho iniziato ad usare fin dal mio primo approccio al modo social, me lo sono data io e l’ho scelto per il suo significato, lo sento tanto reale e valido come quello anagrafico. Saints, invece, è parte del mio cognome che mi lega alla mia famiglia e quindi alle mie origini: a scuola i miei amici lo storpiavano con un gioco di parole in Saints, mi piace restare legata a me anche creando uno pseudonimo. Non lo vivo quindi come una maschera ma come una possibilità in più di dialogo”.

Non dimentichiamo che Fernik non è che il primo volume di una trilogia e, se anche al momento gli sforzi sono concentrati nella traduzione in inglese del romanzo, indicativamente tra il 2019 ed il 2020 dovebbe uscie il prossimo libro.