Sarà ardua l’impresa che mi porterà ad intervistare colui che -più di altri- ricorda il mio periodo universitario. Sarà difficile parlarne obiettivamente: uno, perché è pugliese come me – e si sa che tra pugliesi ci si accoppia sempre volentieri – due, perché evoca nostalgici incontri con persone mai più riviste.

Il profumo della sua sfoglia adunava, all’angolo tra via delle Scienze e via Carlo Mayr, code interminabili di universitari. Appena giunti a Ferrara, durante le nostre nottate tra birre e bivacchi sul sagrato del Duomo, cercavamo altrove occasioni di proseguimento, forse anche un po’ per amalgamare quel sapore amarognolo della birra a qualcosa di più dolce. Non era tollerabile tornare a casa senza aver mangiato uno dei suoi cornetti.

L’accademico delle università statali – si sa – esce con i soldi contati, quindi la maggior parte delle volte si preferiva raggiungere quel luogo di “giovedis” aderendo all’incredibile promozione del cornetto a 1 euro. Qui ci si sbizzarriva in fantasiose acrobazie di ingredienti che ancora oggi sollevano i miei dubbi sulla sostenibilità della promozione. Crema alla fiamma, mascarpone, limone, chantilly, fragole fresche, gelato e Nutella erano gli elementi base degli intrugli che spesso irrazionalmente facevamo. Un involucro emozionale piastrellato di rosso, alternato ad un giallo anni ’80  che riempiva le pareti poste alle spalle del bancone. In alto, una piccola “americana” dov’erano solo adagiati – poiché credo non siano mai stati messi in azione – dei “par led” o qualcosa di simile.

“Perché non li accendi Giusè?”, chiesi una volta.

La risposta da pugliese fu prevedibile: “Eh michè, mo’ li devo accendere… mo che domani lo faccio”.

Nei mesi scorsi però ho avuto un colpo.

“Il Cornetteros chiude”, recitavano i post su Facebook. I video girati dal messicano più famoso di Ferrara Julio Vazquez, non lasciavano più spazio a dubbi. Quindi mi son recato immediatamente da “Giusepp” che, in poco tempo, mi aveva subito rassicurato con un “nono, poi ti spiego, non chiudo, è uno scherzo”.

“Meh dimmi Giusè, che faccio subito un articolo perché la gente si sta preoccupando”, risposi subito cercando di strappare una dichiarazione in esclusiva.

Anche qui la risposta fu scontata : “Eh mo te lo devo dire, mo sto impicciato, devo fare i lavori, ho l’ingegnere, l’architetto, devo stare dietro dietro, altrimenti questi qua fanno quello che vogliono loro. Mo che finisco ci vediamo”.

Appena finiti “gli scavi” ed inaugurata la nuova attività, come un falco mi sono avventato tra un cornetto ed una focaScia all’interno del locale durante la pausa pranzo, riuscendo ad estorcere questa breve intervista.

D’altronde avevo dei seri dubbi da togliermi: perché cambiare un marchio così conosciuto? E mo’ dove vado a prendere il cornetto di sfoglia?

Allora Giusè. Facciamo un po’ di chiarezza. Prima di tutto ti chiedo come ti è venuta “ ‘n ghep” (trad. “in testa”) ‘sta storia di fare i cornetti di notte.

Allora michè, il Cornetteros è nato a Trani nel giugno del 1996, dopo una serata passata con amici a Bari. Avevamo mangiato in una cornetteria e al ritorno ci siamo riproposti di fare la stessa cosa anche nella nostra provincia. E’ nato tutto fra amici e rispettive compagne. Nessuno si aspettava nulla da questa esperienza, per noi era solo un esperimento.

E invece “manco la bocca devi aprire” (trad. “in men che non si dica”).

Eh già. Alla fine si è trasformato in un lavoro a tutti gli effetti. Abbiamo fantasticato sulla possibilità di espansione nel resto d’Italia come una sorta di franchising.

Scus eh, non capisco perché alla fine sei arrivato da Trani a Ferrara.

E’ stato per discorsi personali, avevo amicizie e persone che conoscevo bene. Ferrara era una sorta di compromesso e soprattutto mi aveva fatto un’ottima impressione. In particolar modo in via Carlo Mayr avevo visto la movida che avevo visto nascere in altre città in quegli anni. Pensavo che prima o poi potesse diventare una città capace di attirare giovani da tutta la provincia e non solo. Ferrara sembrava avere la connotazione della città della notte.

Lo dici con un po’ di amarezza. E invece?

In realtà dopo un paio d’anni, i comportamenti dell’universitario hanno cominciato ad infastidire i residenti che si unirono in quei famigerati “comitati contro gli street-bar”. Anche il Comune si schierò contro l’euforia studentesca con un durissimo attacco che riuscì in breve tempo a smorzare l’opportunità / risorsa che avevo visto nascere.

E mo’ come va con il Comune?

Meh, ultimamente sembra esserci un compromesso. Dal punto di vista della “movida”, anche se secondo me è eccessivo chiamarla “movida”, gli studenti hanno ripreso a frequentare nuovamente i locali. Dal sagrato del Duomo, adesso chiuso, si sono create le alternative di via Carlo Mayr, Adelardi e via Contrari.

Hai visto un po’ di movimento in più con le nuove matricole?

In effetti si, c’è più movimento.

Veniamo al dunque Giusè. Ci hai fatto spaventare un po’ tutti. Soprattutto me perché il cornetto di pane non riesco proprio a mangiarlo e tu sei l’unico che lo fa di sfoglia. Che hai combinato, mo’ dici che chiudi, poi apri con un altro nome. Che ste facenn? (trad. “cosa stai facendo?”)

Los Cornetteros era ormai visto come marchio operante durante la notte. Dopo 20 anni da quel primo Cornetteros di Trani, ho deciso di dire basta, quindi ho mollato lo storicos marchios. Ho voluto dare un’immagine di locale che fosse operativo anche dal mattino e quindi ho inventato un nuovo nome. Adesso si lavora dalla mattina oltre che con i cornetti, anche con un po’ di caffetteria e focaSce pugliesi.

Ma gli ingredienti delle foscaSce sono gli stessi che usiamo giù?

Certamend dott. Lecci. Gli ingredienti sono gli stessi: farina rimacinata di grano duro, farina normale macinata a pietra e poi la farina integrale che dà un profumo di grano che altrimenti non avrebbe. L’ olio ovviamente che te lo dico a fare, arriva da Andria, invece con il sale ho preferito cambiare. Adesso ho preso del sale inglese, meno incisivo, più gourmet e che fa più scena. La lievitazione è sempre da un giorno all’altro, poi stendiamo ed inforniamo.

Ma scusa, non avresti potuto aprire la mattina lo stesso con “il cornetteros”?

Se avessimo aperto la mattina solo con cornetti non sarebbe venuto nessuno. Gli italiani di fianco al cornetto vogliono pure il caffè.

Anche il caffè è di giù?

No quello lo abbiamo preso qui. C’è un torrefattore locale segnalato anche da prestigiose guide come “Gambero Rosso”. E’ un artigiano che crede tanto nel lavoro che fa e mi è piaciuto subito.

Questo nuovo nome invece da dove arriva?

Secondo te? L’abbiamo scelto per omaggiare la grande impresa dell’allenatore della SPAL Leonardo Semplici. Abbiamo giocato un po’ con il suo nome ed è venuto fuori “SempliSce”. Abbiamo tenuto la tipica “S” del Cornetteros creando un nuovo sleng: “scioccolato”, “pastisciera”, “escetera escetera”…

 E quando se ne andrà?

Solo degli ingrati potrebbero cambiare un allenatore che ha portato una squadra dalla serie C alla serie A. Tra l’altro è anche venuto a trovarci dopo aver saputo di questo nuovo nome dedicato a lui. E’ stato molto contento.

Insomma alla fine non hai chiuso. Ma un po’ ci hai pensato sul serio?

Non proprio, la scelta era sull’ andare via dal centro storico o sul restare. Ho scelto di rimanere pur essendoci i classici problemi delle zone a traffico limitato. Se non sei proprio all’interno delle vie del passeggio, come noi, vieni tagliato fuori da tutti i grandi eventi come ad esempio “I Buskers”. Questa zona purtroppo non è inclusa negli eventi del centro storico di Ferrara, se li deve fare da sé. Inoltre questa zona fa anche i conti con le avversità metereologiche e con un parcheggio non facile rispetto alle attività fuori mura.

Al Comune che vorresti dire?

Il Comune ogni volta tende a chiarire che non è un’agenzia di eventi. Va bene, lo posso anche accettare, ma chiedo almeno che non vada nel senso opposto a chi si sforza di creare eventi. Ultimamente non nego che ci sia una bella collaborazione, spero solo nella volontà reciproca di voler fare. Magari un giorno riuscirà ad abbandonare le sue politiche conservatrici con alcune più dinamiche e meno rigide.

Meh Giusè, io mo’ me ne vado. Ci vediamo domani mattina.

Michè mi raccomando, poi fammelo leggere, non mi far fare figure da caciocavallo. A me piace stare dietro le quinte e lo sai.

Non preoccuparti Giusè. La tua faccia non la faccio manco uscire.

Testi e traduzioni di: Michele Lecci d’ Manfrdonje (FG)

Cornetti e FocacSce di: Giusepp d’ Barlett (BAT)

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