Quindici giorni, un mese, la fine dell’estate. È difficile immaginare al momento quando tutto potrà tornare alla normalità. Dal 10 marzo scorso la quotidianità di ciascuno di noi è inevitabilmente cambiata: qualcuno ha visto il proprio menage completamente stravolto, altri hanno dovuto fare i conti con una diversa gestione del tempo; a tutti sono venute a mancare piccole gioie quotidiane, che troppo spesso davamo per scontate.

Ve lo ricordate in quale bar avete preso l’ultimo caffè? O cosa avete bevuto in occasione dell’ultimo aperitivo pre-quarantena? O l’ultima volta che avete ascoltato musica, in un locale o a teatro? E l’ultimo museo che avete visitato? Serve un esercizio di memoria abbastanza importante.

Personalmente mi piace fantasticare non tanto sul “quando”, quanto piuttosto sul “come” tutto ciò finirà. Il premier Conte sfoggerà il suo sorriso più sexy e smagliante a reti unificate e darà il via alla libera uscita. Aprirà le nostre gabbie, siano esse un piccolo monolocale in centro, un attico vista Castello o  una villetta a schiera in Borgo Punta.

Il premier Giuseppe Conte

E allora usciremo tutti dalle nostre case, con il tricolore sulle spalle e una bottiglia di prosecco o birra in mano, pronti a iniziare il brindisi con i vicini di casa, per poi proseguire la festa in centro. Sì, sarà una grande festa, come quando abbiamo vinto i mondiali di calcio. Il Listone si riempirà di gente di tutte le età, e di chitarre, bonghi e dj-set improvvisati. Si ballerà fino al mattino; e poco importa se il giorno dopo si riprenderà a lavorare: non ci saremo mai sentiti così felici di tornare al “solito tran-tran”.

Sarà soprattutto una piazza, quella di Ferrara, piena di abbracci! Perché il metro di distanza ha inaridito un po’ tutti, e sarà l’occasione perfetta per smentire la proverbiale “freddezza” della gente del Nord.

E sulle lunghe distanze, diamoci un anno di tempo, mi piace immaginare che questa quarantena possa portare piccoli ma tangibili mutamenti nella nostra città. Che possa insegnare a ognuno di noi ad apprezzare proprio quegli aspetti della quotidianità sui quali troppo spesso non ci soffermiamo a riflettere, ma dei quali più che mai stiamo sentendo la mancanza.

Ben coscienti del ruolo fondamentale che svolgono medici, infermieri, operatori socio-sanitari, volontari e farmacisti, in prima linea nella guerra al Coronavirus, proviamo a pensare ad altre categorie impegnate al fronte. Ai commessi e i cassieri di supermercati e drugstore, impegnati ben oltre l’orario di lavoro a disfare roll-container e a rifornire gli scaffali, per far si che alla nostra spesa non manchi nulla; presenze per noi invisibili, ma se si fermassero loro si fermerebbe tutto.

Agli autotrasportatori e tutti i responsabili della filiera alimentare, altri tasselli fondamentali per fare andare avanti la nostra città, nonostante tutto.

Ai postini, ai corrieri, ai fattorini e ai riders, che ci portano a casa non solo i generi di prima necessità, ma anche qualche sfizio voluttuario per sopperire alle nostre voglie estemporanee; sul sito del Comune di Ferrara è stata predisposta una pagina dedicata alle attività che svolgono servizio a domicilio, in continuo aggiornamento.

E ancora ai professionisti dell’informazione, quella certificata, che ci mettono al sicuro dai patemi d’animo suscitati delle fake news del momento.

Agli artigiani, ai meccanici e alle officine, che a battenti aperti assicurano la perfetta forma alle nostre auto. E a tutti gli operai impegnati nelle fabbriche di produzione di beni di importanza strategica.

Forse, finita la quarantena, la colazione al bar avrà tutto un altro sapore, come quello dell’aperitivo consumato in piedi, gomito a gomito fuori dal locale. Avrà un altro sapore la corsetta sulle Mura, il passeggio al centro commerciale o la vasca in città. Ma spero che abbia un altro sapore anche la spesa quotidiana; guardiamo negli occhi la cassiera della Coop o il magazziniere del Tigotà, e diciamo loro “grazie”. Lasciamo una mancia simbolica al portapizze, regaliamo un sorriso in più alla fornaia o all’edicolante. Portiamo un caffè alle commesse della profumeria.

Insomma, in cuor mio mi piace pensare che questa quarantena possa renderci più umani, più empatici, più attenti all’altro.

C’è chi, al contrario, ipotizza una regressione, un’ostilità, una chiusura, il fatto che diventeremo più cinici e diffidenti.

Amabili e cordiali  o scostanti e sospettosi. Questo dipende solo da noi!

Buona quarantena e… Restiamo a casa!