La domenica a pranzo generalmente è un bellissimo momento di riunione famigliare o extrafamiliare, biologica o non. Si attende il momento come l’ultimo atto prima della fine del weekend, un’ammorbidente che ci lascia godere a pieno il sabato sera al pensiero che c’è sempre un tuffo morbido sul divano della domenica per riprendersi.

Domenica 25 ottobre alle 13.30 è stato un boccone amaro, anzi una serie di soffocamenti derivanti dalle parole del Premier Giuseppe Conte durante la conferenza stampa, l’ennesima del mese di ottobre, l’ennesima di misure restrittive per contenere una Pandemia Globale mai stata sotto controllo. Tra le novità c’è la chiusura dei ristoranti alle 18.00 e chiusura di piscina e palestre, oltre la sospensione di tutti gli sport di contatto tranne i campionati nazionali; come la Serie A esatto.

Quindi come cambierà la nostra vita nelle prossime settimane?

Senza palestre, piscine, sport di qualsiasi tipo se non la corsa autocommiserativa sulle mura di Ferrara non c’è molto da fare se non esercizi in casa. La differenza rispetto al primo lockdown è che adesso fa più freddo e fa buio prima, diciamo non due incentivi alla voglia di andare a correre fuori casa con la nebbia fitta.

La seconda novità del nuovo decreto è la chiusura del servizio a tavolo dei ristoranti alle 18.00, dopodiché possono proseguire con il servizio a domicilio. Cosa cambia rispetto a prima? Eh qualcosina è cambiato. Siamo animali sociali che desiderano il contatto fisico, amano parlare e condividere idee progetti, vogliamo sfogarci davanti un calice di vino, non davanti una chat di WhatsApp. La sera, post lavoro, era l’occasione migliore per farlo.

Aver tolto le forme di svago e benessere, come le palestre ed eliminato tutto ciò che concerne allo stare insieme, seppure distanziati rafforza il concetto di una vita fatta per lavorare. Smart working fatto di call e brief, progetti zoppicanti con la speranza che forse un giorno ne usciremo, e una sera limitata allo stare in silenzio davanti Netflix e Amazon Prime.

Momenti di rottura inseriti in un contesto ordinario e stressante come il mondo del lavoro, sempre più pesante e sottopagato, alimentando un gap redditizio e decisionale tra chi decide e chi esegue. Avevamo solo quei momenti, un aperitivo o una lezione di cross fit, un allenamento o una colazione insieme. In una vita sommersa dal sempre meno tempo che dedichiamo a noi stessi, il bene più prezioso, accettata da quel premio che ci davamo il sabato sera. Sorrisi e scambi di sguardi che davano del contenuto a un contenitore che è la vita, amici e amiche, fidanzati e fidanzate, che davano senso a tutto ciò. Un mosaico che si costruiva insieme, ognuno tirava una linea, tutti disegnavamo la vita.

Stare da soli non ci farà bene. Ma questo 2020 va così.